Un Consiglio comunale, mercoledì scorso, due momenti da "prova del nove" per gli eletti del maggio 2012: scelta dei revisori dei conti e mozione di sfiducia al presidente Salvatore Cirillo: quattro psico­drammi, due taciti e due rumorosi.

 

In apertura due dissociazioni dai rispettivi gruppi: Domenico Latagliata lascia il gruppo dei dissidenti e rientra in maggio­ranza, ma senza alcun "bentor­nato". Francesco Carucci, lascia il suo gruppo di centrodestra, ma dice di restare all'opposizione, cioè farà gruppo con Donatello Borracci. I due gestì non ispira­no né domande, né commenti.

Poi il dibattito. La scelta dei revisori dei conti è passata dai "massimi sistemi": scegliamo i più bravi in base ai curricula, ma che siano anche palagianesi; attenti, i curricula sono spesso artefatti; se due attengono lo stesso numero di voti si scelga il più anziano di iscrizione all'albo, no il più giovane, quasi che si de­nunciasse una "combine". Ma la "combine" era altra, un piccolo antico consociativismo, o inciucio: i tre eletti, con perfetta di­visione dei voti da parte della maggioranza, hanno avuto due voti in più, cioè due oppositori hanno votato i prescelti della maggioranza.

Un siparietto sull'indennità dei revisori: prendono 7.400 eu­ro, riduciamoli a 7000, no a 5mi­la, no dimezziamoli. Vero è che dei revisori italiani si occupò già Giovenale, dicendo di essi: "quis custodiet custodes?”, chi controllerà i controllori, ma sem­brava di stare fra antichi imbo­nitori di piazza. I revisori eletti sono stati: Luigi Giannico (8 vo­ti), Vito Pesare (7) e Nicola Mignozzi (6), cinque le schede nul­le.

Arriva, il momento clou, la mozione di sfiducia al presiden­te del Consiglio, letta da uno dei cinque firmatari, Simone Lippolis. Dopo l'elenco dei doveri e delle prerogative, le accuse; ha espulso il pubblico dall'aula, senza aver prima consultato i capigruppo, pur presidente e quin­di super partes, ha firmato la de­cisione partitica della loro estromissione dalla maggioranza, in aula par succube del segretario comunale.

A seguire gli interventi. Fran­cesco Mancini: espulsi i cittadini per un applauso a Serra, com­portamento ostile alle opposi­zioni; Francesco Serra: non bel­ligeranza col presidente Cirillo, ma solidarietà ai cittadini espul­si dall'aula, persa l'idealità pre­vale il pragmatismo del "che c'è per me”, questa politica mi fa schifo; Mauro Tagariello rim­piange il polso di ferro di Rocco Ressa. Donatello Borracci, ex leader di fatto del centrodestra, ora in solitaria, muove un attac­co frontale ai firmatari della mo­zione di sfiducia: “Non l'ho vo­tata perché sapevo che sarebbe stata una carta di contrattazio­ne, infatti è stata presentata do­po il vano decalogo presentato dai tre alla maggioranza per il lo­ro rientro”; Carmine Montemurro, (centrosinistra): la sera­ta fu di spettacolo indecoroso per i consiglieri esagitati, ma il presidente è anche un pubblico ufficiale e deve provvedere al re­golare svolgimento del Consi­glio e l'allontanamento del pub­blico è previsto dal regolamento; Lippolis: sogno un Consiglio in cui non ci sia né maggioranza né minoranza; Carucci: non ci sono colpe reiterate e gravi, ma errori tecnici, mozione non proponibile; Pietro Cifone (centrosini­stra): potevamo dichiarare inammissibile la mozione, ma avendo un valore politico l'ab­biamo ammessa alla discussione. Il presidente si è assunto la responsabilità di portare a votazione un argomento molto im­portante per la città. Anche il sindaco Gaetano Tarasco ha so­stenuto che la mozione non avesse i necessari requisiti.

La mozione viene respinta, ma l'aula consiliare consegna alla sua città un quadro sconfortante; il centrodestra è esploso, i cinque prima furono 4 e 1, ora sono 3 e due, in asperrima contrapposi­zione; il centrosinistra prima ne ha persi tre, poi di quei tre ne ha recuperato uno e sui revisori ha avuto i voti di due oppositori. Le interpretazioni maliziose si spre­cano, fra le quali un dilemma: a cinque mesi dalle elezioni, questa disgregazione è da assestamento o una di altre sottotraccia? Il Con­siglio ha respinto la sfiducia ad un suo membro, ma s'è coperto di sfi­ducia esso, perchè irretito in personalismi; e dice molta psicanali­si: dove c'è l'io c'è un conflitto.

 

Michele Cristella

Fonte: Corriere del Giorno