L’associazione L’Arca ne discute in un dibattito nella sua sede in piazzetta Sinisi.

Un po’ di calcinacci per terra, riviste e giornali sparsi qua e là, pareti un po’ corrose dal tempo: sembrava di essere stati catapultati, durante il dibattito “La nuova sinistra e le elezioni”, tenutosi nella sede dell’associazione L’Arca, nelle sgarrupate sezioni del vecchio Partito Comunista, dove il fascino del dibattito avvolgeva tutti, ed ognuno era ansioso di portare il suo contributo personale e politico alle discussioni, spesso concitate, dove il solo sconto che si faceva, al leader di turno, era il poter trarre le conclusioni del dibattito.
Unico segnale del tempo che passa, la mancanza del sapore acre del fumo di sigari, pipe e sigarette, che allora regnava sovrano, anche in ottemperanza alla nomea che i vecchi compagni portavano con sé, di essere al di fuori del dettato evangelico, per cui le loro sedi offrivano uno scenario da girone infernale. Il leader parlava, spiegava, motivava, ma mancava la sicurezza sull’accettazione del suo pensiero, spesso contestato, a volte rifiutato, altre volte accettato, sulla base della razionalità e del filo logico. Non facevano sconti, i vecchi compagni, anche perché i negozi di allora non offrivano il “prendi tre e paghi uno”. Vito Cervellera, presidente dell’Arca e consigliere comunale, ha detto di non capire perché il Partito Democratico voglia dare un vantaggio al centro destra presentandosi da solo alle elezioni politiche, aggiungendo che “stanno sacrificando gli interessi degli italiani agli interessi del P.D. Stanno vivendo male non fare le primarie, Veltroni impone le candidature, e questo modo di fare non appartiene alla nostra cultura. Di sinistra nel P.D., anche a livello locale, non c’è niente. Dobbiamo occupare lo spazio a sinistra, lasciato vuoto dal P.D.”. “La democrazia sta correndo un serio rischio, ha esordito l’on. Paolo Rubino, che si chiama omogolazione. L’altro rischio, meno grave ma importante, è la riduzione della democrazia. Questione fondamentale è cominciare una battaglia per contenere pezzi di democrazia conquistati, ma anche per conquistare nuova democrazia. Il bipartitismo è una falsa novità, è già presente in America, e il primo limite è che oltre il 60% non va a votare”. Dopo aver poi evidenziato che gli abitanti del sud Italia siano tra i più poveri d’Europa, fornendo dati sul Pil e sul divario esistente tra Nord e Sud (nel Nord Ovest il Pil procapite è del 127,3%, nel Nord Est al 125,2%, al 118,1% nel Centro, al 69,6% al Sud e al 70,6% nelle isole), ha spiegato che in Italia si sono avuti governi adeguati ai particolari momenti storici. “Dopo la guerra si ebbe il centrismo, forma adatta ad un Paese uscito dalla guerra. Il Paese poi crebbe, con le lotte, e si avvertì che il centrismo aveva esaurito la sua funzione. Il Paese si ribellò, e chiese un governo adeguato al Paese cresciuto, il centro sinistra. Anche allora gruppi economici si opponevano al passaggio dal centrismo al centro sinistra, ma Moro ed altri scelsero la via democratica. Punto debole di quel riformismo fu che non seppe accompagnare il cambiamento alla giustizia sociale. Questa fase da anni è arrivata al capolinea, ma non si vuole prendere coscienza di questo, per cui viviamo questa crisi democratica. L’Italia ha bisogno di un nuovo vestito, che si chiama Sinistra al governo, alleata con il P.D. Veltroni dice meno tasse e più salari, perché allora quando la sinistra poneva il problema dei salari erano chiamati sovversivi? Diciamo all’Italia che se la democrazia si deve mettere in moto, ci vuole un governo di sinistra che si allea con il centro”. Sul tema delle primarie, ha sostenuto che “è una vergogna che il Partito nuovo non faccia scegliere i candidati. Per cancellare l’ultimo residuo del PCI occorrevano yes – man, per questo noi vogliamo le primarie. La Sinistra – L’Arcobaleno va alle primarie, per scegliere gli uomini più capaci e più onesti, non uomini della casta. L’andare insieme della sinistra è solo il presupposto per costruire un nuovo Partito. Togliatti non predicava solo il Sol dell’avvenire, sapeva anche dare risposte concrete di governo. C’è bisogno di un cambiamento vero, profondo, non fasullo”. Molti gli intervenuti, ne riportiamo alcuni. Carmelo Caponio (“Non abbiamo aiutato la gente a capire le cose buone che abbiamo fatto, occorre saper ascoltare, fare dibattiti veri, non “comizi” fatti da poche persone durante le nostre riunioni, e poi tutti a casa. Bisogna recuperare una cultura politica di sinistra”), Letizia Colangelo (“Non c’è una crisi della democrazia, ma della democrazia rappresentativa, e la colpa è dei Partiti. Il P.D. non rappresenta il cambiamento. Voglio sentir parlare di cose di sinistra. Non credo più nella sinistra in cui ho lottato, mi riconoscevo nella questione morale, e la sinistra mi ha illuso e disilluso”), Franca Nicolini (“Dobbiamo poter individuare le differenze tra un Governo di destra e uno di sinistra. Il Governo non ha portato avanti con convinzione le lotte vere, come quella sul precariato. Dobbiamo unire la sinistra, e stare in mezzo alla gente, partire dai problemi del Paese. Per essere fedeli a questo Governo abbiamo perso il contatto con la gente”), Luigi Cervellera (“In Italia viviamo una falsa democrazia, una democrazia corrotta, sono i Partiti che indicano gli eletti al Parlamento, e la politica diventa un mestiere”), Carmen Santamaria (“La sinistra ha perso un po’ di rappresentatività, si è un po’ dimenticata, allontanata dalla gente. Non vediamo il cambiamento, gli uomini di sinistra ci stanno deludendo”), Loredana Favale (“Con questo Governo si son fatti passi indietro nel campo delle conquiste femminili. C’è una fuga di cervelli, e lo sviluppo tecnologico non è messo a disposizione della collettività. Non lo so se andrò a votare, deciderò in base ai candidati”), Caterina Pupino (“Neanche io ho visto il cambiamento, né nella scuola, né sul problema ambiente. Come cittadina, non mi sento tutelata”), Mino Antonicelli (“La sinistra non si è mostrata in grado di affrontare e risolvere i problemi. C’è bisogno di una sinistra forte e i D.S., invece di cogliere questa domanda forte della base - nuovi bisogni, nuovi poveri - rinnovandosi e segnalando con più forza la sua presenza nella società, abdicano al proprio ruolo e si spostano al centro, con gli stessi slogan del centro destra”), Tito Anzolin (“Bisogna sconfiggere il qualunquismo. La sinistra c’è, c’è stata e continua ad esserci. Bisogna rimotivare il popolo della sinistra, quello può essere il valore aggiunto”). Alcune considerazioni.
Veltroni a Porta a Porta, Sancta Sanctorum della politica nottambula, con un Vespa che con il suo sfregar di mani sembrava l’Uriah Heep di David Copperfield, ha lodato Berlusconi per il suo fair play e le sue parole sui temi etici. “Sagge le parole di Berlusconi: tener fuori dalla campagna elettorale i grandi temi etici, della vita e della morte”. Che dire, “scambiatevi il segno della pace, ite, missa est!”. Peccato che altrettanta saggezza non venne fuori nella campagna elettorale del 2006, quando l’affaire Unipol & Compagni faceva dire al Cavaliere di essere il depositario di chissà quali segreti, fino a quando la magistratura spiegò che si trattava di fatti non previsti dalla legge come reati (vedi Miscellanea in fondo all’articolo). Intanto, quella trovata, insieme al dito puntato dritto verso il tubo catodico, “cancellerò l’ICI sulla prima casa”, aveva assottigliato sempre più gli iniziali 12 punti di vantaggio del centro sinistra, fino ad un risultato elettorale di quasi parità. Ora, si sa, è facile essere saggi e pieni di fair play con 15 punti di vantaggio! C’è un difetto di comunicazione, male oscuro della sinistra, quel voler essere perfettini e ben pettinati anche quando infuria la tempesta, la cecità mediatica che non si oppone quando vengono malamente adombrate dal PdL fumose aperture sulle riforme, ovviamente, e rigorosamente, dopo la grande disfida, ci mancherebbe altro. E’ questo il nuovo, lasciare all’avversario politico piena libertà di muoversi indisturbato, libero di non accettare nessun dialogo con il centro sinistra senza prima aver avuto rassicurazioni del ricorso alle urne? il dovere, dettato da chissà quale santità non ufficializzata, di accettare il dialogo a voto avvenuto? Certamente, Silvio recuperò, ma Walter rifarebbe una ripresa televisiva solo perché, durante il proclama, il dito non disegnava un angolo retto con il corpo? Non dimentichiamo che la rincorsa, poi, partì da novembre 2005, durò sei mesi, ed ecco spiegata l’impellente richiesta di “al voto subito!”. Che dire poi del voler andare da soli al voto? Michele Mazzarano, vice segretario del P.D. pugliese, afferma che questo non significa che il centro sinistra sia finito, e chi lo mette in discussione “si assume la responsabilità di eventuali riverberi in ambito locale”. Non si nota molta coerenza in tutto questo, e il popolo delle alleanze adolescenziali spera che si tratti solo di vedute contingenti, dettate dall’ormai prossima scadenza elettorale. Comunque, se Atene piange Sparta non ride, ed almeno nel campo delle alleanze ci registrano clamorose sviste anche nel campo di Cesare, Previti s’intende: Fini, infatti, speranzoso che la successione leaderistica nel centro destra lo veda in pole position, fa terra bruciata intorno a Casini (ma non è Cesa il segretario dell’UDC?), e a chi gli chiede se esistano margini per un possibile compromesso, risponde laconico: “I margini di recupero sono nulli”. Per non parlare della Daniela, la San Tan Chè, candidata premier della Destra di Storace, quella del dito medio alzato, per intenderci. La buona notizia, non sembri un ossimoro, è che entrambi i due maggiori schieramenti possono definirsi obamisti, potendo scientemente gridare “Yes, we can!”. “La sinistra, ha detto Anzolin durante il suo intervento, non è una somma di Partiti, ma un insieme di valori a cui far riferimento. Obiettivo della sinistra è cambiare la società, i piccoli progressi può farli la destra, noi abbiamo obiettivi più ambiziosi”.
Giuseppe Favale
Miscellanea di fair play.
L’Unità, 14 gennaio 2006. Un grosso titolo campeggia in prima pagina, SBUGIARDATO, Berlusconi con le mani sulla faccia (tipo “e mò!”), e il cappelletto: “IL BOOMERANG. Le Generali e Caltagirone smentiscono le pressioni DS denunciate da Berlusconi. Fassino: è come Igor Marini (Telekom Serbia), con lui non si può andare al voto in un clima civile. D’Alema: Berlusconi disperato.
La Repubblica, 26 gennaio 2006. I PM sconfessano Berlusconi. “Nessuna rilevanza penale”. La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per le dichiarazioni di Berlusconi su Unipol.
Gazzetta del Mezzogiorno, 2 febbraio 2006. Durissima la risposta della magistratura milanese all’accusa rivolta da Berlusconi alle toghe milanesi, di insabbiare il caso Unipol. Fassino: “Ormai è al delirio, e quando va in TV parla a vanvera”.
Credo possa bastare.