Borracci: “La mozione di sfiducia, ha fatto più bene alla maggioranza, che alla minoranza”

Comunicazione integrale di Latagliata. Intervento integrale di Carucci

 

Eppure, il giorno per il passato Consiglio comunale, sarebbe stato uno dei più propizi: 14 novembre, San Giocondo. Quindi, invito alla cordialità, al “prego, prima lei, si figuri!”. Qualcosa però è andato storto, forse per un piccolo particolare da noi trascurato: 14 novembre, mancavano 47 giorni alla fine dell’anno, ed il 47 è indicato nella Smorfia come “il morto”, qualcosa di sinistro, tenebroso, oscuro. Per i distratti, era apparso un dazebao in piazza, che invitava i cittadini  ad essere presenti, “visto l’importanza dei provvedimenti all’Ordine del Giorno”. Postilla… “Per Palagiano, per i palagianesi!”, quasi a sottolineare che qualcuno non vada nella stessa direzione. Firmato: “Palagiano nel Cuore”.

La seduta inizia con due “quasi” colpi di scena: il Presidente del Consiglio, Salvatore Cirillo, legge due comunicazioni: una a firma del consigliere Francesco Carucci, annunciante che “con decorrenza immediata, non intende più aderire al Gruppo Consiliare ‘Palagiano nel Cuore’. A scanso di ogni equivoco, conferma che il suo impegno continuerà ad essere profuso come consigliere di opposizione, nel rispetto della volontà dell’elettorato”. Con l’altra, Domenico Latagliata comunicava “l'abbandono del Gruppo Consiliare ‘API - Alternativa per Palagiano’”, causa “la linea politica assunta nelle ultime settimane dal predetto Gruppo Consiliare, che appare ormai ragionare, e quindi volersi porre, più nell'ottica di opposizione all'Amministrazione Tarasco, che nella logica di una rivisitazione/miglioramento degli assetti interni alla maggioranza, voluta dai Cittadini di Palagiano, così come da me sempre auspicato”. Altro fatto rilevante, “essendo venute meno le ragioni squisitamente politiche che mi avevano indotto a sottoscrivere la proposta di mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio Comunale, con la presente comunico formalmente il ritiro della mia sottoscrizione in calce alla stessa”. Si passa poi all’esame della prima interpellanza, firmata Mauro Tagariello, capogruppo “API - Alternativa per Palagiano”, su un episodio che lo aveva visto protagonista: “Il 29 ottobre, alle ore 12.10 circa, sul Ponte girevole notavo la dott.ssa Verzillo, che era stata in Prefettura a consegnare documenti importanti, riguardanti le ultime elezioni amministrative, e si apprestava a far ritorno a Palagiano, con il pullman. Come mai non le è stata concessa l’uso di un mezzo di servizio?”. Piero Cifone, capogruppo PD: “La dott.ssa Verzillo si è attenuta alle disposizioni di legge, evidentemente supponeva che tale documentazione potesse viaggiare su un mezzo pubblico”. Con la seconda interpellanza, Simone Lippolis denunciava che i materiali di risulta, derivanti dalla pulizia del canale Marziotta, ancora sono sui bordi: “Perché non si è provveduto allo smaltimento?”. Quinto punto all’O. del G.: “Nomina del Collegio dei Revisori dei Conti per il triennio 2012/2015”. Chi eleggere, a parità di voti? Francesco Mancini – PdL, propone di nominare il più anziano come iscrizione all’albo, mentre per Enzo Nardelli – UDC, andrebbe privilegiato il più giovane come età. Tagariello, in dissenso con i due, chiede che passi “quello con maggiore esperienza. Abbiamo chiesto i curricola, allora vanno valutati”. Altro aspetto in discussione, gli emolumenti da assegnare. Votazione: passa la proposta di Carmine Montemurro - PD, di 7mila euro, e quella di Nardelli. Il voto unico sul punto, dove i consiglieri potevano esprimere due nominativi, porta al seguente risultato: Luigi Giannico, presidente, 8 voti; Vito Pesare, 7; Nicola Mignozzi, 6: Stefano Mandorino, 1. Nelle cinque schede nulle, su due era scritto “W Palagiano”, su una “Io non mi vendo”. Firmata: Ciccio Serra. Cosa volesse dire, lo si capirà in seguito, quando accuserà Donatelo Borracci, capogruppo PdL, di inciucio. Lo stesso Serra poi, nel suo profilo Facebook, scriverà: “C’è un’opposizione che non ha votato i revisori dei conti, insieme alla maggioranza. Noi possiamo continuare a guardarvi negli occhi! Senza accordi, senza compromessi, nel rispetto di chi ci ha votati”. Si arriva così al redde rationem, con la mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio. Apre gli interventi Francesco Mancini – PdL, uno dei firmatari, sulle motivazioni: “Mai era accaduto che il pubblico fosse stato cacciato, dopo l’applauso a Serra, applauso che pochi minuti prima era stato rivolto all’assessore Petrocelli, forse perché era di maggioranza. Neanche Cifone, da Presidente, era così ostile nei confronti dell’opposizione”. “Una persona perbene, interviene poi Serra, non poteva non firmare la sfiducia, firma in linea con i sentimenti dei cittadini, che se ne andarono dispiaciuti. Ciccio non ha prezzo, dirà sempre come la pensa! Esprimerò anche in un comizio la mia opinione: dobbiamo tornare ad aver coscienza delle nostre azioni. A  Palagiano si mettono le firme chiedendo: ‘Abbiamo i numeri?’. Questo tipo di politica, mi fa schifo!”. Tagariello, rimpiange poi “ i peggiori momenti vissuti con Ressa, che era un cavallo di razza. Il garante di un’assise non prende parte a nessuna iniziativa politica”. Alla mozione di sfiducia, mancava la firma di Carucci (ne riferiamo a parte). Altra assenza importante, quella di Borracci. “Chi veste il ruolo di minoranza, spiega, deve creare fratture nella maggioranza, dal punto di vista politico. Tagariello, Lippolis e Latagliata, hanno sempre dichiarato di sentirsi parte della maggioranza, tanto da inviare alla stampa il documento ‘Ricompattiamo l’intera coalizione’, ulteriore mano tesa ai nove. Questo dissidio interno alla maggioranza per noi è tutto grasso che cola. Perché io, consigliere di minoranza, devo favorire il ricompattarsi della maggioranza, io che lavoro per la caduta di questa amministrazione?  Ecco perché non ho firmato”. Un Cifone sarcastico, aggiungerà che “c’è stata la deflagrazione del gruppo di minoranza, con un candidato Sindaco, Serra, che ora entra nel gruppo misto, a rappresentare se stesso”. Serra: “Ogni consigliere rappresenta se stesso. Ti è stato assegnato il ruolo di fomentatore, ma ogni volta fai figure di…”. “La mozione di sfiducia, è infine la chiosa di Borracci, ha fatto più bene alla maggioranza, che alla minoranza”. Nella votazione sul punto, Borracci e Carucci non partecipano al voto, Cirillo si astiene.

In un Consiglio dalle atmosfere gotiche, è venuto fuori quello che da tempo covava sotto la cenere. La frattura irrimediabile nel centro destra, che influenzerà anche gli anni futuri, consegna un centro destra in frantumi, con caselle ancora da riempire. Borracci, capogruppo PdL, non potrà contare sugli altri due pidiellini, Mancini ed Aldo Marangione, Carucci non ha detto nulla sul suo futuro, salvo che rimarrà nelle fila dell’opposizione, mentre Serra confluisce nel Gruppo misto. La mozione di sfiducia, più che creare disordine nella maggioranza, che anzi ne esce rafforzata per il rientro di Latagliata, si è rivelata una “sfiducia” tutta interna all’opposizione. Sarà forse per questo che, la maggioranza si prepara ad una sfiducia pilotata contro Cifone. Sulle motivazioni, ancora allo studio, fonti a noi vicine riferiscono di limature da parte di Nancy Schiavone, segretaria cittadina del PD, ma la mediazione di Michele Amatulli lascia ben sperare. Per la maggioranza, s’intende.

Che dire, dobbiamo rivedere un po’ le nostre convinzioni: ci saremmo aspettati un Consiglio a tratti picaresco, ed invece abbiamo scoperto che Sabrina Ferilli non vende divani, e George Clooney non trascorre il suo tempo sorseggiando caffè…

 Giuseppe Favale

Il sottoscritto Consigliere Comunale Domenico Latagliata, con la presente comunica al Consiglio Comunale di Palagiano l'abbandono del Gruppo Consiliare “API-Alternativa per Palagiano”.

Tale decisione è maturata in piena autonomia e coscienza a seguito di un'attenta e prolungata valutazione della linea politica assunta nelle ultime settimane dal predetto Gruppo Consiliare che appare ormai ragionare, e quindi volersi porre, più nell'ottica di opposizione all'Amministrazione Tarasco che nella logica di una rivisitazione/miglioramento degli assetti interni alla maggioranza voluta dai Cittadini di Palagiano, così come da me sempre auspicato.

Personalmente, sebbene non rinneghi nessuna battaglia politica sin qui posta in essere, in più occasioni mi sono sentito a disagio rispetto a certi toni e modi di esprimere il dissenso. Toni e modi che certamente, piuttosto che facilitare un serio confronto all'interno del gruppo di maggioranza, credo abbiano contribuito ad acuire le divisioni, spingendo entrambe le parti in causa sempre più verso lo scontro.

Mi assumo la mia parte di responsabilità per quanto sinora accaduto, se non altro per non essere riuscito a far in modo che i toni rimanessero nei limiti del civile confronto, ma con altrettanta chiarezza rivendico di essermi sempre considerato parte della maggioranza a sostegno del Sindaco Tarasco, sempre pronto a tener vivo il dialogo che non ho mai interrotto né col Sindaco né con i colleghi Consiglieri della maggioranza.

Posso con certezza affermare di nutrire piena fiducia nella persona, prima ancora che nella figura politica, del Sindaco Tarasco, rinnovando pertanto il mio desiderio di rispettare il mandato elettorale ricevuto, nell'ottica di contribuire fattivamente al bene del mio Paese.

Conseguentemente, essendo venute meno le ragioni squisitamente politiche che mi avevano indotto a sottoscrivere la proposta di mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio Comunale iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna del Consiglio Comunale, con la presente comunico formalmente il ritiro della mia sottoscrizione in calce alla stessa.

Preliminarmente desidero fare una premessa. La legge non prevede alcuna norma relativa alla revoca del Presidente del Consiglio comunale ed è questo il dato da cui occorre partire.

Tale silenzio è stato interpretato molto spesso dalla giurisprudenza come un limite alla potestà statutaria dei comuni e, conseguentemente, come un limite, insuperabile, alla legittimità dell'istituto della revoca del Presidente del Consiglio comunale.

Il sistema designato dal legislatore per i Comuni, infatti, prevede un esecutivo forte (sistema c.d. presidenziale) a cui fa da contrappeso il controllo del Consiglio comunale. Massima espressione del Consiglio e garanzia di funzionamento dello stesso è il suo Presidente. Se non vi fossero adeguate garanzie di durata e di stabilità per il Presidente si indebolirebbe il Consiglio alterando il bilanciamento di poteri previsto dalla legge. Pertanto, la disciplina della revoca presidenziale deve essere puntuale e predeterminata e non creata di volta in volta a seconda delle evenienze e delle convenienze di parte.

 

Lo Statuto, al comma 5 dell’art. 26 prevede, per poter discutere in Consiglio quella che impropriamente viene chiamata mozione di sfiducia del Presidente del Consiglio, che la richiesta venga presentata da almeno la metà dei consiglieri comunali; il Regolamento, all’art. 22 comma 5 prevede la stessa cosa,  mentre all’ art. 23 prevede che basta 1/3 dei consiglieri.

 

Ora, è evidente che nel Regolamento i due articoli menzionati sono in contraddizione l’uno con l’altro e che quindi c’è un errore. A mio parere, in questi casi bisogna rifarsi alle disposizioni di carattere generale che prevedono il seguente ordine gerarchico: innanzitutto le norme di legge, poi quelle degli Statuti e infine quelle dei Regolamenti.

Ne discende che, nel nostro caso, mancando le norme di legge, quelle dello Statuto prevalgono su quelle del Regolamento. Pertanto, poichè la mozione è stata presentata solo da 6 consiglieri non può essere discussa.

Con questo non voglio sottrarmi ad una mia personale valutazione dei motivi che hanno indotto i colleghi a presentarla, anzi tale valutazione mi offre anche l’occasione per spiegare, come è stato preannunciato in apertura della seduta, le motivazioni per le quali ho deciso di lasciare il gruppo “Palagiano nel cuore”.

Consentitemi di tornare un po’ indietro nel tempo, cosa che ritengo doverosa.

Prima delle ultime elezioni amministrative, è noto a tutti che il centrodestra si divise in due o forse più gruppi, ciascuno dei quali, in attesa delle trattative  per ritrovare l’unità, cominciò a darsi da fare per chiedere consensi e formare le liste di riferimento. Io fui ripetutamente invitato dai vari gruppi ad accettare una candidatura come consigliere. In tale situazione, ho sempre declinato gli inviti dichiarando che avrei accettato di candidarmi solo se e quando la coalizione di centrodestra si fosse presentata unita. Ed ecco che al verificarsi di questa condizione accettai la candidatura.

Alle elezioni di maggio 2012, i cittadini di Palagiano decretarono la vittoria del centrosinistra e del dott. Tarasco relegando il centrodestra all’opposizione.

Il nostro comune viene da cinquant’anni di lotte politiche e da una situazione nella quale i vari gruppi che si alternavano nel ruolo di minoranza avevano come unico scopo, comportandosi di conseguenza, quello di far cadere la maggioranza in carica. Purtroppo ciò che oggi Palagiano è, è anche, o forse soprattutto, frutto di quella politica scellerata e irresponsabile. Per questi motivi al momento dell’insediamento di questa Assise, come gruppi di minoranza, noi che tanto avevamo parlato di rinnovamento, ci impegnammo a fare finalmente un’opposizione costruttiva per il bene di tutti i cittadini e non di questo o di quel gruppo politico e di questo o di quell’altro personaggio.

Coerentemente a quel principio, nei limiti delle mie possibilità politiche e culturali, sto mettendo in atto, e così intendo continuare, quel tipo di opposizione tesa a stimolare e sensibilizzare la maggioranza, quanto più possibile, ad operare nell’interesse della collettività.

Ritengo che la presente mozione, invece, non sia coerente a tale ottica ma sia soltanto un pretesto per creare ulteriori disordini, ottenendo tra l’altro il risultato contrario visto che la maggioranza ne esce comunque rafforzata.

 

Tornando al merito dell’argomento, è utile considerare che lo Statuto e il Regolamento non si occupano minimamente dei motivi che devono ricorrere per proporre la revoca del Presidente. Occorre quindi rifarsi ai principi generali dell’ordinamento secondo il quale le colpe del Presidente devono essere gravi e reiterate. La revoca, pertanto, è possibile in assenza di neutralità nell’esercizio della funzione presidenziale, con la conseguente compromissione del buon andamento dei lavori consiliari dovuti a comportamenti non sorretti da equidistanza istituzionale.

 

Le colpe che vengono attribuite al Presidente Cirillo sono: l’omissione della convocazione del consigliere Mancini, assente nella seduta precedente, per la seduta di aggiornamento fissata al 27 luglio scorso;  quella di aver fatto sgomberare l’aula nella seduta del 12.10.2012.

Riguardo al primo punto, penso si tratti di un semplice errore di natura tecnica; in riferimento al secondo faccio presente che, per motivi di salute documentati, ero assente a quel Consiglio e che comunque tra le attribuzioni del Presidente vi è l’allontanamento dell’uditorio che crei disturbo al regolare prosieguo dei lavori consiliari.

 

Aggiungo, a proposito di questo punto all’o.d.g., che sono stato invitato più volte dal mio gruppo a sottoscrivere la proposta di revoca del Presidente e, di fronte alle mie perplessità, mi veniva sottolineato (come forma psicologica per indurmi ad aderire alla richiesta) che nel caso di non adesione avrei dovuto assumermi la responsabilità, quasi che la mancata adesione configurasse chissà quali contraddizioni nei confronti dei miei elettori.

Io ritengo, invece, di operare nell’interesse dei miei elettori e di tutti i cittadini e dunque mi assumo pubblicamente la responsabilità di non partecipare al voto, in quanto non solo la mozione non è giuridicamente proponibile, ma anche perché ciò che viene contestato a Cirillo non mi sembra essere riconducibile a colpe gravi e reiterate contemplate dall’ordinamento giuridico -amministrativo.

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