Negli scorsi appuntamenti con questa rubrica si è parlato dei primi insediamenti nel nostro territorio (II e I millennio a.C.), delle aree dolmeniche, dei menhir e delle specchie.
Di queste ultime si è detto che esse sono una sorta di primordiale tipologia di costruzione ad uso abitativo ed, a proposito di specchie a Palagiano (Masseria Castiglione), si è dato cenno al Cozzo di Marziotta, presentandolo come un villaggio, organizzato socialmente ed economicamente ad attività pastorali ed agricole, le cui testimonianze s’inseriscono in un contesto di stanziamenti d’età preclassica.
L’area di Cozzo Marziotta, consistente in una trincea rettangolare, è stata analizzata stratigraficamente ed ha restituito una notevole quantità di materiali ceramici di diversa tipologia e cronologia, mescolati a frammenti dipinti con motivi protogeometrici e geometrici, a vernice nera di tipo attico, nonché cocciame d’età ellenistico-romana e qualche reperto tardomedievale.
Per proseguire la nostra avventura nel passato, fornirò oggi maggiori particolari dello scavo di Cozzo Marziotta e ci occuperemo insieme di scoprire chi abitò questo villaggio e, soprattutto, chi poi lo distrusse…

Non c’è dubbio che Cozzo Marziotta, insieme al menhir di San Marco, sia il più antico monumento eretto dall’uomo nella terra di Palagiano.
Sostengono questa tesi tutti i maggiori studiosi di storia locale, tra cui il prof. Biagio Fedele (autore dello scavo del 1974), il prof. Pasquale Lentini ed il compianto prof. Fernando Ladiana.
L’opera di Marziotta conferma ancor di più la tesi di una presenza della civiltà di capannicoli nella pianura ionica fin dall’Età della Pietra, con sedi in punti piuttosto eminenti, “non succubi dell’ambiente” –desidera precisare il prof. Lentini-, ma scelti a suo dominio.
Masseria Castiglione e Cozzo Marziotta, località tipiche del tempo, non fanno eccezione.
Dal saggio di scavo eseguito nella contrada dallo studioso Biagio Fedele nel 1974 e pubblicato nella sua opera “Insediamento subappenninico di Cozzo Marziotta” (Bari, 1979), emerge che il Cozzo Marziotta s’inserisce certamente in un contesto d’età preclassica dislocato a Nord, a Nord-Est e a Nord-Ovest, i cui orizzonti culturali rappresentano i capisaldi delle paleoculture apulo-materane.
Va, infatti, precisato che per strutture subappenniniche, come quelle rinvenute a Palagiano, s’intendono quelle fortificazioni di villaggi capannicoli fatte con robuste mura, isodome e senza malta, e catalogate ad un periodo compreso tra il XIII ed il X sec. a.C.; per civiltà Appenninica, invece, s’intende “un arco di tempo precedente limitato tra il 1700 ed il 1300 innanzi l’Era Volgare” (Lentini), quando l’uomo preferisce ancora stanziamenti all’aperto, con capanne o con grotte, mediante un inurbamento preferito sulle alture, meglio difendibili, dove si svolgeva una vita agricolo-pastorale o pure vicino al mare per una conduzione economica e marinara.
Il sito di Cozzo Marziotta, sia pure dominato da una modesta collina, alta appena 18 metri sul livello del mare, in tempi remoti offriva le necessarie garanzie difensive.
Di più congeniale non le poteva mancare anche una parete a strapiombo sul lambente fiume Lenne.
Quanto il prof. Fedele rilevò dal proprio scavo fu sufficiente per consentire di definire il profilo socio-economico dell’aggregato capannicolo di Cozzo Marziotta prevalentemente caratterizzato, come si è detto, anche da un’organizzazione di difesa territoriale e da un processo di  trasformazione delle attività agro-pastorali in civiltà di cacciatori-pescatori, individuata più espressamente nella cosiddetta “Cultura di Laterza”, dell’ archeologo F. Biancofiore.
Chi costruì Cozzo Marziotta, chi lo abitò e chi lo distrusse?
I primi abitatori dell’area, l’abbiamo detto, furono questi uomini partiti dalla zona media dell’ Europa, meglio concretizzabile nell’interno dell’Istria e dell’Illiria, al di là del Carnaro, molto prima del secondo millennio a.C.
Alcuni di loro arrivarono anche nel nostro territorio e costruirono il proprio villaggio di capanne.
Intorno al primo millennio a.C. su questa parte pianeggiante della penisola italiana, dominarono invece i Peucezi e Cozzo Marziotta, dunque, fu abitato anche da essi.
Costoro, genti pacifiche, abbastanza dediti alle attività agricole e pastorali, tanto da evidenziare una felice economia, attirarono sulle proprie terre le mire dei Dauni e dei Messapi d’oltre Adriatico.
I Peucezi si trovarono in mezzo ad una morsa, che diventava disperata ed asfittica ogni giorno di più, tanto da dover cercare la salvezza sfondando in direzione d’occidente, sulla pianura che si estendeva da Taranto verso Metaponto, e più giù, oltre Sibari, fino a Cotrone (odierna Crotone).
In questa disperata soluzione per la sopravvivenza non rimase possibilità di vita per i gruppi etnici meno consistenti e per quelli facilmente aggredibili.
Così sparirono tanti piccoli villaggi e di essi si perse persino la memoria.
Popolazioni aborigene prima, Peucezi dopo, Dauni e Messapi in ultimo, furono i popoli che abitarono il Cozzo di Marziotta ma il colpo di grazia arrivò dagli uomini di Falanto (Partenii) che, dopo aver sottomesso indigeni e Cretesi (ormai noti come popolo unico, quello dei Pelasgi), arrivarono a condizionare anche le sorti dei Messapi, che ne rimasero sopraffatti.
In quel tempo finì la vita nella borgata di Cozzo Marziotta e sul fiume Lenne, correva l’anno 706 a.C.
Di Peucezi, Dauni, Messapi, Partenii, Cretesi e Pelasgi e delle loro imprese nel nostro territorio, parlerò nel prossimo appuntamento.
Maggiori dettagli sullo scavo archeologico di Cozzo Marziotta, sui corredi rinvenuti e che appartennero ai suoi abitanti, oltre ad una presentazione di quanto oggi si possa apprezzare di questo sito sul posto, saranno invece argomento di una nuova pubblicazione che, tra pochi giorni, potrete leggere nella rubrica “Palagiano nel passato: La camm’nèt fòr”.



A cura di Antonello De Blasi.
Fonti: Utet, Treccani, Fedele, Biancofiore, Lentini, Ladiana.