Don Giovanni Pulignano: non solo un parroco, non solo un amico.

 La sera del 3 settembre del 2003 il Consiglio comunale, appositamente convocato in piazza, salutava don Giovanni Pulignano, per quasi trenta anni parroco della chiesa della SS. Annunziata, trasferito a Laterza nella chiesa di San Lorenzo Martire. Sul viso dei presenti non fu raro riscontrare lacrime che nessuno cercò di nascondere, perché don Giovanni era ormai non più un semplice parroco, ma un amico e un fratello, pronto a portare sollievo a coloro che soffrono, e chi aveva bisogno di aiuto sapeva di trovare in lui una solida ancora a cui aggrapparsi. Molti ricordano ancora le sue appassionate omelie con le quali, prendendo spunto dai passi del Vangelo, cercava di calare nel presente l’insegnamento di Gesù!Don Giovanni è ora in un letto d’ospedale, a causa di una malattia che si porta dietro da anni, e abbiamo voluto dedicargli questo ricordo per fargli sentire il nostro affetto e la nostra gratitudine, per tutto quello che ha fatto per la nostra comunità.Auguri di buona e completa guarigione, don Giovanni!  

Giuseppe Favale

Don Giovanni Pulignano: un “addio” tra le lacrime.

Scompare un Sacerdote che ha onorato la Sua Chiesa e la nostra comunità. 
“Martedì 3 agosto 2004” sarà un giorno che i palagianesi non dimenticheranno mai, perché è venuto a mancare Don Giovanni Pulignano, per quasi trenta anni parroco della chiesa della SS. Annunziata, poi trasferito a Laterza nella chiesa di San Lorenzo Martire. Coerentemente con la sua missione pastorale, è sempre stato dalla parte dei più deboli e di coloro che soffrono, sempre pronto ad offrire il Suo aiuto ed i Suoi preziosi consigli; non è quindi solo un sacerdote che è venuto a mancare, ma un grande AMICO, una persona sensibile e sempre presente quando era richiesta la Sua autorevolezza per far rispettare i diritti della povera gente. La notizia della Sua morte, anche se sapevamo delle Sue precarie condizioni di salute, ci ha trovato del tutto impreparati, perché c’era in noi una fiducia quasi ostinata nel credere che sarebbe rimasto ancora fra noi. Chi ha avuto l’onore e la gioia di stargli più a stretto contatto quando era a Palagiano, ha passato una notte insonne, perché la Sua scomparsa è veramente difficile da accettare, anche se c’è sofferenza ma non disperazione, perché si è sicuri che  ora inizia la sublimazione della Sua Anima. Per motivi legati all’impaginazione ed alla stampa del nostro giornale, non possiamo raccontarvi come si siano svolti i funerali, ma si sa che saranno tenuti giovedì 5 agosto a Laterza, da dove i resti mortali saranno poi trasferiti a Palagiano, nella SUA chiesa, per una veglia funebre.Le Comunità Parrocchiali del nostro paese, nell’esprimere dolore per la Sua morte, hanno voluto affiggere un manifesto con una lettera di cui riportiamo alcuni passi: “Carissimo Don Giovanni, vogliamo dirti GRAZIE! per tutta la tua Vita, offerta al Signore Gesù, offerta per tutta la Sua Chiesa. Tu hai seguito la Voce di Gesù Buon Pastore e, con tutto il carico di povertà e fragilità della nostra natura umana, hai vissuto con i Sentimenti dell’Agnello di Dio quando eri sull’altare, sotto gli occhi di tutti, e nel Segreto della Tua esistenza che soltanto gli occhi di Dio conoscono. Aspettaci alla Soglia del Cielo! Riposa in Pace!”.Caro Don Giovanni, caro Amico fraterno, non  asciugheremo le nostre lacrime,  non permetteremo alle nostre parole di essere soffocate dal pianto e dal dolore, ma guarderemo l’altare sognando la Tua Presenza, e ciò che le nostre orecchie udiranno sarà ancora la Tua Voce, una Voce che ci accompagnerà per tutta la nostra esistenza, certi che ci incontreremo ancora, in quel Regno dove Dio consentirà ai nostri occhi di vedere per sempre la Luce che ora ci viene tolta.Arrivederci Don Giovanni e, se puoi, illumina ancora dai Cieli  i nostri giorni con il Tuo sorriso e la Tua Fede. 

Giuseppe Favale

3 agosto 2004: un anno senza Don Giovanni. Il suo ricordo nella testimonianza di chi gli fu molto vicino.  
Dopo una lunga malattia, il 3 agosto 2004, Don Giovanni Pulignano abbandonava la vita terrena. E’ passato un anno dalla sua morte, ma il ricordo di questo sacerdote rimane sempre indelebile in coloro che lo hanno conosciuto. Per chi non ha avuto il privilegio e l’onore di stargli vicino, non è facile spiegare in modo esauriente la figura di questo sacerdote, costantemente, umanamente e sapientemente dalla parte dei più deboli e di coloro che soffrono.Le Comunità Parrocchiali nel nostro paese, nell’esprimere dolore per la Sua morte, affissero un manifesto che così concludeva: “Caro Don Giovanni, caro Amico fraterno, non asciugheremo le nostre lacrime, non permetteremo alle nostre parole di essere soffocate dal pianto e dal dolore, ma guarderemo l’altare sognando la Tua Presenza, e ciò che le nostre orecchie udiranno sarà la Tua Voce, che ci accompagnerà per tutta la nostra esistenza, certi che ci incontreremo ancora, in quel Regno dove Dio consentirà ai nostri occhi di vedere per sempre la Luce che ora ci viene tolta. Arrivederci Don Giovanni e, se puoi, illumina ancora dai Cieli i nostri giorni con il Tuo sorriso e la Tua Fede”. Nell’intento di dare un contributo nell’onorare questo sacerdote che tanto ha fatto per il nostro paese, abbiamo ritenuto utile sentire due persone che gli furono molto vicino: Caterina Mangiaruga e Lella Granata.  

Signora Mangiaruga, lei è stata legata da profondo rispetto e amore per Don Giovanni, collaborando fianco a fianco con lui. Cosa faceva e cosa fa attualmente nell’Oratorio? 
Nell’Oratorio ho mosso i primi passi come educatrice. Con Don Giovanni c’è sempre stata fiducia e stima reciproca, tanto che mi affidò l’incarico di tesoriere, incarico che ancora adesso ricopro.  
Ci descriva il suo  primo incontro con Don Giovanni. 
L’ho incontrato per la prima volta quando avevo appena 12 anni, in occasione della mia Cresima, e subito sono stata  affascinata dal suo sorriso, dalla sua serenità. Fu lui che mi diede lo stimolo per intraprendere il cammino neocatecumenale. In quegli anni vivevo una crisi esistenziale, non sapevo in cosa credere, ero confusa, non vedevo chiaro in me. Mi circondavo di persone che credevano in un'altra religione, e non riuscivo a capire quale strada scegliere. Furono i colloqui con lui che riuscirono a fare chiarezza dentro di me, e a farmi scegliere la strada che ora ritengo sia la più giusta. 
Qual’era la sua dote più grande? 
Tanta umanità ed una bontà infinita, non ci faceva pesare neanche le cose che non approvava, non era drastico, ti portava con dolcezza a capire il perché del suo diniego. 
Cosa ha provato nei momenti della sua andata a Laterza e della sua morte. 
Quando andò a Laterza fu per me un momento di profonda tristezza, fu una doccia fredda, proprio non me lo aspettavo. Non pensavo potesse accadere dopo tanti anni a Palagiano.Lo abbracciai per l’ultima volta un mese prima che morisse. Alla sua morte provai una tristezza infinita che non riesco a descrivere, una tristezza che mi spingeva a parlare ancora con lui, anche se sapevo che non poteva rispondermi, un’angoscia tale che mi spingeva a dirgli  di aver perso per la seconda volta mio padre. 
Cosa farete nell’anniversario della sua morte? 
Come Oratorio non abbiamo organizzato niente, perché l’associazione socio-culturale Luce e Sale sta preparando un musical, alternato da immagini della sua vita religiosa, e testimonianze di persone che lo hanno conosciuto, per cui ci siamo associati a loro.  
Cosa ricorda dei suoi consigli? 
Lo ricordo sempre sorridente, e le parole che diceva ad ogni nostro incontro, “Dimmi, Caterina, dimmi”. Quando sono triste lo sogno, mi appare sempre sorridente, ed è quel sorriso che mi aiuta a superare le avversità.Dei suoi consigli ricordo tre parole fondamentali “ Coraggio, spera nel Signore”. Parole che metto in pratica, e che mi accompagnano sempre. Ancora adesso sento la mancanza delle sue parole, dei suoi consigli, una mancanza che m’impedisce di instaurare con un altro sacerdote il rapporto che avevo con Don Giovanni.  Don Giovanni ha fortemente voluto e realizzato a Palagiano, ”Le Opere Parrocchiali”, un’aggregazione di giovani che si ritrovano anche quando gli educatori non ci sono. L’Oratorio è stato creato da Don Giovanni proprio per i ragazzi, un posto pulito, un posto dove non ci sono videogiochi e macchinette varie, ma giochi semplici, il pallone, le carte, correre nei campi, proprio come si faceva una volta.

 

Professoressa Granata, quali erano i suoi compiti nell’Oratorio? 
Più che altro ho frequentato la Parrocchia, sono stata per tanti anni nell’Azione Cattolica di cui Don Giovanni è stato assistente e padre spirituale, molto vicino al settore giovanile. Ho tantissimi ricordi di quel periodo, ricordi meravigliosi, ricordi che mi porto nel cuore, sensazioni che è difficile descrivere e che ormai appartengono al passato. 
Ci può descrivere le doti umane di Don Giovanni? 
Tra le tante doti l’umiltà, la generosità, e soprattutto l’attenzione che Don Giovanni poneva sulla laicità. Essendo stato il mio padre spirituale, fin dall’età di 12 anni, quando ho iniziato il mio percorso in Parrocchia, mi ha sempre indicato l’umiltà come la strada più importante da seguire. Dire sempre si come la Madonna, perché la Madonna è stata la maestra, il modello per Don Giovanni, che aveva il si, Siat di Maria. Mi ha insegnato l’umiltà e la capacità di perdonare sempre, e di riagganciare sempre i rapporti. Circa la sua generosità, ricordo che da ragazzina, quando in parrocchia veniva qualcuno a chiedere, Don Giovanni, in silenzio, mandava me ed altri ad acquistare scarpe, e tutto ciò che serviva per coloro che avevano chiesto. Tanta, tanta generosità! Altra dote importante che ho trovato in pochi sacerdoti, è la valorizzazione della laicità. Don Giovanni ha dato molto spazio ai laici, si è sempre fidato, anche là dove avrebbe dovuto essere più severo, più autorevole. Ha creduto sempre nella buona fede dei laici, e ci ha fatto crescere tanto come laici, dal punto di vista della fede, liturgico e umano. 
Cosa ha fatto per Palagiano?  
Penso che Don Giovanni rimarrà un punto fermo per Palagiano, prima di tutto perché ha vissuto qui il suo sacerdozio per 30 anni, ed è stato un sacerdote di grande spiritualità, che ha saputo guidare le anime di Palagiano verso il Signore, in particolare le anime della sua Parrocchia, perché Don Giovanni è stato il primo a creare nel paese le zone missionarie, il primo a portare la messa fuori dalla chiesa. Ricordo le diverse messe celebrate nelle zone missionarie e la sua grande capacità di coinvolgere le famiglie, di coinvolgere tutti, non dimenticando nessuno.  
Come lo ricorda nelle sue preghiere? 
Mi rivolgo sempre a lui come ad un mio angelo custode, e ogni volta che l’ho invocato, il Signore mi ha esaudito. Recentemente ho vissuto l’esperienza dell’adozione, e durante i viaggi fatti in Ucraina, Don Giovanni mi è stato sempre vicino, e me lo ha dimostrato realmente perché il Signore, attraverso la sua intercessione, mi ha esaudito. 
Cosa direbbe se potesse parlargli? 
Cosa gli direi, cosa gli ho sempre detto e cosa ora gli dico, perché ora può comprendere meglio, “Ti voglio bene e soprattutto grazie, grazie per avermi dato quei mezzi, quegli strumenti per accrescere in me la fede, grazie per essere stato il mio padre spirituale per tanti anni, grazie perché attraverso questo percorso, questa guida, sei stato per me, dopo il Signore, il mio grande punto di riferimento nella mia vita di fede”.  
Quale sua  frase o consiglio non potrà mai dimenticare?  
Una frase che è diventata il motto della mia vita, “Metti Dio al primo posto e tutto torna al proprio posto”: è una frase con la quale si è invitati ad abbandonarsi, a fidarsi della Provvidenza di Dio, e nella mia esperienza di vita e di fede, posso dire che questo è vero. Basta mettere Dio al primo posto nelle scelte che nella vita si fanno, e poi Dio ci pensa a sistemare tutto il resto. 

Gianna Del Drago