Eccomi dunque al nostro nuovo appuntamento.
Avevo dato alcuni cenni sui primi insediamenti nel nostro territorio nel II e I millennio a.C..
Si era, inoltre, parlato delle aree dolmeniche e scritto che la necropoli dolmenica continuò ad essere usata finanche nell’età del Ferro, nel corso del I millennio, quando si stanziarono in Puglia le genti apule, che nella zona centrale della regione presero il nome di Peuceti.
Con loro il quadro insediativo divenne più chiaro rispetto alla fase precedente: mentre dell’età del Bronzo si conservano quasi esclusivamente le necropoli dolmeniche, sono stati riconosciuti resti di veri e propri abitati con carattere urbano relativi a questa nuova fase.
I dolmen, insieme ai menhir ed alle specchie, caratterizzarono i primi manufatti dal II fino al I millennio a.C.
Essi sono noti come monumenti megalitici.
Sono queste opere di pietra le prime che l’autoctono della Puglia seppe costruire per se in tempi remotissimi per esprimere i suoi sentimenti, la sua religiosità, la sua capacità creativa, il suo stato di emancipazione.
Approfondimenti sui dolmen e sui menhir sono già contenuti nella precedente pubblicazione, mentre delle specchie parlerò oggi.
In Puglia, a parere degli studiosi, sembra che l’uso delle specchie sia stato introdotto da immigrati partiti dalla zona media dell’ Europa, meglio concretizzabile nell’ interno dell’Istria e dell’ Illiria, al di là del Carnaro, molto prima del secondo millennio a.C.
In località vicine a noi, fra i tanti resti di queste opere litiche, tracce di dolmen sono state trovate nel territorio di Castellaneta e di Massafra, dei menhir a Mottola, a Castellaneta, a Palagiano (C.da San Marco dei Lupini) ed a Massafra, delle specchie vi sono tracce non solo nelle campagne delle citate cittadine, ma un po’ su tutto il Salento, e anche per un sol caso a Palagiano: il Cozzo di Marziotta.
In Puglia esistono ben duecentotrenta specchie e la maggior parte di esse è concentrata nelle regioni del territorio pugliese ove l’assetto geologico del suolo è più roccioso, giacché il primo uomo in più circostanze ha dimostrato di preferire stazionare laddove abbondasse la pietra (insediamenti archeologici della Murgia).
Per la precisione, le specchie sono una sorta di primordiale tipologia di costruzione ad uso abitativo.
Questi primitivi manufatti apparivano con una forma verosimilmente troncoconica e generalmente realizzate con semplici ammassi di macerie.
Potevano essere costruiti con sole pietre, con sola terra accumulata, oppure misti di pietre e terra.
Alcuni studiosi ritengono che “specchie” derivi dal latino “speculari” e significhi “guardare intorno”.
Per tale ragione le specchie non sarebbero manufatti destinati all’uso abitativo, bensì si ritiene che dette opere litiche in antico avessero la funzione di tomba sacrario (come accadeva in Asia Minore ed in alcune isole del Mediterraneo), di postazione di vedetta, come pure di posto di segnalazione e di comunicazione tra un nucleo abitativo e l’altro.
Nel caso specifico della nostra Palagiano il ritrovamento della specchia di Cozzo Marziotta è da ritenersi di eccezionale importanza per il fatto che essa sussista in un tipo di territorio in cui il materiale litico è sicuramente carente.
A questo punto occorre, però fare una precisazione: quando parlo di specchia di Cozzo Marziotta, in realtà intendo riferirmi alla specchia di Masseria Castiglione che per motivi di posizione (a circa 5 km sud-ovest dal paese, e dunque vicina al Cozzo di Marziotta) e per motivi di pertinenza tra la specchia ed il cozzo, oso associare in specchia e Cozzo di Marziotta.
I riscontri archeologici preistorici più consistenti di Palagiano sono rappresentati, infatti, proprio dall’ insediamento di Cozzo Marziotta, databile tra il Paleolitico e l’età del Ferro.
Si tratta di un insediamento cosiddetto fortificato, delimitato da mura megalitiche a secco da una parte, dal fiume Lenne dall’altra.
Si tratta di un villaggio, organizzato socialmente ed economicamente ad attività pastorali ed agricole, le cui testimonianze si inseriscono in un contesto di stanziamenti di età preclassica dislocati in un’area i cui orizzonti rappresentano i capisaldi delle paleoculture apulo-materane, in rapporto con gli insediamenti preclassici di Massafra e del tarantino, con il giacimento paleolitico di Riparo Manisi nella gravina di Palagianello, con gli insediamenti Minerva e Montecamplo di Castellaneta, con la necropoli protoappenninica di Laterza, con gli abitati preclassici dell’entroterra barese e materano.
La zona dello scavo di Cozzo Marziotta, consistente in una trincea rettangolare, è stata analizzata stratigraficamente ed ha restituito una notevole quantità di materiali ceramici di diversa tipologia e cronologia, mescolati a frammenti dipinti con motivi protogeometrici e geometrici, a vernice nera di tipo attico, nonché cocciame di età ellenistico-romana e qualche reperto tardomedievale.
Ma maggiori dettagli sullo scavo, ulteriori rinvenimenti ceramici e fossili, oltre che notizie sulle sorti che poi toccarono a questo primo “villaggio” di Palagiano sono argomenti della prossima pubblicazione.
A cura di Antonello De Blasi.
Fonti: Utet, Treccani, Lentini, Ladiana.