Parla dei mandati ricoperti come Sindaco, della sua vita, e di altro ancora.
Si può amare o odiare Nunzio Scalera, si possono approvare o contestare le cose che ha fatto, ma su un punto credo che dovremmo essere tutti d'accordo: è l'uomo che più di tutti ha lasciato un'impronta di sè nella storia politica del nostro paese, che nel bene o nel male  è il politico che più di tutti ha determinato nelle persone consensi  o dissensi.

I più anziani ricordano ancora i suoi comizi, fatti di scontri con i suoi avversari dell'epoca, alcuni anche molto agguerriti e preparati, comizi ai quali partecipava quasi l'intero paese.Nunzio Scalera è ora un pensionato che  “osserva” la politica palagianese: con questa intervista cercheremo di scoprire cosa sia rimasto dello Scalera di un tempo, in quale modo osserva quello che accade a Palagiano, se da osservatore distratto e neutrale o da osservatore attento e partecipe, pronto a guidare da dietro le quinte eventuali sviluppi o fatti che possano destare ancora la sua attenzione; in poche parole, cercheremo di scoprire cosa pensa e cosa fa ora questo pensionato illustre, un personaggio che, bastava dire “u' sin'c”, per far pensare a lui e solo a lui.Conosceremo perchè entrò in politica, gli avvenimenti politici più salienti della sua vita, cosa crede che la gente pensi ora di lui, come giudica la scelta del figlio Antonio nella Comunità Montana, di quali scelte fatte ancora oggi si pente, ed altre cose molto interessanti. 

Chi è Nunzio Scalera?Una persona come tante, con gli stessi pregi e difetti della  gente comune, una persona che ha avuto l'onore di amministrare per molti anni il nostro paese. Sono nato a Palagiano il 29 maggio 1927, e sin da piccola età ho aiutato mio padre Antonio nel suo lavoro di sarto. Successivamente, sono stato dipendente della Camera di Commercio di Taranto ed, a seguito di pubblico concorso, dipendente dell'A.N.M.I.L.; ho lavorato infine per la Regione Puglia. Ho 5 figli e 6 nipoti, e sono in pensione dal 1992. Da ragazzo militavo nelle file dell'Azione Cattolica, ed ancora oggi ne faccio parte.  
Quali sono i suoi hobby?Quando frequentavo l'oratorio parrocchiale, mi piaceva giocare a dama e a scacchi. Mi sarebbe piaciuto continuare a farlo da adulto, ma gli impegni politici ed amministrativi me l'hanno impedito. Da pensionato, mi è difficile trovare un compagno di gioco, perchè tutti preferiscono giocare a carte, e il tempo libero lo passo con i miei nipoti. 
Perchè scelse di entrare in politica? Ritengo che, tutte le menti libere e democratiche che hanno a cuore le sorti del proprio Paese e il futuro delle generazioni presenti e nuove, dovrebbero interessarsi attivamente di politica, non importa se con la tessera o meno di un Partito. Con la destituzione di Mussolini da Capo del Governo, e l'occupazione delle truppe alleate dell'Italia meridionale (1944), i Partiti politici defenestrati dal regime fascista tornarono ad organizzarsi, per dare al nostro Paese libertà e governi democratici, e questo accadde anche a Palagiano. Ricordo che, a Palagiano, il primo Partito ad organizzarsi fu il Partito Socialista, con uomini seri e determinati, fra i quali ricordo i fratelli Leonardo e Vito Lorè e Cosimo Gentile. Il Partito Comunista ebbe in Alberto  Izzo e Cataldo Maglio i suoi uomini di punta, mentre nel Partito Repubblicano si distinsero l'avv.  Tommaso Masella ed il fratello  Nino. Erano presenti anche il Partito del Lavoro, con Egidio Trisolini, e il Partito Liberale con  Francesco Calvello.                                                             Il Partito d'Azione, guidato a livello nazionale da Parri (poi divenuto il primo Presidente del Consiglio del dopoguerra), era guidato  da  Eriberto Sinisi. La D.C.,voluta da De Gasperi, ebbe inizialmente difficoltà ad organizzarsi a Palagiano, perchè nessuno era disponibile ad assumersi la responsabilità di organizzarla. I dirigenti provinciali del tempo si rivolsero anche all'Azione Cattolica, ma non vi riscontrarono disponibilità. Si rivolsero allora a mio padre, sia perchè era un vecchio iscritto al Partito Popolare di don Sturzo, sia perchè era un perseguitato politico per non avere mai accettato la tessera del Partito fascista. In seguito al rifiuto di mio padre di costituire la D.C., il dottor Prenna, responsabile diocesano dell'Azione Cattolica, pregò mio padre di convincere me ad accettare  l'incarico, perchè vi era la necessità di avere nel costituendo Comitato Nazionale di Liberazione (C.N.L.) la presenza della D.C. Feci presente che ero appena diciassettenne ed  a digiuno di politica, ma il dott. Prenna mi rassicurò dicendo che la nomina a Commissario della D.C. di Palagiano sarebbe stata provvisoria, ed era finalizzata solo a garantire la presenza della D.C. nel C.N.L. Partecipai così alla costituzione del C.N.L., ed eleggemmo Presidente, con funzioni di Sindaco provvisorio, il dott. Eriberto Sinisi, che rimase in carica sino alle elezioni per la nomina del primo Consiglio comunale del dopoguerra, avvenuta nel 1947. Alle elezioni amministrative furono presenti tre liste: 1) ”Fronte Popolare di Sinistra”, guidato dal prof. Nino Masella; 2) “Movimenti di destra”, guidato dal dott. Rocco Valente; 3) ”Lista D.C.”, guidata dal dott. Domenico Natale. L'esito elettorale fu negativo per la D.C., mentre gli altri due schieramenti elessero dieci consiglieri ciascuno.Il risultato elettorale non permise l'elezione del Sindaco, per cui il Comune venne commissariato con un funzionario della Prefettura di Taranto, il dott. Achille Fabrizio. Nel frattempo, cercai subito di liberarmi da quello che, vista anche la mia giovane età, era un peso troppo pesante, ma non ci riuscii. Intanto avevo fatto una prima esperienza nel C.N.L., e qui capii che gli insegnamenti della dottrina sociale cristiana, appresi nell'Azione Cattolica, potevano essere concretizzati attraverso una seria attività politica. Cercai allora di organizzare la D.C. con una squadra di volenterosi disposti a collaborare con me, ma dal momento  che non trovavo persone adulte disposte ad aiutarmi, mi rivolsi  agli amici d'infanzia, dai quali ebbi le adesioni sperate. Nacque così un gruppo di giovani che intese con me interessarsi del paese, un gruppo guidato non tanto da precisi ideali, ma dall'idea di poter fare qualcosa di buono per Palagiano. 
Se potesse tornare indietro, lo rifarebbe? Si, perchè credo che la politica, quella vera, quella che va in direzione della gente e della crescita culturale e socio-economica del proprio Paese, è un obbligo morale che va adempiuto.Tutti i cittadini hanno il dovere di dare il proprio contributo per migliorare la società, tutti hanno il dovere di fare politica, per essere protagonisti attivi e decidere del destino del proprio paese. 
Quali sono gli avvenimenti politici più salienti della sua vita? Per rispondere  a questa domanda bisogna considerare il tempo in cui ho fatto politica. Ho iniziato ad occuparmi di politica nell'immediato dopoguerra, cioè nel periodo in cui bisognava ricostruire l'Italia. Desiderio di tutti era uscire subito da questa situazione e creare le premesse per una rapida crescita, instaurare nel Paese la democrazia basata sulla libertà di ogni individuo, libertà non solo di parola e di opinione, ma anche dal bisogno.Quando iniziai l'attività politica, c'era una forte disputa tra i Partiti  per ottenere il governo del Paese. A quei tempi, l'unico mezzo efficace per esporre i propri programmi, era dato dai comizi che si tenevano sulla piazza principale: parlare alla gente significava assumere impegni che poi bisognava mantenere, perchè la gente giudicava gli amministratori solo per la capacità di mantenere gli impegni assunti.Per me, partecipare ad incontri politici e discutere con i Ministri dei problemi del nostro Comune, era sempre un avvenimento di grande rilevanza, specie se le mie richieste venivano accolte, perchè questo mi dava credibilità verso gli elettori.Entriamo ora nel merito della domanda. Assegnate le terre ai contadini, per una riuscita sicura della riforma agraria, era necessario mettere gli agricoltori nelle condizioni di poter utilizzare al meglio il terreno  assegnatogli. Parlando con loro, prevalse  la richiesta che, su ogni podere, venisse costruita la casa per l'abitazione, nonchè la stalla per l'allevamento di animali da cortile e da lavoro, oltre all'introduzione, a cura dell'Ente per la riforma agraria, di nuove produzioni (uva da tavola, al tempo “primus”; agrumeti), oltre alla dotazione di animali e di strumenti per la lavorazione dei terreni.. Portai queste richieste al Presidente dell'Ente, prof.Aldo Ramadoro, e al Direttore Generale dott. Prinzi, successivamente sostituito dal prof. Scardaccione, i quali mi dissero che condividevano le esigenze degli agricoltori, ma mancava una legge apposita per i relativi finanziamenti. Approfittai del convegno tenutosi a Roma nel 1953, per esporre il problema evidenziatomi dal prof. Ramadoro. Il Ministro dell'agricoltura dell'epoca percepì questa necessità, e poco dopo arrivarono i finanziamenti per la costruzione delle case coloniche, che il Ministro Medici venne ad assegnare agli aventi diritto, unitamente all'arredo per le  abitazioni.Altro avvenimento politico per me rilevante rimane la visita, nel 1956, dell'allora Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Mario Segni, che mi permise di avanzare ulteriori richieste, tutte accolte: abbattimento, per gli assegnatari, delle spese per la trasformazione agraria dei terreni;  finanziamento per il conservificio, rilevato dalla società Fago & Roncagli, dove trovavano lavoro stagionale oltre 450 unità lavorative, per il 90% donne; sistemazione delle strade dell'intero comparto. Subito dopo la visita dell'on. Segni, le strade furono realizzate in meno di un anno, si installò la pubblica illuminazione al Centro Direzionale di Conca d'Oro, venne costruita una chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, l'ufficio postale, un ambulatorio medico attrezzato con presenza giornaliera di personale medico e paramedico, uno spaccio per la vendita di prodotti alimentari e tabacchi, un ufficio distaccato del Comune, 3 plessi scolastici per le scuole elementari, ecc. In poco tempo Conca d'Oro divenne un centro funzionale autonomo: questa situazione durò poco più di un decennio, perchè i figli degli assegnatari trovarono in gran parte lavoro all'Italsider (oggi ILVA) e, per le mutate condizioni economiche, gli assegnatari si trasferirono nel paese.Ricordo un avvenimento che mi inorgoglì molto, ma che non mi portò a considerarmi migliore degli altri. In quel periodo, per  facilitare la gestione degli Enti Locali, il Ministro degli Interni ed i Prefetti riunivano i Sindaci in particolar modo in occasione dell’impostazione dei bilanci di previsione. Ricordo un episodio accaduto nei primi giorni di settembre del 1952:  il Segretario nazionale della D.C. riunì a Roma, al Palazzo dei Congressi dell’Eur, tutti i Sindaci democristiani. Io ci andai con abiti estivi, ma vedendo   gli altri Sindaci con abiti da cerimonia,  mi sedetti nell’ultima fila in quanto provavo   disagio per il mio abbigliamento. Durante i lavori, fui chiamato  sul palco, dove vi erano la massime autorità di Governo, per  portare il mio saluto nella veste di Sindaco più giovane d’Italia: tentai invano di non andarci, e  fui da tutti applaudito ed invitato  a rimanerci. A conclusione dei lavori, durati due giorni, il Ministro degli Interni annunciò  che mi avrebbe proposto per la nomina a Cavaliere della Repubblica, onorificenza che il 2 giugno 1953, in forma ufficiale, mi fu conferita dal Prefetto di Taranto, dott. Gaipa. Tenni segreta tale nomina, come quelle successive di Ufficiale della Repubblica del 2 giugno ‘69, Grande Ufficiale il 2 giugno 1973,  e Commendatore il 2 giugno 1979.Questa  scelta di tenere celate le onorificenze ricevute, era dovuto al fatto che non  intendevo mettere in difficoltà gli amici di sempre e lo stesso paese, perché a me piaceva essere chiamato solo “Nunzietto”.    Altro avvenimento per me importante  fu il riconoscimento ufficiale ricevuto dal Presidente del Consiglio Regionale  Prof. Luigi Terricole nel 1979, con medaglia al merito per la mia fedeltà ai valori della Resistenza: di questa onorificenza ne fu fiero in modo particolare mio padre. La campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale del 1960  (che vinsi con un simbolo diverso da quello della DC), mi permise di capire   che la gente non votava un simbolo di Partito, ma l'amico “Nunzietto”. Le liste  in campo furono una di sinistra ed una DC, oltre alla mia, che ottenne la maggioranza assoluta, 16 consiglieri  su 20, mentre gli altri 4 andarono alla lista di sinistra, e nessun seggio alla DC. Nel 1960 la DC  fu  caratterizzata dall’accentuarsi di diverse correnti di pensiero, e i sostenitori del pensiero della dottrina sociale cristiana ritennero che era giunto il momento di dare alla DC una forte caratterizzazione sociale, per cui volevano sperimentare un governo di centro-sinistra. A capo di questa corrente di pensiero vi erano  Fanfani, Dossetti, La Pira, Moro, Donat Cattin. Io, insieme all’on. Raffaele Leone e all’on. Gabriele Semeraro, ero seguace di questa corrente e, poiché facevo parte del Comitato provinciale del Partito, mi toccò sostenere grosse battaglie per la sua affermazione. A livello provinciale, la DC era allora governata dalla corrente Dorotea, e gli scontri interni erano  forti perché, per molti, il sostenere una corrente di pensiero si trasformava in una corrente di potere, per cui il confronto delle idee superò lo scontro dialettico, e chi  governava cercò di  delegittimare l'opposizione interna. Fu questo tentativo di delegittimazione, perpetrato dalla segreteria  provinciale  nei miei confronti, che mi portò a formare, in occasione delle amministrative,  una lista civica ed, ispirandomi a un fatto puramente religioso, scelsi il simbolo del triangolo, con all’interno una croce. Poiché allora il confronto politico delle idee e dei programmi avveniva principalmente sulle piazze con  pubblici comizi, era ovvio che si tentasse di impedire che l’avversario  parlasse, specie quando si aveva la certezza delle sue capacità oratorie. All’inizio della campagna elettorale ero Sindaco in carica, e poiché si temette che potessi far uso di tale potere, si cercò di evitare che,  nelle vesti di Sindaco,  ricevessi l’on. Fanfani, di passaggio da Palagiano e diretto  a Matera, la domenica antecedente la data delle elezioni. Con uno stratagemma che urtava contro ogni norma e regola, il pomeriggio del sabato, i miei ex amici di Partito raccolsero le dimissione della Giunta in carica ( nessuno di loro era candidato nella mia lista) e, alle ore 23,15 dello stesso giorno,  venne a Palagiano il dott.  Benedetto Negri,  funzionario della prefettura di Taranto, con il decreto di Commissario al Comune di Palagiano.Questo fatto mi costrinse a  partire subito per Roma,  con l’amico Rodolfo D’Aprile, convinto assertore del pensiero fanfaniano, e con l’amico Gino Secondo, che fungeva da autista, per comunicare a Fanfani in tempo utile l’accaduto e fargli cambiare programma perchè, diversamente, sarebbe stato ricevuto  dal Commissario circondato dai candidati della lista D.C. Arrivammo a casa di Fanfani alle 4,30 della domenica mattina, e fu così che decise di cambiare itinerario:  raggiunse Matera senza passare da Palagiano, cosa che mi consentì di denunciare l’accaduto nel cominzio che tenni la sera stessa.Il mio successo elettorale non fu accettato dagli amici avversari che, ritenendo di avere un asso nella manica, cercarono subito di accelerare il mio insediamento. Non vollero tralasciare nulla, e addirittura fecero sì che, la convocazione del Consiglio comunale per la verifica delle condizioni di eleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri e della Giunta, avvenisse il 17 novembre, alle ore 17 e, se non vado errato, di venerdì. Allora il Sindaco, per potersi legittimamente insediare, doveva prestare giuramento di fedeltà alla Costituzione della  Repubblica davanti al Prefetto, ma bastava una semplice denuncia, o un accertamento giudiziario in corso, per impedirlo. Mi denunciarono così alla magistratura, sostenendo che avevo asportato dal Mercato ortofrutticolo 6 pali caduti dalla tettoia durante l'uragano del 1953, per  costruire le porte del campo sportivo provvisorio, ubicato sull'area dove il 1956 venne costruita la villa comunale. Questo fece ritardare il giuramento, al quale fecero da testimoni l'on. Raffaele Leone e il Vice Prefetto dott. Blasi, in quanto il Prefetto attese l'esito della sentenza, che mi prosciolse da ogni accusa.Il 1961 ottenni, dalla Cassa per il Mezzogiorno, il finanziamento per la pavimentazione delle strade di campagna di Calzo e Trovara. I lavori, previo regolare appalto, furono eseguiti dalla ditta Surico Giuseppe ma, sempre dagli stessi amici avversari, fu presentato un ricorso basato sui seguenti presunti illeciti:1)i lavori erano stati eseguiti dal sig. Surico perchè mio amico; 2)i lavori erano stati eseguiti male. Nella primavera del 1962, venne a Palagiano il Ministro della Cassa per il Mezzogiorno Pastore e il Direttore Generale Pescatore, con dei tecnici, per accertare la veridicità dell'accusa, e fu per me motivo di grande soddisfazione il risultato al quale giunsero. Nell'ufficio del Sindaco ricevetti elogi per la regolarità della gara d'appalto che aveva visto vincitrice la ditta Surico, nonché per la correttezza dei lavori eseguiti. Lo stesso Ministro rimproverò i denuncianti, che erano presenti, invitandoli a comportarsi in futuro in modo più corretto, e il Prefetto, che aveva sostenuto le tesi dei denuncianti senza prima espletare nessun accertamento, si complimentò con me.Per ultimo, vorrei ricordare un episodio che incise in modo notevole sullo sviluppo economico e culturale del paese.Negli anni '60, per alleviare la forte crisi occupazionale esistente nella nostra Provincia (solo nella città di Taranto, i disoccupati erano oltre 40.000!), il Sindaco di Taranto, Raffaele Leone, assunse l'iniziativa di costituire un Consorzio tra i Comuni per l'istituzione dell'Aria Industriale A.S.I.; su 29 Comuni,vi aderirono Taranto, Palagiano, Castellaneta, Massafra, e altri due Comuni dei quali non ricordo i nomi, oltre alla Provincia, presieduta da Nicola Lazzaro, alla Camera di Commercio, retta da Giulio Parlapiano, e all'Associazione degli industriali.La nascita dell'A.S.I. permise l'insediamento di molte aziende, prima fra tutte l'Italsider (oggi ILVA).Grazie al fatto che il Comune di Palagiano era socio fondatore dell'A.S.I., oltre 500 giovani del nostro paese furono assunti all'Italsider. Ciò permise di alleggerire la disoccupazione nel mondo agricolo, favorendone nel contempo l'industrializzazione. 
Chi sono i politici nazionali dell'epoca che ha conosciuto? De Gasperi, Andreotti, Scelba, Gonella, La Pira, Segni, Colombo, Fanfani e Giulio Orlando. Si deve all'interessamento di Colombo il finanziamento delle opere idriche e fognanti e della tangenziale Nord  di Palagiano, e fu lo stesso Colombo, nel 1954, ad inaugurla. Nel 1952,  l'on. Fanfani venne a Palagiano per l'assegnazione dei poderi a Conca d'Oro. I rapporti con Colombo e Fanfani erano ottimi, e da Fanfani e La Pira imparai ad amare e rispettare il prossimo lavorando nel sociale. 
Quale ritiene sia stata la cosa migliore che abbia fatto?Quando fui eletto Sindaco per la prima volta, mi trovai di fronte  una situazione di degrado del paese, per cui è difficile stabilire , tra le tante cose fatte, la migliore. Ad onor del vero, va detto che il primo Sindaco del dopoguerra, il dott. Rocco Valente, eletto nel 1948, si prodigò molto per trasformare Palagiano in un paese vivibile: era un bravo medico, con spiccate doti umane, tanto che rifiutava persino l'onorario, e questo gli valse l'appellativo di “medico del popolo”.Si deve a lui la costruzione del mercato coperto all'ingrosso, che ebbe al tempo la funzione di togliere dalla strada  la vendita dei prodotti agricoli, nonchè quella di tentare di calmierizzare i prezzi ed eliminare la sporcizia che la vendita dei prodotti agricoli causava per le strade. Durò in carica meno del suo mandato, in quanto nel 1951 fu eletto consigliere provinciale, carica allora incompatibile con il  mandato di Sindaco: questo non gli consentì di dotare il paese di opere igieniche, fogne ed acqua (nel paese passava un mezzo chiamato “carrizz'”, che raccoglieva i liquami), pavimentare ed illuminare le strade, costruire le scuole, dotare il paese di un polmone verde e di un centro sportivo.Ecco perchè è difficile stabilire, tra le tante cose  che con le Amministrazioni da me presiedute si sono realizzate, quale sia stata la migliore. Credo, però, di poter mettere ai primi posti l'aver intuito che per far crescere il paese bisognava dotarsi di un piano urbanistico e, a quel tempo, l'unico consentito ai Comuni inferiori ai 10.000 abitanti ( Palagiano contava circa 4.800 abitanti ) era il PdF. Grazie ad esso, fu possibile consentire a tutti di costruirsi la casa, di far nascere oltre 480 case popolari, la zona ex L.167 (Bachelet), di avere nel paese strade larghe, piazze, ecc. Fu uno strumento urbanistico che continua ancora, a distanza di oltre 30 anni, ad avere  la sua validità. A proposito della zona ex L.167, l'allora Sindaco di Taranto, sen. Giuseppe Cannata, avendo urgente necessità di disporre di alloggi per eliminare il grave stato di degrado in cui versava la città vecchia, mi chiese di ospitare a Palagiano, nella zona Bachelet, almeno 150 famiglie di lavoratori dell'Italsider. Accettai per una serie di motivi: 1) il sen. Cannata era una persona perbene e meritevole di rispetto; 2) si trattava di una operazione a carattere sociale ed umanitaria; 3) a Palagiano era stato risolto il problema dell'alloggio, perchè le richieste di case popolari erano state tutte accolte. 
Quale ritiene sia la cosa che avrebbe voluto fare, ma non ha fatto?a) Portare a termine la Zona Industriale (P.I.P.); b) completare il Palazzetto dello Sport, in quanto l'opera non venne più ultimata dalle Amministrazioni successive;c) costruire una strada che avrebbe collegato la frazione di Chiatona al fiume Lenne (zona 20). Vorrei precisare che lasciai un progetto redatto dall'ing. Rocco Favale, completo delle autorizzazioni del demanio marittimo e dell'accensione del mutuo occorrente per la realizzazione dell'opera. Questa strada avrebbe permesso anche di sviluppare le infrastrutture turistiche su tale fascia della litoranea; d) realizzare il progetto, già approvato dal Consiglio comunale, per la installazione di verde pubblico attrezzato su una zona di circa 8 ettari, sulla quale erano previsti parchi giochi per bambini ed adulti.Ciò sarebbe avvenuto nel rispetto dello strumento urbanistico (PdF). 
Quale ritiene sia  la cosa  di cui ancora oggi si pente?Aver dato un notevole contributo per la elezione di un Sindaco che mi aveva promesso di terminare i lavori che ho esposto, e che invece si dimostrò poi fallimentare sotto ogni aspetto amministrativo, umano e politico. 
Chi ritiene sia stata la persona del suo Partito che più l'abbia aiutato? Tutti coloro che avevano a cuore le sorti di Palagiano, e che mi hanno aiutato in maniera disinteressata. 
Chi ritiene sia stato colui che più l'abbia avversato nel suo Partito?Tutti coloro che, per invidia, non riuscivano ad apprezzare un paese in crescita. 
Il non fare nomi è una sua scelta precisa o una dimenticanza tattica?Una scelta precisa, dettata dal fatto che potrei dimenticare di citare qualcuno che mi ha aiutato a vincere le tante battaglie da me intraprese. 
Che ricordo ha dei suoi avversari politici?C'era chi non riusciva a capire i progetti che l'Amministrazione intendeva realizzare, chi peccava di ignoranza, e chi ha collaborato con me, con una sana opposizone, per la crescita di Palagiano. Sono stati in tanti, ma vorrei citare solo coloro che hanno saputo mettere in primo piano gli interessi primari del paese, trascurando quelli, sia pur legittimi, di appartenenza politica.Fra questi ricordo il prof. Rocco Galatone, il prof. Marco Stea, l'avv. Francesco Cazzato.Tra i sindacalisti, ricordo il sig. Rocco Favale, che seppe conciliare la sua fede politica (allora i sindacati erano molto politicizzati) e gli interessi dei lavoratori da lui rappresentati nella CGIL Il sign. Favale faceva parte della Commissione chiamata a definire gli elenchi dei lavoratori agricoli ai fini pensionistici. Mi chiese di non essere fiscale perchè quegli elenchi sarebbero rimasti bloccati per molti anni per una legge dello Stato, per cui coloro che vi sarebbero stati inclusi avrebbero avuto una pensione certa e remunerativa. Capii  l'importanza della richiesta e lo accontentai, sapendo che avrebbe agito secondo la sua spiccata umanità e, comunque, a favore dei più bisognosi.Ancora oggi ritengo di non essermi sbagliato, ed apprezzo ancora di più quest'uomo perchè, grazie ai suoi suggerimenti, ancora oggi vi sono persone che godono di una pensione  che, diversamente, gli sarebbe stata negata. 
Qual'è stata la sua vittoria più bella?

 Qual'è la sconfitta che ancora gli brucia?Nessuna! La prima regola che un politico deve accettare, è quella del saper perdere, perchè solo così si può assaporare meglio la vittoria. Per la verità, non ricordo mai di aver perso, in quanto sono sempre stato il primo degli eletti. 
Esiste un  episodio a lei attribuito, che ritiene  sia  solo frutto di fantasia dei suoi avversari o dei  nemici dello stesso Partito?Le tante calunnie costruite con il solo scopo di eliminarmi dalla scena politica, e che il tempo, puntualmente, ha sempre smentito. 
Il suo ritiro dalla vita politica attiva è stato determinato da un evento in particolare, o perchè stanco di fare politica?Ho sempre ritenuto che un politico attento, che intende la politica non come qualcosa di utile per sé, ma per il bene del suo paese, debba far largo ai giovani. 
Se c'è stata, che tipo di influenza ha avuto nelle ultime elezioni amministrative?Sorride scuotendo la testa, e gentilmente mi chiede di passare alla domanda successiva. 
Cosa farebbe  se fosse  lei il Sindaco?Sfrutterei al meglio le nuove leggi sugli Enti Locali e i finanziamenti che oggi arrivano da diverse direzioni (C.E.,Governo e Regione). Consentitemi però una riflessione: quando leggo sui giornali che i Comuni non riescono ad utilizzare i fondi messi loro a disposizione, questo mi crea amarezza. Ai miei tempi, i Sindaci dovevano avere la capacità di bussare alle porte dei vari Ministeri e sapersi trasformare in mendicanti; oggi le cose sono cambiate, i Sindaci possono disporre di ingenti risorse economiche, e non saperle utilizzare tutte è un fatto grave. Oggi sono certo, per via delle nuove leggi, che porterei a termine le opere che non mi fu possibile completare, incominciando dal P.I.P., per favorire la nascita di industrie compatibili con il territorio, che favorirebbero il calo della disoccupazione. Svolgerei l'attività amministrativa seguendo 4 direttive fondamentali: a) valorizzare il comparto agricolo, risolvendone le varie problematiche;b) attuare in pieno quanto previsto nel P.I.P., regolarmente approvato dagli organi competenti, per favorire insediamenti industriali ed artigianali; c) dare un forte impulso al settore turistico, con la costruzione delle strutture e delle infrastrutture necessarie, sviluppando attorno ad esso una campagna pubblicitaria idonea a far conoscere il nostro territorio;d) affrontare, con la serietà che il comparto richiede, il problema dell'ecologia, e dare ad esso il necessario per rendere Palagiano all'avanguardia in questo settore. 
Cosa non farebbe se fosse lei il Sindaco?Mettermi su un piedistallo, ed atteggiarmi a Sindaco-padrone! 

Come ritiene sia cambiata la lotta politica rispetto ai suoi tempi?Oggi, la maggior parte di coloro che fanno politica, non usa confrontarsi con la gente, né si preoccupa di sapere quello che realmente necessita fare per gli amministrati. Si illudono che sia sufficiente affidarsi ad una buona agenzia di pubblicità per essere piazzati bene, al pari di un qualsiasi prodotto da far comprare alle massaie! Credo che questo modo di fare sia destinato a scomparire,  perchè l'elettorato  scoprirà l'inganno, e voterà per quei candidati preparati, disponibili ad interessarsi dei problemi del territorio e della gente. 
Chi è il politico locale che più stima?Non intendo sponsorizzare nessuno con la mia risposta, soprattuto perchè siamo alla vigilia di una competizione elettorale. 
Chi è il politico locale che più non stima?Chi parla male di tutto e di tutti , senza avere un proprio progetto alternativo da proporre.  
Che giudizio dà di suo figlio Antonio come politico?
Lascio agli elettori ogni giudizio. 
Interviene nelle sue decisioni? Mai! Ritengo che, chi decide di rimanere in politica, deve crescere attraverso le proprie esperienze. Un consiglio, però, vorrei dare, non solo a mio figlio, ma a tutti coloro che intendono svolgere una politica seria: non bisogna montarsi mai la testa, ricordare sempre che far politica significa mettersi al servizio del popolo che, esprimendo la propria fiducia, elegge chi deve  rappresentarlo nelle istituzioni. Aggiungo che, mio figlio, ama prendere le decisioni dopo un attento esame delle varie problematiche che gli vengono proposte. 
Esiste un episodio o una scelta politica di suo figlio, che lei proprio non manda giù?No, perchè ho sempre rispettato la libertà di opinione e le intelligenze  di tutti, specie se le opinioni espresse, le proposte fatte, e le relative scelte, hanno alla base onestà e lealtà. 
Ha qualcosa da dire sulla scelta fatta da suo figlio nella Comunità Montana?Un politico serio non può e non deve rimanere inerte in presenza di assoluta inefficienza da parte di chi è stato chiamato nell'esecutivo ad amministrare un Ente, ed ha il dovere di attivarsi affinchè i responsabili facciano fino in fondo quanto di loro competenza. Nel caso in cui i tentativi per far compiere il proprio dovere restino vani, il politico che ama davvero il proprio territorio deve avere il coraggio di compiere atti di forza, atti che possono sembrare incomprensibili o essere impopolari, pur di smuovere l'inerzia, pur di incoraggiare una politica idonea per la crescita  del territorio. 
Ritiene di poter insegnare  qualcosa a chi attualmente è sulla scena politica?E' saggio colui che, operando in politica, ricordi il passato e valuti il presente, per costruire un futuro migliore. Penso che si dovrebbe studiare il passato e gli uomini protagonisti del tempo, tenendo presente il momento storico-politico in cui questi hanno operato, e far tesoro di tutto quanto di positivo dagli stessi è stato messo in essere: solo così si eviterebbero errori!Sono stato sulla scena politica per 50 anni, e ne sono sempre uscito a testa alta. Basta copiare e migliorare quello che in quel periodo ho saputo sviluppare, grazie alla sincera collaborazione di tutti i consiglieri che ponevano in me fiducia e  a quei collaboratori che non apparivano in primo piano. Mi dispiace dover constatare che, molti che si affacciano sulla scena politica di Palagiano, diventano preda della propria presunzione, e passano in politica come  meteoriti di breve durata. 
Cosa gli ha insegnato l'attività politica?Rivolgere agli altri le stesse attenzioni che si hanno per sé. Conoscere da vicino le tante forme di povertà esistenti nelle famiglie, e  saper distinguere ed aiutare chi accetta il proprio stato di bisogno in silenzio. Questa conoscenza spesso mi ha creato amarezze, perchè non sempre, malgrado la volontà profusa,  sono riuscito a risolvere i problemi della gente.Fino ai primi anni '60, il Sindaco era per il cittadino un “sacerdote”, una persona a cui poter esporre i propri problemi nella certezza che il Sindaco mai li avrebbe rivelati ad altri, e vorrei narrare per l'occasione un episodio.Nei primi anni '50, la processione in onore di S. Rocco si svolgeva di mattina, perchè il Sindaco, in piazza, consegnava al Santo le chiavi del paese. Nel 1952, durante la processione, si avvicinò un  amico che voleva  espormi un suo problema, e gli assicurai che, terminata la processione, lo avrei ascoltato. Pregai il parroco don Giovanni Masella di essere presente, ma non accettò per due motivi:1)il cittadino si era rivolto a me, e ciò significava che  poneva fiducia nella mia persona; 2)poichè avevo accettato di fare il Sindaco, avevo il dovere di farmi carico dei problemi dei cittadini, in quanto fare il Sindaco era una missione.Inutile dire che non dimenticai mai le sue parole. Terminata la processione, parlai con questo cittadino, e ci recammo a casa sua, dove convinsi la moglie a riappacificarsi con lui. Giunsero così le  16,30 e, quando andai a casa,  trovai la tavola apparecchiata, ma nessuno aveva iniziato a mangiare, in quanto aspettavano la mia presenza. Mio padre mi chiese da dove venivo e, alla mia risposta “da fare il Sindaco”, mi tirò uno schiaffo gridando: ”Il Sindaco lo puoi fare dove vuoi, ma non a casa: sei un maleducato, non hai rispetto nemmeno per i parenti (erano infatti presenti dei parenti venuti da Taranto)!”. Chiarii subito l'equivoco, in quanto mio padre aveva pensato che io avessi detto che “sono il Sindaco!”.Ho voluto narrare questo episodio per evidenziare quanto fosse difficile e delicato fare allora il Sindaco. 
Si è mai pentito di aver sottovalutato un avversario politico?Non ho mai pensato di essere superiore agli altri. 
A parte i personaggi più propriamente politici, ci sono persone del passato o del presente che più stima?Ho sempre stimato coloro che non hanno mai cessato di rispettare la dignità di ogni singolo individuo, senza fare distinzioni di ceto sociale . 

Cosa crede che la gente pensi di lei ora?Tutto e il contrario di tutto, principalmente per  mancanza di conoscenze ed informazioni. A riprova, consentitemi queste considerazioni. Le nuove generazioni non sanno che:a) il monumento ai caduti di tutte le guerre è stato realizzato nel 1954;b) la villa comunale nel 1956;c) il campo sportivo e l’Ufficio Postale negli anni ‘60;d) la fogna bianca è stata realizzata a tappe, dal 1952 al 1980, cioè ha seguito la crescita del paese; e) i due edifici della scuola media sono stati costruiti nel 1961, mentre negli anni '60, '70 e '80 sono stati realizzati due edifici per le scuole materne, due asili nido e una scuola elementare; f) il canale di adduzione dell'acqua potabile è stato realizzato nel 1964 perchè, quello esistente per alimentare 5.000 abitanti, nel frattempo era divenuto insufficiente. Il nuovo canale fu progettato per alimentare una popolazione superiore ai 100.000 abitanti e, grazie a questa opera, Palagiano non soffre più penuria di acqua;g) le opere realizzate a Nord del paese, in particolare nella zona Petruscio, per evitare i continui fenomeni alluvionali, portano la data d'inizio del 1955 e, per la loro complessità, furono completati nel 1973. Se tali opere fossero state mantenute efficienti, e se parte di esse non fossero sparite per l'incuria delle amministrazioni preposte alla loro manutenzione, non avremmo subito, almeno nella sua consistenza e gravità, i danni che l'alluvione dell'8 settembre 2003 ha provocato.Le nuove generazioni non sanno che, oltre alla realizzazione delle opere pubbliche, ho cercato di dare a Palagiano una politica socio-economica capace di farla crescere, sotto ogni aspetto. Di qui l'interessamento per la  riforma fondiaria (stralcio), che vide l'insediamento di 350 famiglie sui terreni loro assegnati, la politica per la bonifica del territorio, per l'irrigazione, per le trasformazioni agrarie, per la pubblicità dei nuovi prodotti agricoli (vedesi il clementine), allo scopo di avere sbocchi commerciali idonei, ed assicurare prezzi remunerativi (nacque così l'idea della Sagra del Mandarino). Le opere che ho realizzato sono invecchiate con me, alcune sono state addirittura cancellate, come la fontanina monumentale davanti al Palazzo degli Uffici, datata  1960, il mercatino al dettaglio costruito nel 1953, oggi chiuso, l'asilo ( Scuola materna del Sacro Cuore affidato alle Suore di Ivrea , realizzato nel 1956). Ritengo quindi che alle nuove generazioni sia difficile, per le considerazioni fatte, dare un giudizio sulla mia persona, per cui non saprei rispondere con esattezza.Se tutti sapessero bene le cose che ho fatto, una parte delle quali ho qui riportato, sono certo che non mancherebbero di apprezzare il lavoro che io e i miei collaboratori abbiamo svolto. Noto però, con piacere, che la gente non ha dimenticato che, per tutti, ero e sono rimasto l'amico “Nunzietto”. 
Quali erano i suoi rapporti con le istituzioni cattoliche?Di stima e di rispetto dei rispettivi ruoli e, al proposito, vorrei ricordare un episodio. Non tutti sanno che nel 1953, a seguito di un uragano, la Chiesa della Madonna della Stella, esistente in zona Lama di Lenne, crollò. Va precisato che, all'origine, la costruzione era un ricovero per pastori e, dopo l'avvento del Cristianesimo,  fu adattata a luogo di culto. Qui si festeggia, ogni anno, la tradizionale festa in onore della Madonna, con la distribuzione della “tagghiarina” ( fettuccine ), condita con abbondante peperoncino piccante.La distribuzione della  “tagghiarina”, momento importante della celebrazione, trova le sue origini in una festa pagana istituita per accattivarsi i favori degli dei; in seguito, dopo l'avvento del Cristianesimo, i proprietari terrieri si appropriarono di questo rito per ringraziare il Signore,  augurarsi un nuovo anno prospero ed abbondante, e nello stesso tempo si tenevano buoni i coloni, festeggiando ed offrendo loro gratuitamente da mangiare per un giorno.Se dobbiamo parlare di una chiesa vera e propria,  citerei  la costruzione, sulla strada Lenne, a destra verso Conca d'Oro, denominata Chiesa della Madonna di Lenne, che insiste su proprietà privata. Il rispristino della Chiesa della Madonna della Stella  fu possibile grazie alla disponibiltà del maestro muratore Angelo Lorè. Ricordo che, nell'ottobre dello stesso anno, il giorno dell'inaugurazione del nuovo locale, venne il vescovo mons. Potenza, e il palco allestito per l'occasione crollò: non ci furono danni alle persone, ma solo un po' di spavento e tanta ilarità.Quando negli anni successivi il vescovo di Castellaneta, mons. Nicola Riezzo, assegnò la responsabilità del luogo e dei festeggiamenti alla parrocchia dell'Immacolata, il parroco don Donato Rota, uomo di grandi e spiccate doti morali e culturali, nonché devotissimo alla Vergine Maria (a lui si deve il bellissimo inno alla Madonna della Stella),  mi chiese di valorizzare il culto della Madonna della Stella con la costruzione di una chiesa degna di questo nome, anche per non perdere una tradizione tramandata dai nostri avi. L'idea mi piacque, ed incaricai l'ing. Rocco Favale della relativa progettazione, che tenne conto dei consigli dello stesso parroco. Al tempo, i Comuni non potevano finanziare la costruzione di chiese, ma riuscimmo a trovare una soluzione basandoci su due principi: il primo riguardava il fatto che l'opera insisteva su un terreno di proprietà del Comune; il secondo, che la ricostruzione dell'edificio da adibire al culto era necessaria per mantenere vivo un evento tradizionale e culturale, oltre che religioso. Anche stavolta l'opera fu realizzata grazie soprattutto ad Angelo Lorè, in quanto il contributo economico del Comune  era davvero esiguo.  
Che giudizio dà dell'attuale Amministrazione?Su questa domanda non mi esprimo, perchè potrei influenzare la normale vita amministrativa del paese. Spero di poter rispondere a fine mandato, e di non dover dare un giudizio negativo: me lo auguro per il bene di Palagiano. 
Ha mai nostalgia dello Scalera di un tempo?Certamente, per l'età che non c'è più. 
Se gli venisse proposta , accetterebbe di candidarsi ancora in una tornata elettorale?Accetterei solo se dovessi accorgermi che vi è un vuoto politico da colmare, cioè una assenza di persone capaci o riluttanti a volersi assumere la responsabilità di amministrare il paese.

Giuseppe Favale

Anno 2004