II cozzo1 di Marziotta (Palagiano) è una di quelle formazioni dunari costiere di sabbie gialle compatte, a circa 2 km. dalla battigia marina, poggianti su una serie ben stratificata di conglomerati calcarenitici. Comprende la parte orientale dell'ansa terminale di un solco paleotorrentizio (lama) segnato sulla carta dell'I.G.M. con il nome di Fiume Lenne. L'area interessata è compresa nel F. 202-IV (Palagiano) della C.T.I. dell'I.G.M., le cui coordinate geografiche sono: latitudine 40° 31' 20", longitudine 4° 34' 00".L'eminenza del sito (18 m s.l.m.) anche se modesta, permette di dominare per largo tratto il paesaggio circostante attualmente sottoposto a colture intensive ed estensive. A Sud si affaccia sulla piana dell'alveo del fiume Lenne, a Nord e Nord-Est guarda l'entroterra rispettivamente dei
comuni di Palagianello e Palagiano che si estende in un'ampia depressione valliva dalla fascia costiera fino al primo gradino murgico sulla direttiva Massafra-Palagianello, intercettando il tracciato dell'antica via Appia (parallelo all'attuale S.S. n. 7, cioè la Taranto-Palagiano-Mottola).
Allo stato attuale, l'antica collinetta è pressocché scomparsa ad opera dei proprietari del fondo che ne ricavarono ghiaia e sabbia. Dallo scempio si è salvata una fascia di terreno lunga circa 150 m e larga 15 m ca., la quale costituisce il margine di una condotta idrica che, l'Ente Irrigazione per la Puglia e la Lucania sistemò nel 1958 ad una profondità variante tra i 7 e i 15 m.
Sulle paleoculture del tratto di costa ionica, inglobante l'area interessata dall'insediamento in esame, sappiamo poco per mancanza di indagini sistematiche del terreno, anche al livello topografico esplorativo.
E’ certo, tuttavia, che l'insediamento di Cozzo Marziotta si inserisce in un contesto di stanziamenti di età preclassica dislocati a Nord, Nord-Est e Nord-Ovest i cui orizzonti culturali rappresentano i capisaldi delle paleoculture apulo-materane. A Nord-Est, lungo il primo salto murgico, troviamo gli insediamenti preclassici di Massafra e del tarantino, a Nord il giacimento paleolitico (musteriano) di Riparo Manisi nella gravina di Palagianello, a Nord-Ovest gli insediamenti di Minerva e Montecamplo in agro di Castellaneta, la necropoli protoappenninica di Laterza e la serie degli abitati preclassici dell'entroterra murgico barese (Altamura, Santeramo, ecc.), nonché gli insediamenti preclassici dell'area materana.
Proprio nel settore Nord-Occidentale di Cozzo Marziotta un saggio di scavo eseguito nei mesi di settembre-ottobre del 1974 da Biagio Fedele, con il contributo del Comune di Palagiano di intesa con la Sovrintendenza alle Antichità della Puglia e la collaborazione di altri studiosi, ricercatori e tecnici dell'Università di Bari, ha permesso di mettere in luce i resti di un insediamento capannicolo con relativa suppellettile vascolare del Bronzo tardo e finale.
Sulla scorta delle testimonianze esistenti ancora in loco, nonché dal vaglio delle notizie fornite dai proprietari della zona di Marziotta, sigg. Montanaro e Fischetti (autori dello scempio), è stato accertato che ad Est la collinetta era recintata con un muro a secco costituito da paramento interno ed esterno di grossi blocchi irregolari di calcare tufaceo, con basamento dello spessore di 3 m ca. e fondamenta impostate alla profondità di oltre 2,50 m. Tale muro, che probabilmente costituiva un'opera di difesa ad Est del villaggio, intercettava a Nord la sponda occidentale del fiume Lenne, alta e ripida, mentre a Sud, nella parte bassa della collinetta, doveva esserci l'accesso all'abitato.
Si tratta, quindi, di un insediamento fortificato da muro megalitico a secco (di tipo pelasgico) nel versante Est, a Ovest e a Sud-Ovest la difesa era costituita dal fianco occidentale del fiume Lenne. Questo tipo di struttura propone l'ipotesi di una frequentazione di genti nella zona, provenienti da tutte le direzioni. Oltre che, con quelle provenienti dal mare, gli abitanti di Cozzo Marziotta dovettero avere contatti anche con capannicoli dislocati nella pianura circostante e sulle vicine alture di Palagianello, Mottola e Massafra.
Lo strato di humus dello scavo ha restituito una notevole quantità di materiale ceramico di diversa tipologia e cronologia. Esso comprende anse, orli, fondi e frammenti di pareti con varie decorazioni.
Il vasellame dipinto comprende frammenti dipinti a motivi protogeometrici e geometrici, cocci di ceramica a figure rosse di tipo apulo, di coppette a vernice nera di tipo attico, nonché frammenti di ceramica invetriata tardo-medioevale.
L'industria litica comprende frammenti di selce o di roccia scheggiabile, nonché grattatoi carenati, frontali in selce, una punta di freccia, un frammento di lama a sezione trapezoidale, un raschiatoio su lama, un oggetto di pietra levigata cuoriforme, ciottoli levigati.
L'industria ossea consiste in punteruoli di varia forma e di varie dimensioni, schegge appuntite, pugnali ricavati per diafisi di femore, di cervidi o bovidi.
Tra i resti di animali si segnalano denti, falangi e pezzi di tibia di ovis vel capra e di bos taurus, denti e falangi di cervidi, falangi e vertebre di canis e falangi di sus scropha.
Questi reperti faunistici attestano le basi di una società a carattere prevalentemente pastorale e agricola.
Il Casavola afferma che «L'esame delle stratigrafie e i relativi materiali indicano che l'abitato capannicolo di Cozzo Marziotta si sviluppò in un arco cronologico compreso tra la fine del Bronzo medio (XIV-XIII sec. a.C.) e l'inizio dell'età coloniale (VIII-VI sec. a.C.); mentre in piena età classica il sito dovette essere un luogo di frequentazione saltuaria attestata dai pochi reperti pertinenti a ceramiche a figure nere di tipo attico, alcune anse di coppette riferibili a ceramiche di tipo ionico e alcuni frammenti di vasi apuli a figure rosse raccolti nello strato umifero. Si tratta di uno di quei villaggi definiti culturalmente subappenninici di chiara tradizione appenninica che per i motivi esaurientemente chiariti dal Biancofiore (Biancofiore, Origini e sviluppo delle civiltà preclassiche nell'Italia Sud-Orientale) e secondo una prassi ben nota recingono l'abitato di una muraglia a secco a scopo difensivo, per un buon tratto a strapiombo sulla sponda orientale del fiume Lenne, mentre facile poteva essere il controllo di un vasto territorio circostante».
Tutto ciò conferma la mia ipotesi dell'origine greco-pelasgica del toponimo di Palagiano e dei suoi primi abitanti.
Il Casavola poi continua sostenendo che «Quasi certamente la formazione del deposito sabbioso anantropico (che si inserisce tra lo strato ciottoloso di chiusura e il primo livello antropico di Cozzo Marziotta) coincide col periodo (3000-2500 a.C.) di inaridimento del clima nelle regioni medio-orientali e nell'Africa settentrionale che spinse l'uomo ad insediarsi lungo le coste dei fiumi, mentre nella nostra regione fioriva la civiltà di Matera con i suoi villaggi cinti di fossati».
Durante l'optimum neolitico la linea di costa che comprende il Cozzo di Marziotta, per il conseguente innalzamento della temperatura, sarebbe stata sottoposta a continui impaludamenti di natura alluvionale, conseguenti a regime di piena delle incisioni paleotorrentizie esistenti lungo la dorsale murgica (gravine di Massafra, Palagianello, Castellaneta) e il solco carsico definito come Fiume Lenne che ha il suo bacino imbrifero nell'area delle gravine della dorsale murgica. Osserva il Casavola che il fiume Lenne aveva acquistato capacità erosiva approfondendo il proprio alveo, ma non riuscendo ad incidere il potente accumulo formatosi presso la sua primitiva foce,
deviò alla sua destra cercando un'ansa ed isolando così, piano piano, quel lembo alluvionale che formerà il Cozzo.
Sarebbe questo il periodo in cui si estese la vegetazione forestale dell'Europa centro-settentrionale e verso la fine, con l'intensificarsi delle precipitazioni, precisa il Biancofiore, «I villaggi neolitici in Puglia della civiltà di Matera (neolitico medio e superiore), (dal IV millennio in poi) sono recintati di fossato per drenare le acque durante questa lunga età».
Bastano queste poche osservazioni, che peraltro trovano convalida tanto nei dati acquisiti dell'esame geologico e sedimentologico, che negli elementi della cultura materiale delle genti che verso la fine della media età del Bronzo posero la loro dimora a Cozzo Marziotta, per capire che l'inizio della frequentazione del Cozzo e delle zone circostanti da parte dei gruppi di pastori-agricoltori è da porsi in relazione con le mutate condizioni climatiche ed ecologiche verificatesi tra il II e il I millennio a.C..
In una prima ricognizione archeologica nel 1962, sull'altura di Cozzo Marziotta, nell'ansa del fiume Lenne, furono rinvenuti due manufatti di argilla, e precisamente una ciotola di impasto e una olla con decorazioni in stile geometrico japigio databile in un periodo compreso tra il IX e l'VIII secolo a.C..
In linea con la tesi del De Sanctis e del Pareti ritengo che la civiltà mediterranea risalga oltre l'età del bronzo e concordo col Locorotondo quando afferma che «Da scrupolosi scrittori greci ed italioti noi infatti apprendiamo che nel XVII secolo a.C. approdarono sulle coste della penisola salentina i primi coloni pelasgi del Peloponneso, i quali, in seguito a non favorevoli lotte con gli indigeni, furono costretti a stabilirsi a Nord della regione con inizio del luogo dove doveva sorgere Egnathia, presso Fasano e vi costruirono la nazione Peucezia».
Io penso, sulla base delle considerazioni fatte in precedenza sulle connessioni tra il territorio di Palagiano e i Pelasgi, che un contingente di questo popolo si sia stabilito nella nostra provincia, e precisamente nei territori di Palagiano, Mottola e Taranto.
Continua il Locorotondo: «Dopo tre secoli, vennero altri coloni greci che, sotto la guida di Messapo, fondarono con la gente autoctona, abitante il territorio del Salento, la nazione Messapia.
Circa 100 anni dopo giunsero ancora i Cretesi agli ordini di Japige (alcuni lo vogliono figlio di Dedalo). Costoro si fusero con la popolazione messapica costituendo la nazione Japigio-Messapica.
Nel XII secolo a.C. gli Illirici, comandati da Dauno, con l'aiuto dell'argivo Diomede, delimitarono, nel territorio ove ora si estendono la provincia di Foggia e una parte del barese, la nazione Daunia.
Nell'VIII secolo a.C. infine, gli Spartani di Falanto occuparono Taranto, che era stata fino allora una città Pelasgico-Japigio-Messapica.
Nello stesso periodo si costituiva la federazione japigia, che comprendeva gli stati della Messapia, della Peucezia e della Daunia».
- II termine cozzo indica scoglio aguzzo, ovvero una collinetta aguzza; nel dialetto locale è detto cuezz, cfr. G. Rholfs, voc. dialetti salentini, s.v..
Giovanni Carucci, in "Tasselli di storia palagianese".