Sorriso contagioso, piedi nudi, sandali di cuoio e mantella: questo e molto altro è don Salvatore Casamassima, palagianese doc. Nato nel mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, il don ha seguito gli studi liceali e seminariali a Taranto, quelli teologici a Molfetta. 

Semplice e diretto, come le tante iniziative che tutti i giorni spuntano nella sua chiesetta, appellativo col quale in paese è nominata affettuosamente la “piccola” chiesa dell’Immacolata, don Salvatore è tornato definitivamente alle origini circa 10 anni fa.  Legata ai più sentiti riti del folklore locale, come la festa della Madonna della Stella, festeggiata ogni anno in Ottobre nel santuario di campagna in prossimità dell’abitato cittadino, la chiesetta, costruita nel Cinquecento, è la più antica parrocchia del  paese e quella in cui si alimentano felici progetti di utilità sociale.  Oltre le normali attività di catechesi, infatti, nella parrocchia si svolge quotidianamente il doposcuola, gestito da giovani volontari presenti in questa sede ormai da diversi anni. Nei giorni dispari della settimana è attivo un laboratorio per disabili ai quali partecipano genitori e ragazzi del Servizio Civile, impegnati in originali attività creative. Di recente, d’intesa con l’associazione sordomuti di Palagiano, si è sviluppata un’idea ingegnosa e solidale: dire messa, una volta al mese, la domenica alle undici, con la presenza dell’interprete gestuale. Lo stesso don Salvatore si sta adoperando per apprendere il linguaggio dei gesti e poter così venire incontro alle esigenze di questi parrocchiani un po’ speciali. Altro appuntamento ormai rituale, la mensa della domenica e dei giorni di festa. In questa occasione i volontari della parrocchia, a cui di recente si sono accompagnati quelli della Chiesa dell’Annunziata, preparano il pranzo per i meno fortunati, condividendo con loro il pasto domenicale. Lo stesso don, poi, si dice stupito del risultato ottenuto in occasione dell’iniziativa natalizia a favore di Medici senza Frontiere: ai fedeli è stato mostrato un braccialetto con uno spettro colorato che invitava a misurare le dimensioni delle braccia di bambini poveri o ammalati. Per loro, nell’arco della novena e del giorno di Natale, la chiesetta ha raccolto duemilaseicento euro. Importante centro aggregante dipendente dalla parrocchia è anche il “campo della Pavone”. Il luogo prende nome dell’ex proprietaria dell’appezzamento donato all’Immacolata, sul quale è ubicato un antico frantoio che ancora oggi conserva nei suoi sotterranei le vestigia della locale civiltà contadina. Poco curato da chi di dovere, il frantoio è affidato a qualche volenteroso operatore della parrocchia che lo attrezza in occasione del Natale. L’ambiente rupestre, infatti, ben si presta a scenario naturale per l’allestimento del presepe che “l’anno scorso è stato premiato col secondo posto dell’Anspi, l’associazione nazionale oratori a cui è associata l’Immacolata”, racconta con orgoglio Anna Pansini, una delle tante volontarie che trascorrono parte del loro tempo libero cercando di migliorare l’ambiente del campo.Centro di ordinaria assistenza ai ragazzi, in particolar modo quelli disagiati, l’antico frantoio è sede dell’oratorio in cui ogni giorno, adulti e giovani di ogni età, si impegnano in diverse attività, soprattutto sportive: i primi in particolari corsi calcistici, i secondi in allenamenti e partite di calcio e basket nei campetti “da loro stessi creati”, sottolinea Michele Piccolo, un altro volontario. Nel campionato Anspi svoltosi lo scorso anno, la squadra femminile di calcio si è affermata al primo posto a livello nazionale, quella maschile al secondo. In tutto questo lui, don Salvatore, trova anche il tempo di insegnare nelle locale scuola secondaria di I grado, accompagnandosi a volte con qualche accordo di chitarra: tanto perché le sue riflessioni possano superare con umiltà quelle barriere che a volte si elevano tra allievi e docenti.    Un gran bel risultato per chi al clamore della popolarità preferisce il sommesso mormorio di tanti atti quotidiani di concreta solidarietà. Peccato che in tanta operosità non si dia una svolta decisiva al restauro dell’antico rosone che cinge l’ingresso della chiesetta: il ricamo, infatti, appare inguardabile da una salvifica rete protettiva dall’ormai lontano 2003, quando l’ispezione del Genio Civile, in occasione dell’alluvione, ne decretò la copertura.La storia, in realtà, ha radici ben più lontane. Già l’ex parroco don Salvatore Di Trani inoltrò richiesta d’intervento alla Sovrintendenza alle Belle Arti oltre 10 anni fa. Più tardi fu la volta del locale Istituto per Geometri, che tentò di adottare il monumento per progetto senza riuscirvi. L’ultima richiesta è stata inoltrata dall’ingegner Mario D’Agostino poco tempo fa. In attesa di cortese risposta da parte di alcuno, al rosone si auspica perlomeno miglior sorte dell’antica cappella di Lenne, distrutta e sostituita da una deludente struttura moderna: la vistosa sponsorizzazione della Provincia, curatrice della ricostruzione, fa bella mostra di sé all’ingresso del Santuario!    

Lorella Perniola