Bar Laterza

L’antica via Appia correva da Roma a Brindisi. Il primo tratto Roma Capua (odierna S. Maria Capua Vetere) fu realizzato nel 312 a.C. Il secondo tratto che da Capua portava a Benevento ed a Venosa fu realizzato intorno al 280 a.C. dal momento che la strada veniva ad assumere grande importanza strategica specialmente nella zona della valle caudina e precisamente nel tratto che va dall’attuale S.Maria a Vico ad Arpaia, laddove i romani avevano subito una cocente sconfitta al tempo della guerra sannitica (leggi forche caudine). Il terzo tratto che da Venosa scendeva a Taranto fu in effetti sistemato molto tempo dopo la guerra Annibalica, innestandosi sull’antico tracciato della via tarentina già esistente all’epoca della guerra contro Taranto. Infine fu realizzato il tronco che da Taranto portava a Brindisi. L’ulteriore e definitiva sistemazione dell’intero percorso Roma-Brindisi si ebbe in effetti intorno al I secolo a.C., prima delle guerre civili. Fu appunto in questo periodo che la via Appia fu dotata di idonee opere accessorie. Le opere accessorie erano costituite da: 1) Pietra miliare, che segnava ad ogni miglio la distanza dalla città più vicina; 2) Statio = luogo di sosta con guarnigione di soldati ogni dieci miglia circa. L’opera copriva un’area di circa mq. 3.000; 3) Mansio = circa ogni trenta miglia. Locanda con funzioni di bottega, bar…e perché no, anche di bordello. In particolare e per quel che ci riguarda più da vicino, diremo che il tratto dell’Appia antica, costruito come innanzi accennato sul vecchio tracciato della più antica via Tarentina, che correva da Taranto (Galese) a Venosa, era interessato, nel territorio Palagianese, da una Statio in località “Parete Pinto” e da una Mansio nell’area interna dell’abitato ove attualmente è ubicato il bar Laterza in piazza Vittorio Veneto, angolo via De Gasperi. Qui è bene soffermarci per una più dettagliata descrizione delle opere antiche sopra elencate. Alla distanza di circa tre chilometri ad ovest dell’abitato di Palagiano, lungo la via vecchia per Palagianello, e precisamente nella località denominata Parete Pinto, sorgono i ruderi di una antica costruzione realizzata intorno al I secolo a.C., nel classico stile architettonico dell’epoca e cioè l’Opus reticolatum. I ruderi del muro sono i resti di quello che formava il muro di cinta della Statio romana a guardia dell’Appia che correva più a sud. Il perimetro di tale cinta racchiudeva un’area di 2834 mq nella forma rettangolare. In detta area sorgevano cinque costruzioni di cui: una centrale adibita ad abitazione ed ufficio del comandante del presidio (pretorium); due adibite a ricovero dei militi (excubiae) e altre due a stalle e servizi (stabulum). Il predetto muro di cinta aveva tre aperture: una principale e centrale sul lato sud (specie di porta pretoria) e due secondarie sul lato nord di cui una a ridosso dell’angolo ovest ed una all’angolo est. La Statio dista dall’Appia antica circa mille metri, sul cui traverso si trova la sorgente di “Fontana del Fico” che senza dubbio avrà dissetato per diversi secoli gli occupanti della Statio ancorché fornita di acqua piovana raccolta in una cisterna, rinvenuta a circa trenta metri di distanza dalla stessa Statio. Detta cisterna fu colmata intorno al 1960, durante i lavori di scasso del terreno per l’impianto di vigneti. Sempre lungo l’Appia antica, ed a circa 15 chilometri da Palagiano, in agro di Castellaneta, e precisamente in contrada Montecampo, si rinvengono ancora oggi i ruderi di una Statio simile a quella di “Parete Pinto”. La Mansio, cioè tappa, luogo di riposo e di ristoro, sorgeva su una vasta area adiacente alla via Consolare, che serviva da accampamento e nella quale era compresa l’immancabile Taverna (dal latino Taberna = bottega, osteria, albergo). Nell’anno 1938 venne demolita un’antica costruzione risalendo al XIII secolo che, da tempo immemorabile, veniva chiamata “La taverna”. Questo antico stabile, lungo 45, largo 13 ed alto 8 metri, con immensa volta a botte ricoperta di coppe alla romana, sorgeva precisamente nel luogo ove attualmente sono ubicati il bar Laterza, diversi Uffici ed abitazioni, cioè nell’isolato urbano compreso tra piazza Vittorio Veneto, via Pagano, lungo via De Gasperi (ex via Roma) che s’innesta sull’antico tracciato dell’Appia. Detta taverna, che rappresentava la parte più antica e centrale del centro storico Palagianese, è stata agibile, quale luogo di tappa e di ristoro per persone ed animali, fino all’anno 1938. L’ultimo gestore fu tale Donato Vito Petralla detto il tavernaro.    

(2) Vincenzo Cetera, in “S’arrcord li vign d’mmiinz la chiazz”. 

Le prime due foto, fonte: “Palagiano tra saperi e sapori”, Circolo Didattico Giovanni XXIII