Dalemismi in paese. Consiglio comunale al calor bianco nel paese del rosso dei clementine, del giallo dei limoni e del verde degli agrumeti; ma tutt’interno alla maggioranza che s'è disintegrata; l'opposizione ha fatto da spettatrice, per poi chiedere le dimissioni del sindaco e quindi il ritorno alle urne. Sarebbe stato un Consiglio di routine, qual è l'approvazione del Bilancio consuntivo, cioè delle spese fatte nell'ultimo anno. Ma sono esplosi tutti i molti malumori accumulati in quest'anno. E chi ha fatto per davvero le spese è stato il sindaco Gaetano Tarasco, accusato dal partito di maggioranza in maggioranza, il Pd, di: “disagio misto ad amarezza”, "indifferenza", mancanza di “carattere e coraggio nell'affrontare i problemi e predisporre quanto necessario per il sostegno alle famiglie, ai giovani ed alle imprese”, per la qual cosa il Pd chiedeva il secondo assessorato di spettanza. Nel documento letto dal capogruppo Pietro Cifone vero e proprio "cahier de doléances", il Pd ha elencato il da fare: potenziare la raccolta differenziata passata dal 50 al 30%, incarico per il Pug, ristrutturazione dei loculi privati, vivibilità Centro polivalente, auditorium, segretario titolare, inadeguatezza dell'assessore al Personale, e secondo assessorato. Quindi, non più “fiducia bendata", ma “ragionata” che parta da una “verifica”, e fino a quando questa non ci sarà il Pd si asterrà dai lavori consiliari. Al Pd ha replicato l'Udc: invece di ringraziarci perché stiamo approvando il consuntivo delle vostre spese. ci accusate di non dar ordine alla differenziata, che, però, è partita sotto il vostro consolato. Infine, Tarasco, uomo religioso, ha confermato il versetto biblico: “Temete l'ira dei miti” e ha denunciato i soprusi subiti: costretto a cacciare dalla maggioranza due consiglieri, i “monelli”, la controversa storia del vicesindaco, la difficoltà a nominare assessore il segretario del Pd perché non ha l’unanimità del resto della maggioranza, ed altre consimili amenità. Bagarre, tutti contro tutti, in maggioranza. Gli effetti dell'astensione del Pd? lmplosione della maggioranza, con perdita di credibilità, e sindaco forte soltanto di sei consiglieri: 2 Udc, 2 indipendenti e i 2 “monelli”. Ma se i 4 del Pd entrassero in Consiglio per imporre il loro “niet” insieme al “no” dei cinque di opposizione, sindaco in minoranza. Inevitabile perciò la richiesta di dimissioni da parte di Ciccio Serra, suo competitor l'anno scorso. Meno di un anno per constatare il fallimento di un'amministrazione affidatasi a un uomo probo ed estraneo alle beghe della politica La colpa? Epitteto, pensatore caro a Pascal e a Leopardi, diceva che per il filosofo la colpa non è mai di nessuno; ma questa volta si può dar ragione a un politico italiano che le ha sbagliate tutte: Massimo D'Alema. Disse “baffino” del Pd suicidario: “L’amalgama tra ex Pci ed ex Dc non è riuscito bene", perché, spiegarono gli altri, la politica è dovunque decotta.

 

Michele Cristella

Fonte: Corriere del Giorno