Pubblicando questa intervista, non vuol dire che il sito condivida quanto in essa riportato. Nostro compito è solo fornire chiarimenti sulle azioni e fatti che hanno visto coinvolto il prof. Anzolin, sperando di rendere un servizio utile a tutti coloro che vogliono capire più da vicino le vicende che hanno interessato il nostro Comune. Segnaliamo che il prof. Anzolin ha rilasciato una liberatoria, che ci esonera da ogni responsabilità circa le sue affermazioni.

Chi è il prof. Tito Anzolin?A dispetto del mio cognome, sono nato, cresciuto e “pasciuto” a Palagiano: era il 4 maggio del 1952, da quello che spesso mi racconta mia madre, verso le ore 16,00. Appena nato, cominciai subito a dare fastidio: provai subito … a morire (forse non lo sapete: è dedicata a me quella famosa canzonetta “… era meglio morire da piccoli…”).
Come... come?Scherzi a parte, nell’aldilà non mi vollero, pensando bene che era utile che rimanessi di qua per un pò … ad intralciare il passo a qualche mascalzone! E comunque, questo accidente mi fruttò un “privilegio raro”: io infatti, sono stato battezzato due volte; la prima volta in casa, con la semplice acqua di madre Natura (quando si dice il primo imprinting) in via d’urgenza; la seconda volta, da sopravvissuto, con regolare acqua Santa in chiesa.
Da quanti anni è sposato?Non sono sposato, per mia espressa convinzione e scelta di vita; sono, dunque, come recita la legge, in stato di convivenza civile da 23 anni. Ho una figlia di 15 anni, a cui voglio molto bene (non sembri un’ovvietà!).
Continui a stupirci.Ho frequentato la scuola elementare a Palagiano; la scuola media pure: anzi, proprio quell’anno (1962) veniva istituita la Scuola Media Unificata, mandando in soffitta il vecchio Avviamento e la mia fu la prima classe di 1^ media “mista” (cioè, ragazzi e ragazze insieme). Dopo la 3^ media, mi iscrissi al Liceo Scientifico “Battaglini” a Taranto, che a quei tempi, era l’unico liceo scientifico della provincia di Taranto: è stata la mia prima vera grande sfida (e, confesso, che sono stato sul punto di rinunciare). Il Liceo, infatti, era scuola di elìte, dove, solo per entrare bisognava essere in giacca, cravatta e camicia (cosa che io non ho mai fatto) e dove, quelli come me, che venivano dal paesello, erano quasi considerati degli abusivi; anzi, come diceva la mia prof. di tedesco (ebbene si, fui obbligato a studiare il tedesco!), campagnoli che infangavano il “loro” liceo. Ma è stato, anche, la mia prima vera palestra di lotta e di contestazione di quel sistema ingiusto: nella primavera del 1969 occupammo il liceo, proclamando l’autogestione studentesca ad oltranza, fino a quando non fu operato lo sgombero da parte della Polizia. A noi si unì il “Righi” (altro noto “covo di sovversivi rossi”, come ci definivano). Ovviamente fu solo la prima delle iniziative di lotta di quella entusiasmante stagione della “contestazione studentesca.
Queste contestazioni ebbero conseguenze sul suo rendimento scolastico?Ovviamente! quell’anno fui uno dei bocciati del “Battaglini”, così come i proff. ci avevano promesso! (Mi bocciarono con 5 in cinque materie: giusto perché si capisse!). Conseguita la Maturità Scientifica nel 1972, mi iscrissi al Corso di Laurea in Scienze Biologiche all’Università “La Sapienza” di Roma, dove mi sono laureato, con una tesi di neurofisiologia sperimentale nel 1976; un anno, purtroppo funestato anche da un triste evento: la morte improvvisa di mio padre Alessandro.
Niente male come inizio! ci parli ancora della sua giovinezza.Beh! Qualcosa te l’ho già detta; raccontare tutto sarebbe troppo lungo, e poi si arrabbierebbe la mia biografa personale! Sono stato iscritto all’Azione Cattolica, credo fino a 15-16 anni, quando, in molti, cominciammo a guardarci intorno, ad interrogarci sulle scelte fatte da altri per noi, a vivere con crescente insofferenza le acute contraddizioni tra principi e valori affermati e pratiche di secolarizzazione e di esplicito sostegno ad un sistema di potere e ad un modello sociale basato su ingiustizie e disuguaglianze. Cominciarono così gli anni dell’impegno sociale e delle prime prese di coscienza politiche. Il primo impegno di carattere politico fu il sostegno all’M.P.L. (Movimento Politico dei Lavoratori), fondato da Livio Labor: un cattolico, che provava a rompere lo schema del partito unico dei cattolici, uscendone da sinistra, cercando di render coerenti i principi del cattolicesimo popolare con i bisogni reali della povera gente e dei lavoratori. Quell’esperienza durò una breve stagione in quanto, il Movimento, alle elezioni politiche non raggiunse il quorum, per cui non ebbe nessuna rappresentanza parlamentare. Dopo un po’ si sciolse e, una buona parte dei gruppi dirigenti o di base, confluirono nel P.S.I. Io, no. A Palagiano costituimmo il Circolo ARCI, la prima vera esperienza di impegno culturale, oltre che di aggregazione e ricreativo. Fu un grande successo: raggiungemmo quasi 100 iscritti! Poi, nel 1972, gran parte del gruppo promotore si allontanò da Palagiano, per studio, per servizio di leva o per lavoro, ed il Circolo, lentamente, si sfaldò. Il 1973 mi iscrissi al P.C.I , al quale sono rimasto iscritto sino al 1991 (l’anno del Congresso di Rimini che ne sancì la morte), e quindi - per 3 anni - fino al 1993, nel P.D.S. Quando ero all’Università ho partecipato attivamente alle lotte studentesche, nelle file del P.C.I. e con il Collettivo Studentesco di Biologia, ma sempre rifiutando radicalmente i metodi della violenza (anche se, allora, bisognava a volte proprio difendersi fisicamente dalle aggressioni squadristiche dei fascisti).
Cosa ci dice della guerra nel Vietnam?Fu una grande stagione di lotta contro quella terribile guerra , contro il potere imperiale degli USA che, allora come oggi, pretendevano di fare i gendarmi del mondo, occupando militarmente i punti strategici della geo-politica e, soprattutto, compiendo un vero e proprio genocidio, usando armi chimiche di distruzione di massa: come non ricordare quei corpi straziati dai gas nervini e dal napalm! Ricordo che per le vacanze di Natale 1972 ci ritrovammo a Palagiano tutto il gruppo di compagni (ma eravamo anche un gruppo di amici che condividevano scelte ideali di fondo), e decidemmo di fare qualcosa per scuotere le pigre coscienze dei palagianesi a riguardo del genocidio del Vietnam e degli altri Popoli in lotta (come quello Palestinese): sui muri e sui sagrati delle chiese, comparvero così le scritte “Basta con i Natali di sangue in Vietnam”, “Nixon boia” ed altri. Ti lascio immaginare lo scandalo la mattina dopo, per non parlare della reazione stizzita ed irata di chi, nelle acque chete e paludate della politica locale, aveva sempre guazzato bene. Pensa che, nelle omelie di Natale, alcuni parroci trasformarono i messaggi in “questo sarà un Natale di sangue”!!! Insomma, il giorno di Natale fummo convocati in Caserma; subimmo anche un processo (il mio primo) su denuncia dei parroci “contro ignoti”. Ti racconto un episodio gustoso: durante il processo, a don Donato Rota che, presente in Aula, invocava una piccola pena “a fin di bene”, il Pretore rispose più o meno così: “Va bene, padre! Vorrà dire che faremo come nei Paesi Scandinavi, dove, chi arreca un danno materiale (avevamo sporcato il sagrato!), viene condannato a ripagarlo materialmente; vorrà dire che li manderemo per un mese nella sua parrocchia ad accendere e spegnere le candele!”. Fummo tutti assolti.
Visto le premesse, i suoi studi sono stati finanziati da Mosca?Come battuta, non c’è male! Ho sempre dovuto lavorare per aiutare la mia famiglia; mio padre faceva il camionista (almeno fino a quando un problema di salute non glielo impedì). Ho fatto da piccolo “u’ vuagnon d’la puteje”: dal ciabattino al barbiere; dallo speziale al fornaio; dal pasticciere all’alimentari. In estate, come quasi tutti gli studenti, andavo in campagna (all’acinino, ma non solo). Poi il grande “salto”: nell’estate del 1970 con il mio amico Angelo Scarano, partimmo all’avventura, per cercare lavoro negli alberghi della costa adriatica. Arrivammo a Jesolo Lido (VE) e trovammo subito lavoro come lavapiatti all’Hotel Everest: percepii il mio primo salario! Dopo qualche settimana, poiché serviva un aiuto al sommelier ed io parlavo un po’ di tedesco, fui “promosso” in sala, e mi comprarono pure la divisa. Da quell’anno, ogni estate mi chiamavano a lavorare… e fui promosso ancora: diventai cameriere. Partivo appena chiudeva la scuola e ritornavo a metà settembre. Quei soldi mi sono stati indispensabili, specie per “mantenermi” a Roma all’università, dove certamente non avrei potuto campare con il solo pre-salario (che pure ho sempre preso), che ammontava alla straordinaria cifra di… 500.000 lire all’anno! Questa è stata una delle più belle sfide vinte nella mia vita: ho lavorato (sin da giovanissimo ho desiderato conquistarmi la mia autonomia ed indipendenza), ho studiato e contemporaneamente sono stato attivamente impegnato nei movimenti di lotta (ed allora, attivamente significava duramente e tutti i giorni!) e mi sono laureato in 4 anni, con 110 e lode e i complimenti della Commissione. Ricordo con particolare emozione quel giorno perché, oltre alle mie sorelle, erano presenti anche alcuni miei compagni venuti da Palagiano.
Chiedo scusa: era solo una battuta.Non c’è nessun problema!
Cosa fa attualmente?Faccio il professore di Scienze matematiche, chimiche fisiche e naturali presso la scuola media di Palagiano. Dal 1998 milito nel Partito della Rifondazione Comunista, e ne sono componente della Segreteria Provinciale di Taranto come Responsabile Ambiente ed Enti Locali; sono anche componente della Direzione regionale del Partito. Sono poi impegnato nei Movimenti ambientalisti e pacifisti, Componente del Coordinamento provinciale di Legambiente e del Coordinamento Provinciale per il Parco delle Gravine. E, tanto per non annoiarmi, sono R.S.U. della CGIL-Scuola!
Con una vita così frenetica, trova il tempo di dedicarsi a qualche hobby?Ahimè, non ne ho mai potuto coltivare molti (per es. mi sarebbe piaciuto suonare il pianoforte e la batteria). Mi piace molto viaggiare, conoscere nuovi posti e nuove genti. Mi piace anche molto leggere e scrivere, ma - purtroppo - con gli impegni che ho, oramai mi resta pochissimo tempo libero!
Perché scelse di entrare nel PCI?Fu una logica conseguenza della evoluzione giovanile; il mio vivere in maniera acuta quelle contraddizioni di cui ho detto prima: le lotte per cambiare la società; i forti ideali di giustizia; il riscatto della povera gente; la lotta ai soprusi ed alle discriminazioni del sistema di potere democristiano (che anche a Palagiano erano molto acute!); le aspirazioni ad un mondo di uguali; il riscatto dei Popoli oppressi. Volevamo “toccare il cielo con un dito!”, come si diceva allora della “rivoluzione studentesca”. Ero impegnato nel Movimento studentesco, quella splendida “gabbia d’oro in una società di merda”, per dirla con Marcuse, ed in cui cominciarono a prendere forma i Gruppi extra-parlamentari che teorizzavano la impossibilità di cambiare il sistema per via parlamentare ed elettorale, alcuni dei quali arrivando a teorizzare la presa del potere con la violenza: io non condividevo quelle impostazioniE per questo scelsi il PCI: un Partito impegnato per l’affermazione dei miei stessi ideali, ma attraverso la pratica della Democrazia e della emancipazione e partecipazione collettiva delle masse oppresse.
Come fu accolto, nel PCI, un giovane proveniente dal mondo cattolico?Molto bene e con grande entusiasmo, tanto più che non ero solo, ma con un gruppo molto affiatato. E poi, in quel periodo il PCI, grazie anche al forte impulso ed alla grande capacità di “guardare lontano” di Enrico Berlinguer, si stava aprendo molto alle nuove esperienze ed alle novità che venivano dalla società. Un ricordo per tutti: la grande novità del cattolicesimo di base e delle “comunità di base”, da cui provenivano molti di quelli che furono chiamati gli “Indipendenti di Sinistra” nelle Liste del PCI.
Qual'era la situazione locale del PCI, quando lei vi si iscrisse?
Tieni conto che, nei primi anni di militanza, i miei rapporti con la Sezione di Palagiano furono abbastanza particolari; io infatti ero a Roma e di fatto militavo nella sezione “E. Curiel” di San Lorenzo (cioè la sezione universitaria, quella di Piero Sansonetti, Chiara Ingrao, Claudio Petruccioli, ecc.), e venivo a dare il mio contributo a Palagiano in occasione delle campagne elettorali o altre importanti scadenze. Vi erano, comunque, dirigenti di grande esperienza di lotte e formazione politica e culturale (Rocco Galatone e Pinuccio Stea, per fare solo due nomi e senza fare torto ad altri), e dirigenti e compagni che si erano direttamente formati nelle lotte contadine e popolari (anche qui, solo per citarne alcuni, Rocco Favale, Ciccio Patruno, Pasquale D’Aloia, Marcuccio Carmignano, Vituccio Ricci, Tanino Verderese, Giovanni Bianco, senza dimenticare la “mitica” Benedetta con il suo inseparabile Pasquale). Fummo accolti con grande entusiasmo e come testimonianza che, grazie all’impegno del Partito, finalmente anche a Palagiano poteva essere rotta quella cappa che l’opprimeva e quella sorta di pregiudizio per cui i Comunisti venivano visti “come il diavolo”!
Quale ritiene sia il suo più grande pregio e il suo più grande difetto?Cominciamo con le domande difficili! Un pregio, forse, la mia tenacia (quando mi convinco della giustezza di una battaglia, non c’è nulla che possa fermarmi). Un altro, per me, è quello di dire sempre apertamente quello che penso (e questo, in Politica, non è un buon viatico: ma non me ne sono mai preoccupato).Per i difetti, c’è l’imbarazzo della scelta! Secondo alcuni, proprio quello di dire sempre ciò che penso. Così come è diventato un “difetto” il mio carattere forte e determinato.
Per cosa gli piace essere ricordato, e per cosa no, di quando ha ricoperto la carica di Sindaco?Intanto è giusto che la gente mi ricordi (nel bene e nel male) per come mi ha realmente conosciuto nell’esperienza quotidiana. Mi piacerebbe che la gente mi ricordasse, cioè, per le cose che ha vissuto e constatato di persona, non per quello che gli hanno raccontato o per le calunnie messe in giro in maniera strumentale. Lo so che di fronte a questa risposta, ci sarà chi scuoterà la testa! Perchè?Beh! il problema è proprio questo: quelle teste si scuotono sempre… alle mie spalle; eppure, quello che ho solo e sempre chiesto è di scuoterle in mia presenza, contestandomi fatti e circostanze, così da poterne civilmente discutere.
mi dica che non è mai accaduto!Si, ma purtroppo solo in rari casi. E quando questo è accaduto, quasi sempre i miei interlocutori hanno dovuto concludere dicendo “... ma questo non lo sapevo!”, “ …ma questo non me lo avevano detto!”. Ma la cosa ancor più triste, è quando ti contestano una circostanza, poi gli chiedi da dove hanno acquisito quell’informazione e ti rispondono “Ah no! Non si può dire!”. Ma ne andiamo a discutere insieme, così possiamo chiarire! “No! Questo no!” Questo è stato, e in tanta parte, ancora è, la cosa peggiore: una sottile patina di omertà, di rinuncia alla propria responsabilità sociale e politica (in senso lato), che crea quel pantano in cui guazzano bene opportunisti ed affaristi, il cui unico scopo è fare le fortune economiche e politiche. Come sai, è molto più difficile sostenere un pubblico confronto: è molto più semplice e “produttivo” agitare la calunnia che, come nel Barbiere di Siviglia, sottilmente va mormorando e si diffonde, per poi esplodere come un colpo di cannone.
Potrebbe fare qualche esempio?Ne potrei citare un lungo elenco, ma vorrei andare al cuore “politico” di quanto accaduto e, per comprendere questo, bisogna calarsi nel periodo storico. Lo tratteggerò sinteticamente. Palagiano era uno dei 3 grandi “feudi” democristiani di allora, dove la D.C. aveva percentuali “bulgare” intorno al 70 - 75 %!: Palagiano, con la DC di Scalera; Castellaneta, con la DC di Semeraro; Martina Franca, con la DC di “don Pinuccio Caroli”. Palagiano fu il primo di questi feudi assoluti ad essere smantellato: nelle elezioni comunali del ’78 il P.C.I. prese 8 Consiglieri (fui eletto per la prima volta Consigliere Comunale), conducemmo una forte e puntuale battaglia di opposizione e la DC si spaccò; nel 1981, alle elezioni anticipate, il P.C.I. prese 11 Consiglieri, e fui eletto Sindaco (febbraio 1982) con una coalizione in cui vi erano anche 2 liste civiche di provenienza centrista-D.C. (quindi una maggioranza molto precaria!); eppure, amministrammo per 17 mesi, superando due crisi, fino al famoso “salto della quaglia” di qualche consigliere di quelle liste (pensa che, con un ennesimo colpo di blasfema malvagità, si disse persino, “nel popolo delle Parrocchie”, che aveva avuto in sogno la Madonna!), che causò lo scioglimento del Consiglio. E ciononostante, alle elezioni dell’autunno ’83, il P.C.I. prese ben 15 seggi su 30: un successo strepitoso e commovente, il più bel ricordo della mia vita politica. Ricordo ancora oggi, come fosse ieri, l’entusiasmante emozione che provai quando ci giunse da Roma il telegramma personale di Enrico Berlinguer che ci faceva i suoi complimenti! Tutto questo, bada bene, ad opera di un gruppo di giovani dirigenti e militanti del P.C.I. che avevano come unica risorsa il loro entusiasmo, le loro convinzioni, e la lucida consapevolezza che ”cambiare era possibile”, era possibile (come ho ripetuto centinaia di volte nei miei comizi) “rompere quella cappa oppressiva dello scalerismo” che tutto e tutti controllava, arrivando persino a trasformare la semplice firma su un certificato ad un povero cristo in un grande favore.Dopo la mia prima elezione a Sindaco, avevano pensato che avrei retto per un breve periodo, che circondato da un apparato burocratico fatto ad immagine e funzionale a quel sistema di potere e con un pezzo della maggioranza che non poteva certo dimenticare che, di quel sistema di potere, era stato parte integrante ed aspirava a rientrarci, mi avrebbero ingabbiato senza potergli nuocere. Poi, invece, si resero conto che sapevamo non solo leggere e scrivere e far bei discorsi, ma sapevamo studiare, amministrare, elaborare Bilanci e parlare di un altro modo di programmare e tutelare il territorio, persino di parlare di P.R.G. e di Piano Pluriennale di Attuazione: sarebbe stata, cioè, la fine di quelle operazioni di speculazione fondiaria ed urbanistica messe in campo con il P.d.F (Programma di Fabbricazione) del ‘76 e successive Varianti, nonché delle lottizzazioni abusive ed illegali messe in atto, magari manovrando e coprendosi dietro le decine di poveri cittadini illusi da quel famoso “non ti preoccupare!”. Avevano capito che sapevamo davvero praticare il cambiamento, e che per loro poteva essere l’inizio della fine (politica, ovviamente). Tutto questo, in epoca in cui non c’erano le maggioranze blindate, come oggi, ed il Sindaco doveva andare a lavorare, non c’era l’indennità di carica di 6-7 milioni di vecchie lire, come oggi, e la possibilità di fare il Sindaco a tempo pieno. Sa bene il compagno Vittorio Festa, quante notti abbiamo passato a studiare le carte e preparare provvedimenti! E quante volte le Guardie Notturne mi hanno dato un passaggio a casa …in piena notte! Allora gli “interessi offesi”, come li chiamavo io, cominciarono la loro azione demolitrice che si articolò su due fronti, essenzialmente: da un lato, la calunnia, appunto, tendente a incrinare la forte credibilità politica e personale tra la gente (che era la mia vera forza), dall’altro le operazioni indecenti e ricattatorie per mettere in crisi la maggioranza. Ho già accennato alle due crisi, al salto della quaglia e, quando nel 1983, nonostante tutte le loro menzogne, ottenemmo 15 consiglieri (il 16° era PSI), e quindi una maggioranza molto forte, videro concretamente in pericolo i loro interessi, allora giunsero al ricatto, alle pressioni indebite, sino allo squallore del “mercanteggiamento” di certi consiglieri, fino al famoso “tradimento” di un consigliere che andò ad apporre la quindicesima firma dinanzi al Prefetto, insieme ai 14 dell’opposizione, determinando l’autoscioglimento del Consiglio. Scalera, in quel periodo, era Presidente della USL, ed aveva ancora un grande potere, e lui, il suo “potere”, lo ha saputo sempre ben “esercitare”! Bisogna dire, per completezza di informazione, che quel consigliere si è successivamente e pubblicamente “giustificato” dicendo che lui aveva “solo tolto l’ossigeno” ad una maggioranza agonizzante, riferendosi alle palesi turbative e rivendicazioni di due consiglieri dello stesso gruppo consiliare di appartenenza.E potrei parlarti di molti altri “personaggi in cerca di autore”, come direbbe Pirandello!Ti spiegherò, invece, e sempre molto brevemente (poi, se vuoi, possiamo approfondire), qual’era il vero grande campo di conflitto: l’urbanistica e l’edilizia, cioè lo sviluppo urbano e il valore dei suoli. Con la Variante al P.d.F. del ’76 si erano resi edificabili una quantità sproporzionata di suoli, tanto che, com’è noto, persino dopo 25 anni, in sede di redazione ed esame del P.R.G., la Regione ha ritenuto quelle estensioni sovradimensionate per Palagiano! Decine e decine di ettari di suolo agricolo, in un sol colpo, diventarono suoli edificatori con un enorme incremento del valore di mercato (stiamo parlando di miliardi!); suoli che, nel giro di una notte, passarono in mano a fantomatici costruttori ed imprenditori, tutti direttamente legati a quel sistema di potere democristiano che così a lungo aveva governato. Pensa alle Zone Omogenee B2 (Est ed Ovest), o alle Zone B1c, o al 2° Comparto della 167 che, con una semplice relazione dell’ufficio, divenne improvvisamente da “zona carsica” a “zona edificatoria”, con all’interno quel Comparto C1p, cioè un’altra zona di edificazione privata incastonata nella 167 per non “ghettizzare”, si disse, la povera gente che avrebbe abitato nella 167 (sic!)! E, tuttavia, quelle aree non potevano essere edificate tutte e subito.Perchè?Perché, nel 1977, era stata approvata la famosa L. 10 (c.d. Bucalossi) la quale, seppur con varie contraddizioni, fissava delle regole molto più severe, nel tentativo di porre un freno all’uso indiscriminato del territorio, alla rendita fondiaria, alle lottizzazioni abusive, al sorgere di quartieri senza servizi ed infrastrutture: insomma, imponeva che, prima di rilasciare le concessioni edilizie (come si cominciarono a chiamare da quel momento), i Comuni dovessero programmare il fabbisogno edilizio e le risorse per realizzare le urbanizzazioni, caricando i Sindaci (non i Funzionari, come comodamente avviene oggi) della responsabilità diretta del controllo e della vigilanza sul territorio (le famose Ordinanze di Sospensione dei lavori e di demolizione di opere abusive). L’Amministrazione Scalera, dopo la Variante al P.d.F., aveva approvato in tutta fretta i 2 Piani Quadro delle B2, che erano talmente in violazione delle leggi e dello stesso P.d.F., che la stessa Regione “amica” glieli aveva bocciati: ma durante tutta la campagna elettorale del 1981 Scalera, Pernisco e gli altri se li spacciarono come già approvati (noi scoprimmo che erano stati bocciati, dopo il nostro insediamento, con la mia elezione a Sindaco e, ovviamente, informammo subito i cittadini). Ma intanto, quei proprietari dei terreni, avevano già venduto illecitamente i suoli edificatori, vendendo agli ignari cittadini persino i suoli su cui dovevano essere realizzate strade, piazze, ecc. e che, invece, gli originari proprietari, con un regolare procedimento di lottizzazione, avrebbero dovuto cedere gratuitamente al Comune! Ovviamente dicendo agli acquirenti (sempre a parole) “fai e non ti preoccupare, tanto c’è il Piano”: quei cittadini, poi, si ritrovarono tutti abusivi. Ecco la difficile situazione di fronte alla quale ci trovammo: un diffuso abusivismo edilizio creato da chi aveva speculato sui suoli e sul bisogno reale di una casa di tanti cittadini, che ora venivano agevolmente scatenati contro l’Amministrazione (anzi, contro il Sindaco!); la nuova normativa che ci imponeva determinati atti, ed il Pretore, Dott. Franco Sebastio, che aveva inviato Comunicazioni Giudiziarie per l’avvio di un Procedimento Penale, a carico di tutti i Sindaci del suo Mandamento per presunta violazione della Legge Bucalossi e omissione di atti dovuti per bloccare l’abusivismo.
Come andò a finire?Impostammo la nostra azione su tre livelli: 1°) battaglia decisa nei confronti dei lottizzatori abusivi, che, per fare i loro affari, erano la vera causa di quello che stava accadendo, e bloccare all’origine la spinta ad intraprendere nuove costruzioni abusive; 2°) tutelare, in qualche modo, anche la mia responsabilità personale, avviando nei confronti delle costruzioni abusive già realizzate, o in fase di realizzazione, la procedura prevista dalla Legge, sfruttandone tutti i tempi e i passaggi, e sapendo bene che i cittadini si sarebbero rivolti al TAR con allungamento dei tempi, mentre già si parlava di condono edilizio; 3°) soprattutto, programmare e disciplinare, con Piani urbanistici seri (e che guardassero agli interessi della Comunità, non già degli speculatori), l’uso del territorio. Ecco, una cosa che mi piace ricordare, è che è stata l’Amministrazione Anzolin ad approvare il Documento di indirizzi ed affidare l’incarico per la redazione del 1° P.P.A. (Piano Pluriennale di Attuazione) e del primo P.R.G. (Piano Regolatore Generale) per Palagiano agli Architetti Narracci e Favale. Era la sfida per il futuro del paese, un nuovo modello di sviluppo per ridare vivibilità a Palagiano, mettere la gente in condizione di costruire legittimamente, recuperare gli standards urbanistici mancanti nel vecchio centro urbano, realizzando quartieri nei quali non si dovesse poi aspettare decenni per avere strade, piazze, verde, illuminazione pubblica,ecc. Il 1° P.P.A. fu poi approvato; circa il P.R.G. … sai come è andata a finire! Ecco cosa stavamo facendo! Ed ecco perché “dovevano” fermaci, ad ogni costo! Così costruirono e diffusero molto efficacemente (“radio-piazza” e “la voce dei bar” erano ben collaudate e molto efficienti!) la leggenda metropolitana del Sindaco Anzolin che, come Attila, voleva abbattere tutto! Come tutti sanno, a Palagiano non fu demolito neanche un balcone! Anzi, per la verità, una cosa fu demolita, e mi piacerebbe che la raccontasse Tonino Caponio (detto “zanzon’”), autista del Comune e che a quell’epoca mi stimava molto e che, dopo quell’episodio, affettuosamente mi soprannominò “Bracciodiferro”.
Perchè non la racconta lei?Ti accontento subito. Era l’inizio del periodo estivo e avevo mandato la ruspa e gli altri mezzi del comune a Chiatona, ad eliminare la sabbia che puntualmente in inverno invadeva il lungomare, per ridistribuirla sulla spiaggia, oltre a pulirla. Nel pomeriggio, Tonino mi telefonò allarmato, chiedendomi di recarmi subito a Chiatona; cosa che feci immediatamente. Giunto sul posto, rimasi allibito: la ruspa, nello spandere la sabbia in superficie, aveva sollevato delle travi di legno, semplicemente appoggiate su quello che scoprimmo essere un pozzo nero abusivo a perdere, i cui liquami, cioè, si infiltravano liberamente nella sabbia (e quindi nella falda), e lì sopra i nostri bambini ed i nostri bagnanti che tranquillamente giocavano e prendevano il sole. Dissi a Tonino di andare avanti e scoprimmo che, di quelle latrine, sotto il pelo della sabbia, ve n’erano una lunga fila. Seduta stante, ordinai a Tonino di procedere lungo tutta la fascia dell’arenile a demolire con il rostro della ruspa quelle vere e proprie bombe ecologiche, per pericolo evidente per la salute e l’igiene pubblica; chiamai i Vigili (i quali, tanto per cambiare, non ne sapevano niente) perché procedessero ai loro adempimenti. Anche allora arrivarono urla, grida e minacce; ma nessuno ebbe il coraggio di denunciarmi. Ero sicuro di aver agito nell’interesse della popolazione. Il giorno dopo, avendo scoperto che non esisteva da nessuna parte un atto ufficiale dal quale risultassero quali e quanti pozzi neri vi erano a Chiatona, e chi li aveva autorizzati, emanai una disposizione di servizio con cui ordinavo a Vigili Urbani, Vigile Sanitario e Ufficio Tecnico di procedere alla puntuale ricognizione di tutti i pozzi neri e delle caratteristiche tecniche, per poter poi disporre almeno la messa a norma. Questo fu poi completato, dopo diversi anni, dall’Amministrazione Stellaccio. Ecco, questa era la situazione e, ripeto, i “cavalli di Troia” ce li avevo dentro il Municipio. L’ingegnere comunale era stato, ed era, il referente tecnico di quelle operazioni urbanistiche (com’è noto, poi fu interdetto dai pubblici uffici a seguito di un processo); i Vigili urbani erano quasi tutti… miopi e, se proprio dovevano vedere, molte volte era per metter in cattiva luce il Sindaco. Per non parlare di quante volte dovevo rileggermi e correggere “errori casuali” prima di firmare un atto! Ti racconto due episodi gustosi, ma significativi. Venivano continuamente cittadini a lamentarsi del fatto che, a loro dire, i Vigili, a loro magari avevano fatto una contravvenzione e, alla macchina proprio lì di fianco, nella stessa situazione, no. Alla fine chiamai il Comandante nel mio ufficio, in forma, ovviamente riservata, e gli riferii quello che i cittadini lamentavano. Misi in evidenza il ruolo importante che i Vigili hanno, non solo per loro stessi, ma anche come immagine dell’Istituzione, invitandolo, pur senza dare necessariamente credito alle lamentele, a curare di più l’imparzialità. Il giorno dopo, davanti alla Chiesa “SS. Annunziata” c’era una lunga fila di macchine, per un matrimonio; quando uscirono, trovarono tutti la sorpresa: una contravvenzione per divieto di sosta! Ovviamente, se i Vigili ora si comportavano così, non poteva che dipendere… dal Sindaco!Altra lamentela ricorrente era quella che le multe, una volta fatte, per alcuni, e grazie alle solite “intercessioni”, venivano strappate. Chiamai il Comandante, e glielo feci presente. Disse che non era vero e che, se qualche volta, magari, era accaduto, era per l’intervento di qualche amministratore. Questo mi mandò su tutte le furie, perché se c’era una cosa a cui tenevo molto della mia gestione, era l’assoluta imparzialità e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte all’Istituzione. Dopo qualche tempo, fecero la multa alla mia macchina, parcheggiata sotto il Municipio in piazza! Anche se avevo motivi da vendere, non battei ciglio: andai all’ufficio postale ed effettuai il versamento. Ho ricoperto la carica di Sindaco dal febbraio 1982 all’agosto 1983, e dal gennaio 1984 al settembre dello stesso anno; brevi periodi e con le difficoltà che ti ho descritto: eppure, quello che abbiamo fatto, specie in considerazione della situazione, credo che sia straordinario. Ricorderò solo alcune cose, a memoria:1) la nuova scuola elementare “Rodari”, esproprio suoli, varianti urbanistiche, appalto e realizzazione, in circa un anno e mezzo; 2) ho già detto degli incarichi per P.P.A. e P.R.G.; ricordo qui, che nell’ambito del D.P.P. (Documento Programmatico Preliminare), erano già state raccolte, con Bando Pubblico, le richieste per la redazione del P.I.P. (Piano Insediamenti Produttivi), premessa per la redazione del Piano, per il quale, purtroppo non ci fu tempo e tutto è rimasto così per 20 anni;3) la costruzione della Palestra Pluriuso (poi rimasta incompiuta al rustico, così come l’avevamo lasciata!); lavori di completamento del campo sportivo, tra l’altro con il rifacimento del manto erboso; la ristrutturazione dell’ex Caserma dei Carabinieri di C.so Lenne, piano terra, con la realizzazione del Centro Aperto Polivalente e la Biblioteca Comunale (anche quella, poi rimasta incompiuta); mi piace ricordare che, con l’Amministrazione Anzolin, fu organizzato il primo vero soggiorno estivo per gli anziani a Bagni di Romagna; l’Anello idrico e fognante (750.000.000) intorno a tutto l’abitato che, finalmente, risolse molti problemi di approvvigionamento e di smaltimento liquami; la realizzazione delle strade in tutta la “zona Caramonte”, dove vivevano centinaia di famiglie, già da tempo, ed una succursale della scuola media (il plesso Cascardi), con le strade in terra battuta!4)l’assegnazione dei suoli in 167 alle cooperative edilizie ed allo IACP per la realizzazione delle nuove case popolari;5)il Capannone della N.U. (a quei tempi, pagavamo i fitti ai privati per il ricovero mezzi ed officina);6)lo spostamento dei tralicci ENEL dell’alta tensione che passavano sopra le teste dei cittadini in tutta la zona sud-est dell’abitato (ricordo ancora quella signora che mi disse: “Signor Sindaco, quando io stendo le robe, i capelli mi si alzano”); certo la battaglia con il Compartimento ENEL di Napoli fu lunga e difficile (anche per l’incapacità e l’inefficienza degli amministratori successivi: pensa che l’ENEL dovette attender quasi 3 anni perché il Comune versasse la sua quota di soli 170 milioni!);7)oggi tutti si vantano della Tangenziale ma, quando ne avrete voglia, potremo ricostruire l’intera storia, a partire dal 1978;8)la realizzazione dell’area da pic-nic a Venti, alla foce del fiume Lenne, in convenzione con la Forestale, anche per dimostrare che ci poteva essere un uso controllato ed eco-compatibile della Pineta, senza farne lo scempio; anche quella, purtroppo, è poi rimasta inattiva;9)l’affidamento dell’incarico per il Piano del Commercio (poi bloccato per circa 5 anni!);10)l’avvio di un confronto con i proprietari del nostro “Castello” per un progetto di recupero conservativo e di fruizione pubblica, così come con la proprietà della Cappella di Lenne e la Sovrintendenza ai Beni Culturali per il recupero e la valorizzazione culturale e turistica anche di quel Bene;11)la sistemazione del muretto di contenimento e delle strade a Chiatona, per non parlare dei vari progetti già pronti per l’appalto e, purtroppo, rimasti poi irrealizzati: uno per tutti, la ristrutturazione del Vecchio Municipio, per farne la Casa della Cultura, e la riunificazione degli uffici nel Nuovo Municipio!E certamente dimentico molto altro.Ma quello che ricordo sempre con rabbia e tristezza, esempio di scelleratezza politica, è la vicenda della Piscina e Centro Sociale nella 167. Avevamo ottenuto dalla F.L.M. (Federazione Lavoratori Metalmeccanici) un contributo di 450 milioni di quello che si chiamava il “salario sociale” degli operai, i quali lasciavano lo 0,50 % del salario per opere di interesse sociale, specie nei quartieri a forte insediamento operaio, che in quell’epoca erano soprattutto le 167 (non a caso si parlava di “case Italsider”). La condizione era, però, che i Comuni beneficiari dovessero metterci di proprio un analogo importo. Noi ce ne facemmo carico e, per un totale di 900 milioni, facemmo redigere dall’Ufficio Tecnico un progetto per piscina coperta, Centro Sociale e parcheggio interrato. Portammo in Consiglio il progetto per l’approvazione, mentre era già aperta la crisi amministrativa e si doveva approvare il Bilancio; chiesi al Consiglio Comunale di approvare il progetto, nell’interesse della Comunità, per non perdere il finanziamento, e ciò a prescindere da chi lo avrebbe poi gestito.
Cosa accadde?Posto ai voti, il provvedimento ottenne 15 voti a favore e 15 contrari: per il vecchio Testo Unico la votazione era “inefficace”, e quindi non c’era l’approvazione. Poco dopo il Consiglio fu sciolto, il finanziamento perso, il progetto è rimasto nel cassetto (come altri progetti portati in quella stessa seduta) : e Palagiano non ha mai più avuto una piscina!Nel 1991, con la Giunta di sinistra e Sindaco il Dr. Favale, ricoprii la carica di Vice Sindaco ed Assessore ai LL.PP. e, sebbene l’Amministrazione durò solo 11 mesi, realizzammo cose importanti:1)lo sblocco del cantiere per la sopraelevazione della scuola media, rimasta bloccata per 2 anni (mentre pagavamo 5.200.000 £ al mese di fitto per 8 appartamenti!), il rapido completamento e l’entrata in funzione nell’ottobre di quell’anno;2)il completamento dell’iter per la realizzazione della nuova linea dell’alta tensione e lo smantellamento dei vecchi tralicci da parte dell’ENEL, nonché lo sblocco dell’iter per la Tangenziale a Bari e Roma; 3)le opere di urbanizzazione in 167 (strade e pubblica illuminazione, innanzitutto); anche lì vivevano centinaia di famiglie con strade polverose e, a causa del buio, si verificavano continui furti; lì, l’amministrazione DC del 1986 aveva perso un finanziamento regionale di circa 3 miliardi! Noi li avevamo finanziati con mutui assistiti da contributo pubblico. Ricordo che, caduta la Giunta Favale ed insediatasi quella a guida Scalera nel 1992, dovemmo organizzare una clamorosa protesta con la gente del quartiere, per far completare quelle opere, sbarrando la strada con un pezzo di traliccio: arrivarono i Carabinieri e fummo tutti denunciati “per interruzione di pubblico servizio” (cioè, il blocco di una strada… che ancora non c’era!); fu chiesto il rinvio a giudizio, e ci presentammo tutti in Tribunale, comprese donne e bambini: il G.I.P. comprese la finalità sociale dell’azione e fummo tutti assolti. Recuperammo in extremis un mutuo di 100 milioni a totale carico dello Stato, ed avviammo la realizzazione delle strade nella “zona Macello”;4)la costruzione dei bagni pubblici, dopo averli spostati dall’originaria ubicazione (ricorderai la clamorosa occupazione di piazza Parco, insieme a Legambiente ed agli abitanti della zona, che bloccò le ruspe che avevano cominciato a scavare nel bel mezzo!); fu realizzato quello nella Villa Comunale che… ancora oggi è chiuso!5)la chiusura della vertenza giudiziaria ancora aperta per la Palestra Pluriuso e la redazione del progetto di completamento;6)l’appalto dei lavori per la realizzazione del campo da tennis coperto; 7)la realizzazione e l’attivazione del primo settore di metanizzazione dell’abitato.E non vorrei dimenticare l’impegno per la realizzazione dell’Istituto per Geometri: ma anche qui, la storia sarebbe troppo lunga. Mi piace però, ricordare, che fu grazie al mio impegno di Consigliere Provinciale nel 1980/’81 (devo dire, in tutta onestà, insieme al Consigliere Sandrino Caputo), che si aprì a Palagiano la prima Sezione staccata dell’Istituto “E. Fermi” di Taranto, e sai dov’era ubicata? In una casetta tra agrumi ed ulivi di fronte all’AGIP: si, proprio dove, qualche anno dopo, si sarebbe consumato una di quelle operazioni di speculazione edilizia di cui ti ho raccontato. Quando divenni Sindaco nel 1982, le sezioni erano già 3 e le trasferimmo al piano terra del Mercatino di Bachelet.
Perché aderì a R.C.?Come sai, dopo la c.d. svolta di Occhetto alla Bolognina, nel PCI si aprì un grande dibattito ed un grande travaglio, anche personale, per moltissimi compagni. Io sostenni con convinzione la Mozione 2, quella di Ingrao per intenderci, che sostanzialmente condivideva la necessità di una forte innovazione politica ed organizzativa, ma senza rinunciare al nome ed al simbolo, e senza svendere il grande patrimonio di lotte e di elaborazioni politiche originali del PCI. Si intravedeva nell’altra strada (quella che poi vinse a Rimini) il rischio della deriva moderata: quella che poi, purtroppo, è stata. Io al Congresso di Rimini c’ero: fu un’esperienza straordinaria e drammatica. Quando una parte dei compagni della 2^ mozione, con Cossutta in testa, si spostarono in un’altra sala per sancire la scissione e la nascita di Rifondazione Comunista, un’altra parte di noi decise, con Ingrao e con grandissima sofferenza, di rimanere nel P.D.S. per impedire, dall’interno, proprio quella temuta deriva moderata. Ma non ci riuscimmo e, come oggi riconosce il compagno Aldo Tortorella, era (ed è) impossibile. La deriva moderata, insieme ai nuovi meccanismi elettorali introdotti il 1990, ebbe i suoi cascami a tutti i livelli: presero piede liberismo e rampantismo istituzionale; fu distrutto progressivamente il Partito-Comunità. Nel 1993 ne uscii. Ma non mi iscrissi a Rifondazione, perché, nel frattempo, questa aveva inglobato una pluralità di altri soggetti politici minori che ne avevano modificato la originaria impostazione politica, rendendola confusa e non coerente. Per questo, con un gruppo di compagni, costituimmo a Palagiano “Essere Sinistra” (che mutuava il nome da “Essere Sindacato”, la corrente di sinistra della CGIL), sia per continuare a dare il nostro contributo politico e culturale, sia per evitare che i compagni, ormai profondamente delusi, rifluissero nel privato.
Come fu giudicata questa scelta?Purtroppo, fu vissuta come una sorta di “tradimento” da parte di quei compagni che da subito non avevano accettato la svolta ed avevano aperto la Sezione di Rifondazione Comunista. I 5 anni di Essere Sinistra sono stati un’esperienza importante, nonostante i suoi limiti: ha garantito la continuità con un impegno politico e sociale di sinistra. Nel 1998, dopo l’uscita di R.C dalla maggioranza che sosteneva il Governo Prodi e la seconda scissione di Cossutta, decidemmo collettivamente di aderire al Partito della Rifondazione Comunista, sia perché ormai avvertivamo il limite politico di un Movimento solo locale, sia perché ci convinceva molto l’analisi politica e sociale del nascente Partito di Bertinotti.
Perché scelse di presentarsi con la lista “ Sinistra e Progresso” nelle elezioni del 1997?Facemmo di tutto per raggiungere un’intesa, su base paritaria e con reciproco rispetto ma, evidentemente, c’era chi aveva già per tempo deciso come dovessero andare le cose, non nell’interesse di Palagiano e della Sinistra, ma per meri calcoli personali. Ti riporto una intervista dell’epoca: “”Non si può parlare di rottura con l’Ulivo, semplicemente perché non c’è mai stata intesa.Io sono fuori dal P.D.S. dal 1993, ho continuato ha rappresentare in Consiglio Comunale il Gruppo di “Sinistra e Progresso”, ho continuato ad avere una rappresentanza politica ed elettorale. Da questo sono partito e, consapevole di avere la responsabilità politica della rappresentanza di un pezzo importante della Sinistra e dell’elettorato più in generale, avendo compreso già da molto tempo prima quel che si andava agitando nel centro-sinistra e nel PDS in particolare, mi sono sforzato di elaborare e presentare pubblicamente (proprio perché a nessuno fosse consentito equivocare) una proposta politica chiara e forte, per costruire una aggregazione possibile. Tale proposta prevedeva essenzialmente che tutte le forze di sinistra e del centro progressista verificassero, intanto, l’intesa su un programma credibile, ; che tra coloro che lo avessero sottoscritto, fossero concordati i criteri ed i requisiti per l’individuazione delle proposte di candidature (interne o esterne ai Gruppi contraenti) ; che infine, si scegliesse l’unico candidato-Sindaco nella rosa individuata, con pari dignità per tutti, attraverso la consultazione della gente (le c.d. “primarie”). Per conto mio, avevo già assunto l’impegno di rispettare il responso della gente, qualunque esso fosse stato ! A questo sono stati opposti solo veti e pregiudiziali, tanto stupidi, quanto immotivati. A fronte di ciò avevo solo due scelte possibili : tornare ai miei studi o seguire le indicazioni e le sollecitazioni di amici, compagni e cittadini, e cioè che la mia competenza, la mia esperienza e il mio impegno dovevano continuare ad essere messe al servizio della Comunità..Nonostante tutto, con l’Ulivo abbiamo cercato sino all’ultimo una intesa degna e, soprattutto, politicamente valida, purtroppo senza successo.””Ma, quello che accade nel ’97, non si capisce bene se non si fa un passo indietro, al 1993: è allora che nasce “Sinistra e Progresso”.Lunedì 17 maggio 1993 è certamente una data da ricordare e di grande rilievo nella storia politica di Palagiano. Come ho già ricordato, nel dicembre 1991 era caduta la Giunta Favale per le note manovre destabilizzatrici di Scalera che, prontamente, trovavano sponde in certi consiglieri PSI (accomunati dal comune interesse all’apertura della discarica San Felice). Ed infatti, come si sa, già dopo poche settimane dalla sua elezione, il Sindaco Scalera cominciò ad adoperarsi per concedere la sanatoria alla discarica e per l’acquisizione dei nuovi parerei della Commissione Edilizia, per giungere nel maggio 1992 al rilascio della Concessione in sanatoria (Concessione impugnata da Legambiente dinanzi al TAR, che nel luglio scorso la ha annullata). Ma, come sempre accadeva dopo operazioni di quel tipo, le maggioranze erano molto precarie, per cui, quasi subito cominciarono le “fibrillazioni”, e non certo per nobili motivi politici! Dopo diverse sedute e vari tentativi di alchimie messe in atto da DC e parte del PSI, si giunse alla seduta del 17 maggio: ultimo giorno utile per rieleggere Sindaco e Giunta, pena lo scioglimento del Consiglio. Bisogna ricordare che allora la normativa era diversa, per cui, dopo le dimissioni del Sindaco (o della maggioranza della Giunta), vi erano 60 giorni di tempo per poter eleggere un nuovo esecutivo. Dunque, in quella seduta, convocata per le ore 20,00 nel Centro Polivalente, vi erano agli atti 2 proposte di Organigramma: uno maggioritario, con candidato-Sindaco il Socialista Vincenzo De Leonardis, appoggiato da democristiani e parte del P.S.I.; l’altro, minoritario, con candidato-Sindaco Anzolin sostenuto dal P.D.S. e da un’altra parte di Socialisti (Onofrio D’Onghia, Biagio Lorè e Pierino Rotolo avevano costituito un Gruppo autonomo) e da Nuova Democrazia “La Rete” di Lippolis. Ma al momento della votazione, l’Organigramma De Leonardis ebbe solo 15 voti (il 16°, indispensabile, era venuto meno) e dunque non fu eletto. A quel punto, la DC chiese una breve sospensione dei lavori e, durante le febbrili riunioni che tennero, fu fatta filtrare la decisione che un gruppetto di 4 DC avrebbero fatto confluire i loro voti sull’Organigramma Anzolin, che si sarebbe dovuto porre in votazione alla ripresa dei lavori. Anche noi ci riunimmo (ricordo, nel vicino studio del Dr. Favale) per valutare se era opportuno accettare quei 4 voti ed eleggere Sindaco e Giunta nostri. Li ascoltai attentamente; esposi i miei dubbi circa la dignità e l’opportunità politica di una operazione di tal fatta che, in tutta evidenza, era congegnata solo per superare lo scoglio dello scioglimento anticipato del Consiglio e dar tempo a DC e PSI di risolvere i loro problemi interni. Mi accorsi presto che quasi nessuno voleva… andare a casa e quasi tutti erano del parere di accettare i voti e, poi, trovare il modo di consolidare la maggioranza (tieni conto che, nelle settimane precedenti, avevo ricevuto le offerte di sostegno da 2 DC i quali mi chiedevano “soltanto” di “poter lavorare”: non so se puoi capire! Avevo detto loro che io gli garantivo solo massima trasparenza e correttezza e che, quindi, questo avrebbe messo tutti alla pari). Tornando alla nostra riunione, ricordo come fosse oggi, che per tutto il resto del tempo rimasi ad ascoltare in silenzio e, mentre scrutavo le facce dei presenti, facevo le mie valutazioni politiche ed… etiche. Alla fine fu deciso che si poteva eleggere l’Esecutivo, accettando i voti dc. Alla ripresa dei lavori, fu messa in discussione la nostra proposta di Organigramma, io avevo il dovere di illustrare la proposta programmatica sulla quale si poggiava il nuovo Esecutivo; c’era un’aria carica di tensione, con molta gente in aula che si accalcava: feci il mio intervento, svolsi le mie considerazioni politiche e chiusi dichiarando che, l’unica cosa seria e politicamente corretta che si potesse fare, era quella di rimettere il mandato agli elettori perché giudicassero uomini e partiti e decidessero sul futuro di Palagiano, per cui, ritiravo la mia candidatura a Sindaco! Le sensazioni ed il groviglio di sentimenti di quei momenti non si possono narrare: esplose un fragoroso e prolungato applauso da parte della gente, quasi il liberarsi da una cappa, così come io mi sentii, da Comunista, libero ed orgoglioso, anche se spossato dopo la lunga tensione. E ricordo lucidamente, il progressivo sbiancare in volto di consiglieri di entrambi gli schieramenti, mentre si capiva, dall’incedere del mio intervento, dove stavo approdando. In quel momento decidevo, io solo, di mandarli tutti a casa ed affidare il giudizio al Popolo. Ricevetti molti complimenti ed apprezzamenti per il gesto politico e la lucidità dell’analisi. Ovviamente, quella notte non dormii e la mattina di buon ora partii con i miei ragazzi per un viaggio di istruzione. Fu una battaglia politica molto importante e molto intensa. In un sol colpo avevamo messo alla berlina il grande stratega Scalera, i suoi amici-nemici D.C., gli opportunisti di varia estrazione, il “partito della discarica” e il “partito del Pino di Lenne”, quella parte di spregiudicati opportunisti voltagabbana del PSI e, soprattutto, avevamo riconquistato grande prestigio politico e apprezzamento tra la gente (e non solo a livello locale!). Avevamo la strada in discesa per le elezioni comunali; democristiani e socialisti erano ormai inpresentabili (anche per le vicende nazionali): non a caso si inventarono… “Il Futuro”! Il tentativo di mantenere in vita i vecchi gruppi di potere, ma mascherati dietro i cosiddetti “volti nuovi”: non è un caso che, la prima riunione per quella operazione si svolse nello studio di un ingegnere direttamente impegnato nelle vicende che ho ricordato e nella lista c’erano praticamente tutti i “figliocci politici” dei vecchi maggiorenti!E nonostante questo, avremmo potuto vincere ugualmente se, nel PCI non ci fossero stati quelli che avevano un mandato preciso: impedire la candidatura Anzolin (ti assicuro che non esagero! E non lo dico per “salvare” la mia anima! Altri possono testimoniarlo) che in quel momento aveva acquistato troppo prestigio (ed impensieriva qualcuno anche nello stesso PCI) e che, se eletto Sindaco, con la nuova Legge ormai in vigore, ora avrebbe potuto amministrare per 5 anni di seguito! E così, pur con tutti gli sforzi fatti, perdemmo.; anche perché gli avversari misero in campo mezzi e risorse per noi impensabili, mentre nell’area di sinistra e progressista ci fu chi, opportunisticamente, decise di non scendere in campo e aspettare di vedere quel che accadeva.
Quale giudizio sul prof. Anzolin uomo di Partito ritiene sia errato?Se ti riferisci al PCI, quello di essere “arrogante”, perché per arroganza è stata confusa la mia determinazione nel battermi per le mie idee e nel rifiutare i compromessi deteriori.Se ti riferisci al PRC, devo dire che, per il momento, non mi pare di averne ascoltati, tranne che a Palagiano: ma si sa, “nemo profeta in patria”! Poi se vuoi, possiamo approfondire.
Si offende se qualcuno dice che lei è un comunista?Ne sono orgoglioso! Chi usa il termine in senso dispregiativo, dimostra solo tutta la sua ignoranza. Mi capita spesso di ricordare, anche nei miei comizi, che “Comunismo” ha la stessa radice di “Comunità” e di “Comunione”. Comunismo è battersi per una società giusta e di uguali, in cui ad ognuno sia data la possibilità di soddisfare i propri bisogni materiali ed immateriali, battersi per la Pace e contro le guerre e le oppressioni imperialiste, perché ogni Popolo sia artefice del proprio destino e dell’uso delle proprie risorse, un mondo in cui si affermino Democrazia e Diritti e non sia più schiavo del mercato ed oppresso dalla dittatura delle merci; un mondo in Pace con gli Uomini e la Natura; un mondo in cui, finalmente, non ci sia più un bimbo che muore perché non ha neanche un chicco di riso da mangiare o un bicchiere d’acqua da bere: insomma, “un altro mondo possibile”!
Secondo lei, ha senso parlare ancora di “comunisti” e di “fascisti”?Sicuramente si. Proprio per le cose che ho appena detto. Ovviamente, il significato di questi termini, oggi, non può essere semplicisticamente riferito all’esperienza storica del regime fascista in Italia e nazista in Europa, o al comunismo dei regimi del cosiddetto “Socialismo reale”, che pure devono sempre rimanere presenti nella nostra memoria.
Esiste una battaglia da lei combattuta, e della quale si è poi pentito?Per dirla con Che Guevara, “le battaglie non si perdono mai, si vincono sempre”, se combattute per nobili ideali e con convinzione.
A parte le cose che ha già detto, ritiene vi siano altri punti salienti della sua vita politica?Tanti. Comunque approfitto per raccontarti alcuni episodi che mi sono tornati in mente, e che possono servire a capire chi è e come ha agito e agisce Anzolin. (A proposito, possibile che non mi hai ancora chiesto perchè mi definiscono la “negazione”?)
Lo farò più avanti.Il 1980 fui eletto consigliere provinciale: ero il più giovane, tanto che in provincia, la prima volta che vi salii, mi scambiarono per il ragazzo del bar!
Che al posto di cappuccini e caffè portava grattacapi per tutti!Ero l’unico candidato del PCI eletto in un collegio fuori Taranto, scavalcando Loreto, Monaco e tutti gli altri. Fui eletto a maggio, ed in estate ci fu la dura battaglia dei braccianti per il rinnovo del Contratto di Lavoro: la notte eravamo a fare i blocchi sulla 106, con il Compagno Rocco Favale, segretario della Camera del Lavoro, per fermare i caporali, ed una notte un pulmino tentò di investirci (ci salvammo per un pelo!). Il giorno andavamo sotto i tendoni a convincere le donne a scioperare. Fu uno sciopero duro e ad oltranza; alla fine gli agrari cedettero e, ricordo, che a Roma firmarono in piena notte. Noi ci eravamo alzati per l’ennesima notte per organizzare i blocchi, passai a prendere Rocco da casa e mi disse che gli avevano appena telefonato per avvisarlo che il Contratto era fatto. Che fare per non far perdere un’altra giornata ai lavoratori? Detto, fatto! Montammo le trombe sulla macchina e, in piena notte, annunciammo che il contratto era fatto, grande vittoria dei lavoratori e si poteva tornare a lavorare. In pochi minuti le strade si animarono.A febbraio 1982 fui eletto Sindaco e, dopo qualche mese, la Federazione provinciale del Partito mi chiese di dimettermi da consigliere provinciale, per “impegnare più compagni”. Io, nonostante non ci fosse incompatibilità tra le due cariche, come sempre accettai la decisione del Partito. Insieme a me si dimise anche il compagno Peppe Ruggi (per motivi di salute), e così subentrò al mio posto Rocco Loreto, che era stato il secondo dei non eletti. Capii solo più tardi di aver commesso un grave errore, e che quella richiesta non era dettata dalla necessità di “impegnare più compagni”. …Ma ci ricascai!Nel 1985 io ero uno dei compagni più indicati dalle sezioni per la candidatura alle regionali; prima del Comitato Federale che avrebbe deciso la lista, il Segretario Provinciale mi chiamò e mi disse che io ero il più suffragato dalla base, ma il Partito aveva bisogno di un candidato che fosse più rappresentativo del mondo agricolo nel versante occidentale e che, forse, il presidente dell’Ajpoa sarebbe stato più utile elettoralmente. Mi feci carico dell’esigenza politica che mi veniva posta, e mi dissi d’accordo. Dopo qualche anno, quando nel Comitato Federale fu portata in discussione la vicenda Ajpoa … capii di più.Intanto, il 1987 si votava per il Parlamento, e la scena si ripeté: io ero il più segnalato dalle sezioni della zona occidentale, ma il Partito mi chiese ancora di farmi da parte perché, a Mottola, avevamo problemi nel Partito, e perché il compagno Sogari, medico impegnato nell’ospedale di Mottola, poteva coprire un bacino di voti più vasto. Ancora una volta mi feci carico delle esigenze politiche e fui d’accordo; ciononostante, il Comitato Federale si spaccò quasi in due sul mio nome che fu comunque proposto da altri compagni. Ma ora basta, altrimenti la faccio veramente lunga! Un giorno scriverò... “le memorie di Tito”!
Non le basta questa intervista?Dipende. A proposito, sai qual'è stata una delle battaglie più entusiasmanti? Quella per l’assegnazione delle case popolari (quelle costruite dietro l’AGIP e nel 1° Comparto 167). Erano pronte ed abbandonate a se stesse da tempo, mentre tanta povera gente aspettava. Organizzammo un gruppo di aspiranti assegnatari (era il 1977, se non ricordo male), protestammo con il Comune, poi con lo IACP, poi con il Prefetto; alla fine piantammo la mia tenda da campeggio in piazza e, con donne, vecchi e bambini, ci accampammo per giorni (la bandiera rossa sventolava sulla mia tenda!), fino a quando non avemmo certezza che era stata convocata la Commissione per le graduatorie e l’assegnazione delle case!
Si è mai pentito di essere entrato in politica?No, mai! Se l’accezione nobile della Politica è occuparsi della “Polis”, tutti hanno il dovere di occuparsi di politica: e i Comunisti più di altri, perché si battono, innanzitutto, dalla parte dei più deboli della “polis”, dalla parte degli “ultimi” di questa società, per “cambiare lo stato delle cose esistenti”, è la nostra rivoluzione. Va però detta una cosa. Noi siamo stati quelli della “Generazione del Vietnam”, la “Generazione del 68”: “una straordinaria stagione di lotte, passione e sogni”, come ha scritto Bertinotti, in cui non ho mai smesso di credere. Per noi è stata una scelta di vita, una scelta totalizzante, che ci ha portato a mettere in secondo ordine persino la nostra vita privata, le nostre aspirazioni, i nostri affetti. Se tornassi indietro lo rifarei: ma non sono sicuro che, oggi, ad un giovane che sogna il suo futuro, gli chiederei di farlo. Anche l’impegno politico deve diventare più “umano”.
Cosa ritiene sia rimasto di attuale del pensiero di Marx?Fatte le debite differenze con il contesto storico, tutto! Ti faccio un esempio leggero, tratto dalle prime pagine de “Il Manifesto” di Marx: “Uno spettro s’aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa, il papa e lo zar, Metternich e Guizzot, radicali francesi e poliziotti tedeschi si sono alleati in una santa caccia contro questo spettro. Qual è il Partito d’opposizione che non sia stato tacciato di comunismo dai suoi avversari che si trovano al potere? E qual'è il partito d’opposizione che a sua volta non abbia ritorto l’infamante accusa di comunista contro gli elementi più avanzati dell’opposizione e contro i suoi avversari…”Che ne dici? Sembra quasi che anche Marx sapesse della prossima venuta dell’”unto del signore” ed anche di qualche meno unto dell’attuale opposizione di centro-sinistra.Passando a cose più serie, già Marx, per es., aveva previsto l’iperbole imperialista come forma necessaria del capitalismo per assicurarsi il controllo sulle risorse e sulla manodopera a basso costo: e cos’altro fanno, oggi, il gendarme del mondo Bush, o le multinazionali della globalizzazione?
Quale libro dei grandi pensatori di sinistra le è rimasto più impresso?Forse perché è stato uno dei primi, o più probabilmente perché nella sua essenzialità è un testo fondamentale, “Il Manifesto del Partito Comunista” di Marx-Hengels”.
Cosa la fa più adirare?L’arroganza, la stolta presunzione e i soprusi.
Come si prepara ad un comizio o ad un incontro politico?Ti racconterò un aneddoto. Esattamente 30 anni fa, di questi giorni, c’era la campagna elettorale per il referendum sul divorzio. La Sezione decise che io, da solo, avrei dovuto fare un comizio ed occupare tutta l’ora. Avevo già fatto interventi pubblici, ma un intero comizio mi faceva sudare freddo. Mi preparai, scrivendone il testo, per due giorni e due notti, e l’ultima volta me lo rividi a Conca D’oro, sotto un albero di gelso, mentre altri compagni erano dentro una casa colonica a far propaganda. La sera feci il comizio; prima di me parlò la giovane comunista Pina Bianco, ci presentò entrambi Titino Galatone: mi tremavano le gambe ed avevo paura, poi cominciai a parlare… e non mi fermai più; quando finii di parlare (anche quella prima volta, dopo lo scadere dell’orario!), la piazza era stracolma, avevo il groppo in gola mentre i compagni mi abbracciavano. Da allora, nonostante di comizi ed interventi pubblici ne abbia fatti non so più quanti, ogni volta, per me, è come se fosse la prima volta! Certo, adesso, con l’esperienza e la preparazione accumulata, non ci impiego due notti e due giorni, ma è sempre un impegno di preparazione serio, anche quando, magari per mancanza di tempo, sono costretto a prepararmi la mia “scaletta” solo mentalmente: se non lo facessi, mi sembrerebbe di prendere in giro chi mi ascolta!
Può definire qual'è il suo concetto della politica?Battersi per un altro mondo possibile! Cominciando col cambiare quello che ci sta intorno. Battersi per garantire a tutti il soddisfacimento dei propri bisogni, nel rispetto della dignità e dei diritti di ognuno. Per una società in cui ognuno si senta uguale agli altri e nessuno si arroghi il diritto di sentirsi “più uguale degli altri”. Per me, la battaglia politica non può mai scindersi da quella culturale, morale ed ideale: ecco perché mi sono sempre battuto a viso aperto contro corrotti, corruttori ed affaristi che hanno voluto piegare la politica al proprio tornaconto personale; per indicare concretamente che ci può essere un altro modo di governare, che non è vero che “così fan tutti!”
Esiste una sua strategia , che applica nel fare politica?Linearità, coerenza e studio dei problemi, per offrire soluzioni in linea con i principi appena esposti.
Come si descriverebbe a chi non la conosce?Uno che prende le cose terribilmente sul serio; ma che, a volte, riesce persino ad essere simpatico!
Non mi dica!Eppure accade. Basterebbe conoscermi … senza essere animati da pregiudizi
Come si comporta con i suoi collaboratori?Non si può parlare di collaboratori: sono compagne e compagni di lotta e di impegno politico. Credo con il massimo rispetto per le idee di ognuno, anche quando il confronto è aspro, ma sempre costruttivo. Poi ci misuriamo con i problemi concreti e nell’impegno politico collettivo.
Perché alcuni suoi avversari politici la definiscono “la Negazione”?Perché non hanno alcun altro argomento per confrontarsi con me. Quando ci si confronta nel merito, infatti, le verità vengono fuori. Come ho già detto prima, è molto più semplice e “redditizio” agitare la calunnia. Devo dire, con rammarico, che la stessa strategia è stata usata tanto a destra, quanto a sinistra. Ma, come si dice, “il tempo è galantuomo”. E comunque, in politica, bisogna diffidare da quelli che dicono sempre si; mi sono sempre assunto la responsabilità di dire dei si e dei no: e quando ho detto dei no, ho sempre avanzato proposte alternative. Anche qui, ti faccio un esempio. Uno di quelli che in una recente competizione elettorale mi ha definito la negazione in pubblici comizi, è stato l’ex Senatore Loreto; quando, però, ho avuto l’occasione di confrontarmi direttamente (v. tribune elettorali 2001 per il Senato), quel giudizio non lo ha ripetuto!
E' mai stato tradito da un amico o da un compagno di Partito?Più di una volta, come ho già ricordato.Come ha reagito?Un buon pugile deve essere un ottimo incassatore
Cosa sceglierebbe fra una cena con Bertinotti e una gita con Manuela Arcuri? Non avrei alcun dubbio: una gita con Manuela Arcuri. Col compagno Fausto c’è sempre tempo per andare a cena.
Si sente più vittima o giustiziere?Né l’uno, né l’altro. Non mi è mai piaciuto fare la vittima; non ce n’è bisogno, quando uno è abituato ad affrontare le situazioni a viso aperto. Giustiziere, poi! E di che cosa o di chi? Mi sono battuto e mi batto contro chi abusa del proprio potere per interessi privati e particolari, contro chi fa scempio del territorio e dei suoi Beni, che sono Beni di tutti; contro chi vuole arricchirsi illecitamente e sulla pelle della povera gente: perseguire i reati, poi, è compito della Magistratura.
Si emoziona di più ascoltando Bandiera Rossa o l'Inno di Mameli?Bandiera Rossa, perché è più antica e porta i segni di una umanità sofferente che cerca il riscatto.
Qual'è stata la sua battaglia politica più difficile?Le battaglie politiche di chi le conduce a viso aperto sono sempre difficili! Molto dure sono state quella contro il villaggio turistico abusivo “Pino di Lenne” e le aggressioni alla nostra pineta ed al nostro fiume, e contro l’apertura della discarica “San Felice”, per i grossi interessi che c’erano dietro, per i potentati politici che li sponsorizzavano e per… “i cavalli di Troia” che avevo nella mia stessa maggioranza e, persino, nel mio stesso Partito! Senza contare le intimidazioni e le minacce di stampo mafioso.
Preferisce salutare con il pugno chiuso o con una stretta di mano?Il pugno chiuso è un simbolo solidale di lotta; la stretta di mano è un semplice segno di rispetto e, quando non ipocrita, di amicizia.
Oltre a quelle che ha citato, ha subito altre denunce per la sua attività politica?Si, e sempre usate come intimidazione e nella speranza (vana!) di farmi recedere dalle mie battaglie. Te ne racconto qualche altra.Nel 1983 i titolari della società “Pino di Lenne” mi citarono in giudizio, chiedendomi (in solido con altri e con il Comune) un risarcimento per presunti danni economici di circa 7 Miliardi! Era chiaro che volevano spaventarmi: quel danno non gli è mai stato riconosciuto.Quando, poi, subentrò il gruppo dei napoletani nella società Pino di Lenne, ci denunciarono per concussione: cioè noi avremmo chiesto soldi per il Partito e, non avendoli avuti, ci opponevamo al progetto. L’accusa era talmente e palesemente falsa che il Giudice Istruttore ci prosciolse in istruttoria e, d’ufficio, rinviò a giudizio il Biondi Silvio e quelli che avevano sostenuto la denuncia per calunnia e diffamazione nei nostri confronti.Nel 1990, dopo aver scoperto l’illecita autorizzazione alla discarica S. Felice, tenemmo un’affollata assemblea pubblica nel Centro Polivalente, con dirigenti politici del P.C.I. locali, provinciali e regionali, e tanti cittadini di Palagiano e Palagianello. I signori della discarica inviarono un loro uomo di fiducia (tra l’altro, appaltatore di lavori alla discarica) con un registratore. Io me ne accorsi e lo invitai a venire avanti così poteva registrare meglio. Sulla base di quella registrazione il titolare della discarica denunciò me, Franco Schiavone (allora consigliere provinciale) e Augusto Montella, un compagno di Palagianello. Avevamo solo espresso dei giudizi politici, mettendo in evidenza quello che molti ormai in Italia dicevano, che dietro lo smaltimento dei rifiuti vi era un giro d’affari vertiginoso. Fummo condannati al pagamento di un’ammenda di 500.000 lire.Più grave ed incredibile fu l’altra denuncia, fatta dal titolare della discarica Maio, su “trappola” preparata a tavolino con “pali” all’interno della Giunta e della Maggioranza. L’imput fu dato da un “cittadino preoccupato della salute dei cittadini” (sic!), che inviò un primo esposto nell’aprile 1991, con la Giunta Favale in carica. Sai per che cosa? Perché in Giunta avevamo prorogato per due mesi la convenzione con la Ditta che aveva l’incarico di ammassare i rifiuti e ricoprirli di inerti presso la c.d. discarica Martellone, che era la discarica del comune di Palagiano sin dal 1974 e per la cui gestione, tutte le amministrazioni succedutesi, compresi i Commissari Prefettizi, avevano di anno in anno adottato la identica delibera di proroga! Noi lo avevamo prorogato solo di due mesi, in attesa dell’apertura della nuova discarica di bacino in località Gorgome (Mottola). Di fronte alle carte ed ai fatti, in primo grado, il Pretore assolse tutti (il sottoscritto, Favale Pasquale, Vinci Giandomenico e D’Onghia Onofrio). Ma la Procura della Repubblica, anche su sollecitazione dell’avvocato del Maio (titolare della discarica), impugnò la Sentenza. In Corte d’Appello, avvenne un fatto incredibile: per il Maio (Parte Civile) arrivò addirittura un avvocato dalla Capitale, oltre ai due di Taranto; di fronte alle argomentazioni dei nostri difensori, Procuratore e parte Civile non ebbero neanche di che replicare; seguì una Camera di Consiglio di circa 4 ore (manco fosse un processo a mafiosi!): risultato, giudizio ribaltato, e tutti condannati! Ricorremmo in Cassazione, la Sentenza fu riformata, ma solo in parte; condannati ad 8 mesi (pena sospesa). Ora i nostri avvocati (rimasti tutti sconcertati!) stanno valutando la possibilità di chiedere la revisione del processo, sulla base di un assurdo giuridico: noi veniamo condannati perché avremmo voluto agevolare la discarica “Martellone” (che, come tutti sanno, era comunale, e non di Martellone) e danneggiare la S. Felice: cioè, una discarica che… non è mai stata autorizzata!!! Ma la cosa più grave di quest’ultima denuncia, sai qual'è? Che nell’organizzazione di questa “trappola”, avevano gli “infiltrati” nella Giunta: due Assessori che, stranamente, al momento dell’adozione di quelle delibere, evidentemente ben informati, si allontanarono dalla Giunta.Nel 1996, nell’ambito della battaglia per impedire il taglio dei pini a corso Lenne, mi querelò Stellaccio (il Sindaco) per un volantino, di cui mi assunsi la paternità, in cui si denunciavano i metodi autoritari ed arroganti di chi considerava la Cosa Pubblica, come cosa nostra.
Se non esistesse R.C., per chi voterebbe?Nello scenario politico odierno…sarei in forte difficoltà!E' superstizioso? passerebbe sotto una scala?Da “uomo di scienza”, tendo a razionalizzare tutto; dunque non posso essere superstizioso.
Chi è stato il suo avversario politico più pericoloso, e chi il più preparato?Se ti riferisci a livello locale, il più pericoloso, ed a suo modo anche il più preparato, sicuramente Scalera.Ha votato sempre PCI o R.C.?Perché, hai qualche dubbio?
E' mai sceso a compromessi con la sua fede politica e i suoi ideali, pur di prendere una decisione per lei giusta?Non si può scendere a compromesso, rinunciando ai tuoi principi morali ed ai tuoi ideali: non saresti più un Politico (nota la P maiuscola!), ma solo un piazzista ed un opportunista. Diverso è trovare un compromesso sul piano politico, nel dare risposte ai bisogni della gente, tra interessi diversi, ma ugualmente legittimi: ed in coerenza con la visione sociale a cui ti ispiri: questo è il compito della Politica (nota, di nuovo, la P maiuscola!): e questo io ho sempre fatto.Per me, la “Questione Morale” è sempre stata un faro di riferimento.
Se dovesse scegliersi uno pseudonimo, quale sarebbe?Lasciamo perdere! Me ne hanno già affibbiati tanti!
Cosa ha provato quando si è dissolta l'Unione Sovietica?Un grande senso di tristezza! E non perché condividessi tutto quello che avveniva in URSS (d’altra parte, le posizioni del P.C.I. a riguardo erano ben note), ma è fuor di dubbio che le grandi speranze ed aspirazioni di giustizia, riscatto ed uguaglianza suscitate dalla Rivoluzione d’Ottobre avevano resistito e sopravvissuto ad ogni degenerazione burocratica, anti-democratica e liberticida del sistema del cosiddetto “socialismo reale”, successivamente instaurato. E tuttavia, non credo che si possa buttare tutto nel macero della Storia! Non si possono ignorare, per esempio, i grandi progressi ed il sistema avanzato delle tutele sociali e materiali raggiunte in quei Paesi: il diritto al lavoro, alla casa, all’istruzione ed alla sanità pubblica, i grandi successi nel campo medico e scientifico. Così come non si può dimenticare il grande contributo di sangue dato dall’URSS per liberare l’Europa dalla barbarie nazi-fascista, né le drammatiche conseguenze di un mondo diviso in due blocchi come uscito da Yalta.Tutto questo, lo ripeto, ovviamente non giustifica e non poteva giustificare in alcun modo la soppressione delle libertà formali.Ecco perché anch’io avevo riposto grandi speranze nella coraggiosa azione di glasnost e perestroika messa in campo da Michail Gorbachiov e, nel mio piccolo, gli scrissi una lettera per esprimergli la solidarietà e chiedergli di non mollare, quando lo costrinsero ad abbandonare. Certo, non so quanto oggi ci sia da stare più allegri, se si guarda a quello che sta accadendo in questo mondo unipolare, sotto il controllo unico della globalizzazione capitalistica e delle multinazionali! Quanti bambini ammazza ogni giorno questo sistema? E che tristezza, vedere Mosca piena di barboni e diseredati, in cui ogni mattina si raccolgono i morti per freddo e per fame della notte! O di un’economia ormai, in larga parte controllata dalle mafie!
Qual'è il suo concetto di religione?Non ci sono tanti concetti di religione. Seppur nelle sue variegate espressioni interiori ed esteriori, comunque rappresenta il legame che unisce l’uomo a quanto lui ritiene sacro e divino. Io semplicemente non credo nell’esistenza del sacro e del divino.
Quali sono i suoi rapporti con la religione?Per quanto ho appena detto, non ho rapporti con la religione in senso stretto. Ritengo, però, che tutte le religioni abbiano, al fondo, anche un sistema di valori ed ideali “sociali”, con cui un comunista può entrare in perfetta sintonia nell’impegno per concretizzarli: giustizia sociale, uguaglianza, la Pace, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli, la dignità del lavoro. Ho sempre avuto grande rispetto per chi crede e mi sono trovato sempre a mio agio a condurre insieme a loro le battaglie per l’affermazione di quegli obiettivi comuni prima detti. Vedi, c’è una esperienza nella mia vita che mi ha molto segnato. Di quelle esperienze dalle quali non torni, così come sei partito! Ricorderai la grande tragedia della guerra in Bosnia, del lungo assedio a Sarajevo, la terribile strage della Krajina del 1995. Bene, nell’agosto di quell’anno, partii per la Marcia della Pace e della Convivenza in Bosnia: c’era la guerra, volevamo arrivare a piantare la Tenda della Convivenza nell’aeroporto assediato di Saraijevo. La Marcia era organizzata dai Beati Costruttori di Pace di Don Albino Bizzotto e Alex Zanotelli. Partimmo in 196, sapevamo a quali rischi andavamo incontro (nella Marcia di due anni prima erano morti 3 pacifisti), ma eravamo determinati a gridare al mondo che non si poteva più continuare ad assistere inermi a quella carneficina. Casualmente, il gruppo risultava composto all’incirca per metà da cattolici, credenti e praticanti, e per metà da militanti di sinistra e comunisti. Ma eravamo un tutt’uno, abbiamo condiviso tutto, il pane, come i sogni e le paure; con grande e assoluto rispetto reciproco. Ed anche nei momenti di celebrazione dei riti religiosi (per chi voleva, ovviamente) c’era una grande discrezione e naturale rispetto per chi, come noi, aveva un altro modo di pensare; così come era del tutto naturale e spontaneo, da parte nostra, quasi affettuosamente circondarli e tutelare i loro momenti di intimo raccoglimento. Così come per loro era del tutto naturale e solidale intonare con noi canti di lotta e di protesta.
Qual'è la cosa che più la offende?Più che offendermi, mi amareggia molto quando mi dicono: si, sei bravo, sei onesto e coerente; però sei troppo rigido, non sai mediare! Questo perché non credo sia vero; anzi, credo sia una di quelle “leggende metropolitane” costruite ad arte dai miei avversari politici (di destra e di sinistra, tanto per essere chiari!). Ho già detto prima cosa intendo per compromesso. Ti faccio qualche esempio. Nel 1991 io ricoprivo la carica di Vice Sindaco e Assessore ai LL.PP. nella Giunta Favale; un giorno si presentarono da me due consiglieri di maggioranza, con un imprenditore (non di Palagiano), i quali mi informavano che c’era la possibilità di ottenere un finanziamento di 100 milioni da Roma, per strutture sportive. Io mi dissi, ovviamente, felice, e subito pronto ad avviare le procedure tecniche ed amministrative. Però… aggiunsero, ci vorrebbe una Ditta “fidata” che è capace di adoperarsi e farcelo ottenere! Non so se avete capito: mi stavano chiedendo di far si che si sapesse già chi si sarebbe aggiudicato i lavori. Io risposi che ero contento per l’eventuale finanziamento, ma quando fosse arrivato si sarebbe espletata una regolare gara d’appalto. Dopo qualche mese, quei soggetti furono tra i protagonisti della crisi dell’Amministrazione Favale. Secondo te, ho fatto bene, o avrei dovuto fare quel “compromesso”, per conservare la poltrona? Io so che se lo avessi fatto, non avrei potuto più guardare negli occhi ed a testa alta nessun altro imprenditore e nessun altro cittadino!Nel 1990 scoprii e smascherai l’operazione discarica “San Felice”; il 1991, sempre durante quella breve esperienza amministrativa, con Sindaco il Dr. Favale, subimmo pressioni (anche dall’interno della stessa maggioranza, e persino del mio stesso Partito), ricatti e intimidazioni per farla aprire. Io ero assolutamente convinto dell’illegittimità, consapevole dell’operazione che vi era dietro (in quegli anni esplodeva il grande affare dei rifiuti), e del grave rischio per il nostro territorio. E mi opposi ad ogni compromesso deleterio. Alla luce di quello che è accaduto in questi anni in Puglia e nel Mezzogiorno (vedi, tra l’altro, la vicenda della discarica di Canosa), ho fatto bene o male? Eppure quello fu un altro motivo per cui fu messa in crisi la maggioranza.
Quale Partito ritiene più lontano, e quale più vicino, a R.C.?C’è l’imbarazzo della scelta! Più lontano il partito Berlusconi-Bossi-Fini; più vicino, soprattutto per le battaglie comuni di questi ultimi anni, i Verdi.
Ritiene giusta l'affermazione di A. Dumas: ”Chi legge sa molto, ma chi osserva sa ancora di più”?E’ sicuramente vero. Ma dal punto di vista pedagogico, è dimostrato che per acquisire le abilità e le competenze che consentiranno all’individuo di agire ed applicare con successo quanto ha appreso dall’informazione e dall’osservazione, diventa determinante la ricerca-azione. Se vuoi tradurlo in Politica, è il concetto dell’intellettuale organico di Gramsci: cioè, semplificando, l’intellettuale che non sta sul piedistallo, ma che, oltre a rimboccarsi le idee, si rimbocca anche le maniche: conosce, elabora ed agisce, in ciò assumendo un ruolo di impulso al cambiamento.