Un alternarsi di variegati personaggi, dalla moglie vogliosa al marito fedigrafo, dalla suocera alla āsette culiā, che ben popolerebbero i vicoli scuri di una piovosa Via del Campo, nellāultimo lavoro della compagnia teatrale Hetaeria, āLa vit e la poesiā ind lu larij dācuma Mariāā, andato in scena poche sere fa, nel Centro Parrocchiale Maria Immacolata.

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Un mondo di sconfitti, di emarginati, di esclusi, in un roteare di scene che hanno meritato i lunghi e prolungati applausi del numeroso pubblico. Una menzione particolare per Gino Ressa, autore della scenografia, che ha saputo cogliere i momenti più reconditi dei tratti distintivi del paese. Lāesordio sulla scena ĆØ per Grazia Iacobino, che racconta alla nipote il sottobosco che anima il ālargoā.
Al leggio, Gaetano DāAloia, autore delle rime, che commenta, accompagna ed interpreta lāalternarsi delle tragicomiche vicende, in una trama che si sviluppa lungo una sceneggiatura, scritta da Anastasia Aloia, che ha curato anche la regia. Primo quadro per Carmela Montenegro che, cadendo dalla bici, innesca gustosi commenti delle comari, da adombrarne addirittura la morte. Eā poi la volta di due vicine, il cui ātagliareā si interrompe alla scoperta del marito infedele, proseguendo con un postino che, recapitando per errore una lettera dāamore, provoca battibecchi tra sorelle alla ricerca di un fidanzato. āOgni riferimento a cose e persone ĆØ puramente casualeā, ma si fatica a non leggere il villaggio e i personaggi che lo animano.
Ed ĆØ cosƬ che diventa frequente, nel pubblico, il richiamo a persone o situazioni che hanno lasciato un scia luminosa nei ricordi, specie dei più anziani. Gustosa la scenetta delle due suocere, gelose dei loro figli, con la madre di lui che sentenzia: āSe la sposa ĆØ degn, la prima notte deve lasciare il segnā.
Retaggio di un lontano passato, quando gli sposi rimanevano āsegregatiā in casa per una settimana, dopo il matrimonio, con lāobbligo di esibire āla prova delle lenzuolaā, cui seguiva il doveroso commento delle passanti. Originale il dialogo tra due colture locali, un albero di clementine e un ceppo dāuva, come il procedere tra il pubblico del funerale di Pā Trucc, con prete, pettegolezzo, e svenimento a corredo. Chiusura con un assolo di DāAloia, omaggio alla Belle Epoque di Joseph Pujol, che interpreta il meteorismo caratteristico delle varie classi sociali, non trascurando di coinvolgere Sindaco ed assessore, presenti in prima fila.
Doverosa, la menzione del cast: Ā Gino Ressa, Anastasia Aloia, Miriam Ressa, Antonella Descrivo, Katia Carriero, Luigi Gentile, Francesca Tagliente, Tiziano Carriero, Giovanna De Marco, Carmela Montenegro, Grazia Iacobino,Ā Annarita Ascoli, Emanuele Orsini, Gaetano DāAloia, Rocco, Joseph e Pierfrancesco Orsini, Lia Savino, Angelo Borci, Grazia Tinella, Antonio Chiarelli.
Giuseppe Favale