Partiamo da quanto accaduto in Provincia. Non si è capito bene come siano andate le cose, circa le dimissioni dei consiglieri.
Nessun mistero a riguardo. Nelle ore immediatamente successive l’arresto del Presidente Florido, noi tutti consiglieri di maggioranza abbiamo sentito l’esigenza di incontrarci per capire quanto stava accadendo e decidere i passi da compiere. Quando ancora non erano giunte al protocollo della Segreteria Generale della Provincia le dimissioni scritte del Presidente, si era presa l’unanime decisione di attendere che queste fossero protocollate e, subito dopo, noi consiglieri avremmo seguito a ruota la sua determinazione, come forma di rispetto istituzionale prima e poi umano nei confronti della persona Gianni Florido. Le dimissioni istantanee del consigliere Turco e qualche ora dopo di due assessori e di due consiglieri su tre di Sel, superando unilateralmente l’accordo convenuto fra i gruppi di maggioranza, ha provocato una sorta di disorientamento generale. C’è da dire anche su un motivo formale che attiene allo Statuto dell’Ente Provincia che prevede in caso d’impedimento del Presidente e del vice Presidente (non esistente per la rinuncia fatta a seguito della nomina alla Presidenza dell’ATI ), la Giunta può restare in piedi presieduta dall’assessore più anziano. Questo aspetto è stato fatto presente al Prefetto prima che giungesse la nota di suo pugno del Presidente Florido. A Sua Eccellenza il Prefetto si chiedeva di aspettare ad avviare la procedura di commissariamento dell’Ente e di attendere i circa venti giorni canonici prima di fare insediare il Commissario Prefettizio. Le dimissioni dei consiglieri sono avvenute in due round e questo perché il Segretario Generale di concerto con il Prefetto chiedeva la contemporanea presenza di tutti i consiglieri di maggioranza per firmare l’atto di dimissioni. Siccome alla prima chiamata non tutti erano disponibili, si è dovuto procedere alla seconda chiamata per chiudere tutto. Nel mio caso sono dovuto andare per due volte a Taranto per fare la medesima operazione.
Il PD provinciale ha preso subito le distanze da Florido. Non esistono tre gradi di giudizio?
Davanti al primissimo comunicato stampa della Segreteria provinciale del PD su ciò che era successo c’è stato lo sconcerto e, al contempo, il biasimo di larga parte dei Consiglieri piddini. Ciò che ha colpito di più è stata dello scritto la volontà non tanto sottesa di voler quasi scaricare il personaggio politico Florido, come fosse una oramai insignificante figura da cui prendere subito le distanze. In quei momenti qualcuno ha esclamato al telefonino del Segretario provinciale del Pd: Vergogna! Vergogna! Una profonda indignazione per quella nota concepita male e partorita peggio. Ho fiducia nella Giustizia italiana che deve chiarire le circostanze e accertare le verità. Fino a prova contraria, l’ordinamento italiano prevede tre gradi di giudizio. Infatti, se non si arriva alla sentenza di terzo grado, chiunque può presumere la propria innocenza. Qualcuno aveva fretta di condannarlo a titolo definitivo prima del tempo, se mai sarà questo l’esito finale.
Alle tue dimissioni da consigliere provinciale, sono seguite quelle da consigliere comunale. Sulle seconde, finora, silenzio assoluto da parte del PD, come se non fossero mai avvenute.
Non so cosa risponderti. Dovresti rivolgere la domanda a chi tiene le redini del partito a livello locale. Da parte mia c’è stata coerenza e linearità per quello che concerne gli atti approvati in sede di Consiglio comunale dal gruppo consiliare del PD. Su altre questioni non ho fatto mancare un mio pensiero non concorde con quello dei miei colleghi di partito e divergente su talune rigide posizioni assunte dall’organo direttivo del Circolo palagianese. Ma siamo in democrazia, pluralità di pensieri non sempre convergenti?E noi siamo un partito democratico, si o no? Forse non sono piaciute la libertà, la franchezza e l’obbiettività del mio modo di intendere e fare politica. Io riesco a farla solo così, pensando e ragionando sulle cose.
Il PD aveva rivolto una serie di richieste al Sindaco Tarasco, pena l’appoggio esterno. L’unica concessione fatta dal Sindaco, è stata il riconoscimento della lentezza con cui procedono alcune attività. Davvero poco per far finta che nulla sia accaduto.
Ricordo benissimo di aver letto il documento e di averne condiviso la prima parte dove si chiedeva al sindaco di avviare una verifica politica ed amministrativa in seno alla maggioranza per ricercare le ragioni che stavano cagionando un procedere nelle cose da fare tutt’altro che spedito. L’appoggio esterno in quel momento è stato da me ritenuto fuori luogo perché lo si subordinava inopportunamente a mancate risposte da parte del sindaco su richieste specifiche (quanti e quali assessori in quota Pd). Un Partito Democratico che ha vinto con e Grazie a Tarasco non poteva volgere le spalle a chi, anche se non direttamente, aveva rappresentato la marcia in più per lo stesso.
Nella tua lettera di dimissioni, scrivi: “Non senza aver stigmatizzato, tuttavia, il sostanziale “fallimento” del progetto Tarasco Sindaco, nei confronti del quale sono stati esercitati pesanti condizionamenti, interni ed esterni alla compagine di maggioranza, che hanno di fatto impedito lo sviluppo sereno del programma di buon governo che era uscito vincente dalle urne più di un anno fa ”. Quali sono questi condizionamenti, evitando, se possibile, di restare nel generico.
Chi come me ha massimo rispetto della democrazia e di chi la esercita, non poteva restare muto e indifferente di fronte all’oltraggio della sovranità popolare che si esprime, a livello di elezioni comunali, con i voti di preferenza dati a persone le quali si sono rese disponibili ad amministrare il paese offrendo alla comunità il tempo, l’intelligenza e il loro saper fare. Richieste di assessori di riferimento personale, misconoscendo lo scorrimento delle liste dei votati e ricorrendo ai nominati, minestre preparate da altre parti e poi servite al sindaco e non solo a lui, nel mio dizionario si chiamano elegantemente condizionamenti, ma potrebbero chiamarsi volgarmente ricatti. Non devo essere di certo io a citare nomi e cognomi, riferimenti e situazioni. Tanto nel paese si conoscono già. Il punto è proprio questo. Certe speculazioni politiche e operazioni soprabanco o sottobanco suonano come provocazioni forti, pugni nel ventre dei cittadini e che questi non riescono più a tollerare.
Parli di motivi personali e di condizionamenti. Quale delle due affermazioni è quella che ha determinato, realmente, le tue dimissioni.
Qualsiasi decisione, in qualsiasi ambito essa sia assunta, risente di reciproche connessioni tra la sfera personale e quella pubblica, con invitabili ricadute sui due momenti. Nel prendere atto di una situazione che offende la dignità e affossa il pudore del sentire comune; del fatto che alcuni noti e meno noti personaggi, a diverso titolo e modalità, continuano a portare avanti un agire politico a esclusivo vantaggio del proprio orticello; dell’ inspiegabile cinismo della serie ‘tu mi servi oggi domani non più’, di condotte a dir poco schizofreniche di tornaconto egoistico e di formule alchemiche di assicurazione di interessi particolari. Beh, anche a me che di solito sono calmo e paziente ha fatto scattare un senso d’indignazione assai difficile da contenere. Sembrava di parlare a sordi per convenienza e mostrare la bellezza di una politica fatta di entusiasmo, passione e libertà a soggetti miopi incalliti e sclerotizzati.
Dal momento che rilevi il sostanziale “fallimento” del progetto Tarasco Sindaco, non ritieni che sarebbe stato più coerente restare in Consiglio, e cercare di porre fine a questa stasi amministrativa, che tu stesso denunci?
Carmine Montemurro è stato eletto nelle file della maggioranza e in questa e con questa avrebbe voluto operare nel presente e nel futuro per il bene di Palagiano e dei cittadini palagianesi. Ritagliarmi un angolo di dissenso all’interno del Consiglio comunale per essere chi e per fare che cosa? Se avessi deciso di rimanere in Consiglio, ciò sarebbe potuto essere utilizzato strumentalmente da altri soggetti politici. Non esiste solo l’Assise comunale per esercitare i propri diritti e doveri di cittadinanza attiva. Andava dato a mio parere uno scossone all’immobilismo che pervade tutto e tutti, come segno di discontinuità rispetto a un sistema di cose figlio di una subcultura politica di vecchia maniera che va radiata dall’orizzonte palagianese. Altrimenti nessuno mai, dall’una e dall’altra sponda politica, potrà parlare in maniera autentica di sviluppo e di crescita morale e materiale per il nostro territorio.
Dopo le dimissioni, hai avuto contatti con gli amministratori e la segretaria del PD? Non credo che abbiano apprezzato il gesto.
Sembrerà strano a qualcuno, ma quanto da me compiuto, se colto nel suo reale significato e valore, porterà solo benefici al Partito Democratico palagianese, perché si è voluto dimostrare che esiste qualcuno il quale, pur potendolo fare per legittimo consenso popolare, non è rimasto appiccicato alla carica, in quanto non serve la famosa poltrona per sentirsi realizzati come uomini e donne, professionisti e professioniste. Non sempre si è profeti in patria.
Dimissioni in Provincia, dimissioni da consigliere comunale: è il tuo addio alla politica?
Le dimissioni da Consigliere provinciale sono state un atto dovuto. Quelle dal Consiglio comunale invece sono state volute per le ragioni già espresse. Ricordo a me e a chi legge che sono un iscritto del Partito Democratico e che credo nei suoi principi e valori. Non esiste un impegno politico sempre e soltanto orientato ad ambizioni elettorali. Esiste pure un’attività di base e di vicinanza alla gente e ai suoi problemi. Mai dire mai in politica. E di questo io certamente non mi preoccupo.
Giuseppe Favale