In Palagiano, prima dell’erogazione del gas metano, in quasi tutte le strade, il 19 marzo, venivano accesi grandi falò “i fuuc d San Giusepp”. Per la sua realizzazione, molti erano i bambini e gli adulti impegnati nel recupero di rami di ulivi già potati. La maestria era quella di fare il falò più grande (a fucarazz) e che rimanesse acceso il più a lungo possibile. Intorno al fuoco le donne più anziane recitavano il rosario, cantavano rime e canti popolari, (quanta ricchezza abbiamo avuto noi da bambini).I ragazzini si divertivano a far scoppiettare pugni di sale lanciati nel fuoco. Finalmente, dopo le preghiere, arrivava il tempo di pensare a preparare qualcosa da mangiare. Al calore del fuoco benedetto, si cuocevano e si mangiavano, “cicr arrstut”,   carne e pane arrostito e  per gli uomini, “nu bel bcchjr d mjr”, tante le barzellette e anche un po’ di musica (la fisarmonica naturalmente!).

Qualcuno organizzava anche la cuccagna: un palo pieno di grasso con in cima, prosciutto, salsicce, provoloni, e quand’era più ricco anche l’agnello. Le squadre facevano a gara per salire e recuperare il malloppo che poi veniva diviso per il gruppo dei vincitori.

 

Fonte Testo: “Palagiano tra saperi e sapori”, Circolo Didattico Giovanni XXIII.