
In riferimento all'intervento del Prof. Caprara, vorrei porre all'attenzione dei lettori alcune osservazioni che, in un certo senso, forse, potrebbero ridimensionare il collegamento che del documento custodito nell'archivio capitolare di Massafra, rintracciato dall’Avv. Giulio Mastrangelo, è stato fatto dal professor Caprara per ricondurre il tutto all'esistenza di due Palagiano in periodi differenti.
Il documento in questione (da quello che ho potuto leggere attraverso l'immagine apparsa sul sito www.palagianonline.it) riporta la data del 28 giugno 1583. In quell'anno è ormai probabilmente scomparsa la dicitura Palagiano "Vechio" o "veteris", dato che in tutti i documenti dell'epoca (riportati in maniera superlativa da Roberto Palmisano) si parla già di due entità separate, di Palagiano e Palagianello. Inoltre, nella memoria legale cavense, risalente al XVI secolo, riportata dal Palmisano e citata a corredo della sua tesi dal Prof. Caprara, è riportato testualmente che anticamente " si domandava palisciano vechio". Quindi il termine “veteris” legato a Palagiano alla fine del XVI secolo in realtà non appare credibile. Ed è a questo punto che entrano in gioco due importanti documenti per la storia palagianese, ossia il Catasto Onciario del 1744, custodito nell’Archivio di Stato di Taranto, e la Platea del Convento di Santa Maria delle Noa della terra di Palaggiano, risalente a 1666, ricopiato e ampliato nel 1766. Oggi conservato nell’Archivio di Stato di Lecce. Si tratta di due documenti tardi, che nulla hanno a che fare con il periodo relativo alla disputa tra storici, ma che, collegato al sorprendente documento massafrese, possono aiutare a colmare un grosso vuoto presente nella storia palagianese, quella fatta di documenti incontrovertibili, ovvero il XIV secolo.
Nel catasto onciario di Palagiano tale Donato Putignano , massaro di Palagiano di anni 50 “possiede una casa nel pittaggio di san Donato, affittata à Pietro Giacomo Liberano, per docati 4”. Berardino lo Pizzo, massaro di Palagiano di anni 47, possiede, oltre a due case situate nel pittaggio di Santa Maria della Nova, una casa nel Pittaggio di San Donato, “la quale sta affittata a Vito Schianetta, “bracciale della Terra di Massafra di 26 anni”, per docati 5”. L’altro “Pittaggio” in cui è suddivisa l’allora Palagiano e il Pittaggio di Dentro la Terra”, menzionato varie volte all’interno del Catasto, in particolar modo nella sezione riguardante la Chiesa Parrocchiale (la stessa esige da Carmino Patrono, per censo sopra le case Dentro la Terra, un ducato all’anno) e il Venerabile Convento dei Frati minori conventuali. Il Pittaggio di san Donato a volte viene denominato “Borgo di San Donato. Lo si evince dai censi che Stefano Chirulli, Natale l’Erario, Orazio Rota e Tomaso Lupariello devono alla Chiesa parrocchiale. Il termine Borgo in questo caso potrebbe essere scaturita dalla presenza di un casale, già “veteris” nel 1583. Nello stesso catasto onciario non vi è notizia di una chiesa così denominata, ma il motivo lo potremmo rintracciare proprio leggendo il documento che ci ha fornito il prof. Caprara, ovvero l'annessione dei benefici e dei legati pii relativi alla chiesa di San Donato alla mensa capitolare di Massafra. Fatto che potrebbe aver portato alla dismissione dell'edificio religioso tenendo conto anche dell'esiguo numero dei "fuochi", ovvero dei nuclei familiari, ridottisi ad appena una settantina nel corso del XVII secolo. D'altro canto anche un'istituzione laicale nel corso del XVII secolo scomparve a Palagiano: la confraternita dei "cordigeri", poco diffusa nel Salento, estintasi per l'esiguo numero dei confratelli. Per avere notizie più dettagliate su questa istituzione occorre sfogliare la splendida Platea del convento di Santa Maria della Nuova di Paliggiano. Ma ritorniamo alla chiesa di San Donato; nel documento del Caprara viene menzionato un Donato archipresbiterum graecum, l’arciprete fondatore dell’edificio religioso. Il Marciano, fabuloso scrittore di Leverano del XVII secolo, nel suo "Descrizione, origini e successi della Provincia d'Otranto", dice di Palagiano che è abitato da albanesi, di rito greco-bizantino. Sono gli albanesi del primo flusso migratorio, precedente a quello che colonizzerà quella che oggi si chiama "Albania Tarantina". Forse è la presenza della stessa tipologia di rito religioso a spingerli ad inserdiarsi a Palagiano. Mi rendo conto dell'inaffidabilità della fonte, ma è certo che il Marciano non confonde Palagiano con Palagianello, che lui chiama "Palasanello". Il Vendola, nelle "Rationes Decimarum Italiae", menziona i "clericis grecis palaiani" che devono versare 18 tari al collettore. Ed è proprio Caprara ad essere convinto che quel clero greco fosse arroccato nell'insediamento rupestre di Palagianello. Senza alcun supporto documentario. Alla luce del nuovo documento, invece, si giustifica in maniera poderosa la presenza di quel clero proprio nella Palagiano odierna. Lo stesso Caparra, autore di un bellissimo lavoro sulle cripte di Palagianello, del 1980, in nessuna delle chiese rupestri descritte minuziosamente e in maniera scientificamente esemplare, nella parte riguardante l’apparato iconografico, è presente un San Donato, che sia il vescovo di Arezzo (IV secolo dC), o di Fiesole (IX secolo dC). Donato, inoltre, era un nome molto usato nella Palagiano di fine XVI secolo: prova ne è che, agli albori del XVII secolo il priore della Cappella della SS. Annunziata di Mottola fosse proprio un Don Donato Calabrese di Palagiano. Ma torniamo ancora una volta alla Chiesa di San Donato che, ha il Prof. Carucci, nel suo ultimo intervento, dice già esistente nel 1324. Nel documento massafrese si parla di "Ecclesia S.ti Donati quae est extra moenia terre palagiani in casalis veteris". La traduzione dovrebbe essere la seguente: Chiesa di San Donato che è situata fuori le mura della Terra di Palagiano nel (in un) vecchio casale. Che è ben diverso da la chiesa di San Donato di Palagiano casalis veteris. Palagiano è denominata Terra, ovvero località abitata meno importante di una Civitas ma più grande di un casale. Questo sta a significare che si parla di una chiesa costruita fuori le mura della Palagiano del XVI secolo (d'altro canto agli inizi del XVI secolo era extra moenia anche l'attuale "chiesetta" dell'Immacolata, come si evince dalla Platea sopra citata) e che potrebbe aver dato il nome al “pittaggio” presente nella Palagiano settecentesca. Piuttosto, sarebbe interessante scoprire dove fosse ubicato il “pittaggio” di San Donato.
Probabilmente nell'area che va dal ex parco del convento, l'attuale Via Murat e l'area che comprende vico Masella fino alla parte terminale della vecchia via Roma. Questa valutazione è stata da me fatta effettuando riscontri sul catasto onciario del 1744 e su quello murattiano del XIX secolo, entrambi custoditi nell'archivio di Stato di Taranto ma, ripeto, è solo un'ipotesi non suffragata da alcuna documentazione certa.
Sarebbe interessante avere dal Prof. Carucci maggiori informazioni sull’atto del notaio Carano in cui è menzionata la Chiesa di San Donato, si potrebbe aggiungere un importante tassello al lavoro si qui svolto da tutti, più o meno inconsapevolmente. Compreso anche il documento del 1050 che parla di Palagiano e Palagianello. Sarebbe un ottimo punto di partenza per le future generazioni di storici che vorranno cimentarsi con la storia delle nostre contrade. E’ questo il vero grande problema. Le fonti. Il libro dei nati risalente al XVII secolo, di cui ci si ostina a dire che si sono perse le tracce, sappiamo bene chi lo conserva. Io lo so bene, perché tempo fa mi disse che gli era stato dato… Chiedo a questo “storico” locale di restituire all’archivio parrocchiale quanto in suo possesso. Credo nella sua buona fede e nella sua voglia di conoscere e dire, ma ad oggi il risultato delle sue ricerche è alquanto sconsolante, appena due, tre pagine di storia non documentata da fonti.

Voglio concludere con una provocazione: nel libro "s'arr'cord li vign d'mijenz la chiazz" c'è una foto molto interessante: illustra la processione della Madonna del Carmine che percorre via Roma. Bene, sullo sfondo si nota una costruzione particolare, oggi non più esistente, che un tempo occupava lo spazio in cui oggi insiste il vicolo di prolungamento di via Roma verso via Cuoco e Via Piccinni. Sarebbe interessante fare un sopralluogo sotto la sede stradale del vicolo in questione, chissà...
Alla prossima con ulteriori approfondimenti sulla storia del nostro paese
Luigi Putignano