
Dialetti parlati nelle varie regioni italiane

Raggruppamenti dei dialetti d'Italia
Un dialetto (voce dotta, ripresa dal lat. tardo dĭălectŏs, s. f., "dialetto", prestito dal greco διάλεκτος, letteralmente "colloquio, parlare ordinario, lingua, pronuncia particolare, dialetto") è una varietà linguistica (o idioma) usata da abitanti originari di una particolare area geografica. Il numero di locutori e le dimensioni dell'area interessata possono variare. Un dialetto, se si estende in un'area piuttosto ampia, può contenere molte varianti, che a loro volta possono distinguersi in sottovarianti per aree minori.In generale, al termine si riconoscono due principali diverse accezioni. La prima, di derivazione (nel senso del significato) più anglosassone (cui corrisponde l'inglese "dialect") definisce il "dialetto" una delle "varianti" di un continuum linguistico geografico, e pertanto il termine si intende riferito ad una precisa famiglia linguistica ed eventualmente relazionato alla "forma linguistica di riferimento" o "principale" di tale famiglia, detta forma 'Standard' (o koinè); e talune famiglie possono presentare più di una forma 'standard'.Seguendo la seconda accezione, il "dialetto" altro non è che un "idioma" con una sua caratterizzazione territoriale, a prescindere da qualsiasi legame con altri eventuali idiomi geograficamente vicini o con la lingua ufficiale (o lingue ufficiali) usata nel suo territorio di pertinenza; idioma, però, al quale, a differenza della lingua ufficiale, non è riconosciuto il rango di lingua, perché non presenta, o non gli si riconosce, appunto, un uso ufficiale o comunque prestigioso. Questa seconda accezione è adottata da alcuni linguisti italiani.In Italia, dunque, sono diffuse, non senza ambiguità e relativismo semantici, entrambe le accezioni. In particolare dal punto di vista politico, legislativo e giurisprudenziale il termine "dialetto" è usato, fedelmente alla seconda accezione, per definire qualsiasi idioma storico romanzo (ma talvolta, con questo senso, è usato anche per gli idiomi non-romanzi) parlato in un'area geografica del Paese e che non goda dello status di "lingua" (ufficiale o coufficiale). Nella categoria ricadono i numerosi idiomi italiani dotati di storia propria, non intercomprensibili e spesso fregiati di una propria tradizione letteraria di rilievo, come, ad esempio, i dialetti milanese, napoletano, veneto e siciliano. In ambito colloquiale il termine è spesso usato anche nella prima accezione.
Dialetti e lingue minoritarie nel contesto italiano.
A differenza di molti dialetti d'Italia, alcuni idiomi storici (romanzi e non) sono identificati come lingue minoritarie proprie delle minoranze linguistiche storiche riconosciute dallo stato, collegate ad un'area storica precisa (per es. friulano, sardo, catalano e varie altre) dove godono del pieno diritto all'insegnamento (finanziato dallo Stato) e all'uso nella comunicazione pubblica, potendo inoltre raggiungere con l'emanazione di apposite norme lo stato di sostanziale coufficialità con l'italiano nell'area amministrativa di pertinenza. Queste lingue minoritarie in genere non vengono mai chiamate dialetti, se non per ragioni ideologiche o come residuo di vecchie consuetudini, e la stessa legislazione (statale e regionale) per identificare sottovarianti interne a queste "lingue" preferisce sempre il termine "variante" (e suoi corrispettivi nelle lingue in questione) a scapito del termine "dialetto".Ovviamente tale distinzione fatta tra lingue minoritarie e i restanti dialetti non si basa, se non solo in parte, su criteri linguistici quanto piuttosto su riconoscimenti di carattere storico-politico: sia le "lingue minoritarie" che la gran parte dei "dialetti" d'Italia sono idiomi tra loro linguisticamente indipendenti e spesso non intercomprensibili, e non sono varianti dell'italiano benché in varie situazioni abbiano con esso particolari rapporti di convivenza e di identificazione. Sono infatti vere varianti della lingua italiana solo le parlate toscane e una parte ristretta delle parlate del Lazio (come il Romanesco), oltre naturalmente alle varie forme di Italiano praticate in tutta Italia ("italiani regionali") che risentono, luogo per luogo, dell'influsso della lingua minoritaria o del dialetto locali specie negli aspetti prosodici ed, in parte, nel lessico e nella sintassi.Pertanto sul piano linguistico un dialetto è sempre un sistema completo di comunicazione verbale (orale o a segni ma non necessariamente scritto) con un proprio vocabolario o grammatica, al pari di una lingua.
Idiomi standard e non-standard.
Passando nell'ambito del dialetto definito come variante o varietà, si ha che un variante standard o dialetto standardizzato o "lingua standard" è una varietà linguistica (in altre parole un idioma, o parlata) caratterizzata da regole fissate di grammatica e grafia, e da un supporto legislativo o istituzionale, oppure da un riconoscimento consuetudinario nell'ambito letterario. Tale supporto può comprendere il riconoscimento o la designazione governativa, la presentazione come forma corretta della lingua nelle scuole, pubblicazione di grammatiche, dizionari e libri di testo che avanzano una forma corretta parlata e scritta; ed una letteratura formale estesa che impiega tale dialetto (prosa, poesia, testi di riferimento, ecc.).Una variante non standard, come una variante standard, ha un vocabolario, una grammatica, ed una sintassi completa, ma non è beneficiaria di un supporto istituzionale. In genere un insieme di varianti standard e non standard fra loro tutte intercomprensibili viene definito sistema linguistico, oppure continuum linguistico in senso stretto (volendo intendere che tutte le varietà che lo compongono sono fra loro intercomprensibili, dal momento che la stessa espressione è tipicamente usata in senso più ampio), o più semplicemente insieme costituito da una Lingua e dalle sue varianti.Quando si parla di "Lingua" in questo senso ci si riferisce proprio alla variante standard di questo insieme di idiomi.Ad esempio nel caso del sistema linguistico dell'italiano, esso è costituito solo da alcuni dialetti storici (toscani, e parte dei dialetti del Lazio), dai vari Italiani Regionali e dalla Lingua Italiana Standard: solo quest'ultima è una varietà standard, mentre tutte le altre sono varietà non-standard.Non tutti i sistemi linguistici però possono vantare una variante standard; di contro alcuni sistemi possono vantare più di uno standard loro associato, ed in tale caso si parla di diasistema, dove spesso a diversi standard corrispondono diverse entità storico-politiche. Generalmente le varianti standard costituiscono le lingue ufficiali di entità politiche, tuttavia possono esistere varietà standard che non sono lingue ufficiali: è il caso di alcune lingue che sono state ufficiali nel passato, di alcune lingue di uso letterario che godano ormai di una standardizzazione de facto, oppure di varianti artificiali create con lo scopo di rivendicazioni politiche, oppure di varianti "naturali" emendate di cui venga proposta una regolamentazione della grafia ai fini di un successivo riconoscimento ufficiale.
“Dialetto” e “Lingua”.
Non esistono criteri scientifici o universalmente accettati per discriminare le "lingue" dai "dialetti", anche se esistono alcuni paradigmi, che danno risultati spesso contraddittori. La distinzione esatta è pertanto soggettiva, e dipende dal proprio sistema di riferimento.Le varietà linguistiche sono spesso definite "dialetti" piuttosto che "lingue":
-perché non riconosciute come lingua letteraria, non avendo una letteratura propria
-perché alla comunità dei locutori della varietà non corrisponde alcuno Stato a sé stante che la riconosca come propria, o alcun gruppo etnico che si riconosca e venga riconosciuto come tale
-perché non sono utilizzate per redigere documenti ufficiali
-perché mancano di prestigio presso i locutori e/o presso altri.
I linguisti antropologici definiscono il dialetto come variante. In questo paradigma la differenza tra lingua e dialetto è quella tra l'astratto o il generale ed il concreto o il particolare: da tale prospettiva, nessuno parla una "lingua", tutti parlano un dialetto di una lingua. L'identificazione di un particolare variante come versione "standard" o "corretta" potrebbe essere costituita da una distinzione sociale anziché artificiale o letteraria, e quindi la lingua standard in questi casi può identificarsi col socioletto della classe di élite.La linguistica moderna afferma che lo status sociale di "lingua" non è unicamente determinato da criteri linguistici, ma è anche il risultato di uno sviluppo storico e politico. Il croato ed il serbo diventarono lingue scritte sviluppando due tradizioni letterarie indipendenti, addirittura con l'uso di alfabeti differenti, e sono quindi considerate lingue indipendenti dai rispettivi parlanti, sebbene in realtà siano quasi identiche.
Il punto di vista della linguistica storica.
Molti linguisti storici considerano ogni forma verbale come un dialetto del mezzo di comunicazione più antico da cui si è sviluppata. Questa prospettiva vede le lingue neolatine moderne come dialetti del latino, il greco moderno come dialetto del greco antico, ed il pidgin Tok Pisin come dialetto dell'inglese.Questo paradigma non è esente da problemi. Mette al primo posto le relazioni tassonomiche; i "dialetti" di una "lingua" (che può essere a sua volta un "dialetto" di una "lingua" più antica) potrebbero essere mutuamente intellegibili o meno. Inoltre, una lingua genitrice potrebbe dar luogo a parecchi "dialetti" che a loro volta si suddividono numerose volte, e alcuni "rami" dell'albero cambiano più rapidamente di altri. Ciò può dare origine alla situazione dove due dialetti (definiti secondo questo paradigma) con una relazione genetica alquanto lontana sono più facilmente comprensibili l'uno con l'altro di dialetti più strettamente imparentati. Questo schema è chiaramente presente nelle lingue neolatine, dove l'italiano e lo spagnolo hanno un grado elevato di mutua comprensibilità, che nessuno dei due condivide con il francese, nonostante ciascuna delle due lingue sia tassonomicamente più vicina al francese che all'altra. Il francese ha subito cambiamenti più rapidi dello spagnolo o dell'italiano.
Criterio di mutua intelligibilità.
Alcuni hanno tentato di distinguere i dialetti dalle lingue dicendo che i dialetti sono mutuamente comprensibili mentre le lingue no. Ma questo concetto è meno nitido di quanto possa sembrare. I parlanti dell'italiano e dello spagnolo, ad esempio, potrebbero riuscire a comprendere una porzione considerevole dell'altra lingua, mentre i parlanti del lombardo e del siciliano, due dialetti che per molto tempo sono stati propagandati (fra tanti altri) come varianti dell'italiano, possono incontrare barriere grandissime alla mutua comprensione, decisamente ardue per parlanti che si accingono all'altro dialetto senza averlo potuto ascoltare per sufficiente tempo, se non addirittura decisamente insuperabili per parlanti con istruzione medio-bassa. In generale comunque in Italia l'apprendimento di un "dialetto" diverso dal proprio passa sempre per una qualche forma di progressiva istruzione impartita oralmente, tipicamente in lingua italiana in quanto assai spesso unico idioma comune (anche se, è bene ribadirlo, parlato spesso sotto forma di diverse varianti, i cosiddetti "Italiani Regionali").
Concetti di dialettologia.
Il concetto di dialetto è distinto da quelli di:
socioletto, una varietà linguistica parlata da un certo strato sociale, perché questa non ha caratterizzazione solamente territoriale e storica
lingua standard, che è idioma standardizzata per la pubblica prestazione (p. es. standard scritto), poiché un dialetto generalmente non è standardizzato
gergo, caratterizzato da differenze nel lessico, poiché il dialetto è differenziato anche in grammatica e fonetica.
Varietà linguistiche quali i dialetti, gli idioletti ed i socioletti possono essere distinte non solo dal vocabolario e dalla grammatica, ma anche da differenze nella fonologia (compresa la prosodia). Se le distinzioni sono limitate alla fonologia, si parla di accento di una varietà o inflessione anziché varietà o dialetto.
Continuum dialettale.
Un continuum dialettale o continuum linguistico è un'area linguistica le cui varianti geograficamente adiacenti sono mutuamente comprensibili, ma la comprensibilità decresce stabilmente al crescere della distanza tra le diverse varianti, in modo tale che i parlanti di aree lontane non potendosi capire vicendevolmente faticano a considerare i propri rispettivi idiomi come "varianti" di una stessa lingua (o famiglia linguistica) ma al contrario li considerano dialetti (se non lingue) indipendenti. Un esempio di continuum dialettale (a piccola scala) è dato, in Italia, dall'insieme dei dialetti umbro-marchigiani, dai dialetti laziali e dai dialetti abruzzesi: questi dialetti se confrontati a una certa distanza geografica non sono quasi mai mutuamente comprensibili, mentre se il confronto si fa tra parlate vicine la comprensibilità reciproca è elevata, questo è inoltre un'esempio di continuum dialettale del tutto privo di varietà standard, dove la funzione di lingua comune di riferimento è svolta dalla lingua italiana. Si può parlare di continuum linguistico o dialettale anche in riferimento ad aree geograficamente separate e distanti, purché esista e sia identificabile una possibilità di schietta comprensibilità reciproca tra due varianti geograficamente isolate. Il concetto di continuum può essere applicato a scale diverse, identificando continuum più piccoli (con un maggiore grado di gradualità interna) contenuti in continuum più grandi. È il caso delle lingue neolatine che in Europa, escluso il gruppo delle lingue romene (che sono geograficamente isolate dal resto delle altre e hanno avuto un'evoluzione in parte indipendente), formano a grande scala un altro continuum ben noto e studiato, che contiene ed è costituito a sua volta da continuum geograficamente più piccoli (come quello già citato tra Umbria, Lazio, Marche ed Abruzzo) separati da fasce di transizione in cui la variazione di gran parte delle caratteristiche linguistiche, per quanto graduale, è più rapida e netta. Raramente si parla anche di continuum linguistico in senso più restrittivo, includendo solo varianti tutte tra loro intercomprensibili: pertanto come sinonimo di sistema linguistico (fatto di varianti).
La condizione di diglossia consiste nello stato in cui in una dato contesto territoriale e sociale esistono due lingue strettamente apparentate, una di elevato prestigio, generalmente usata dal governo e nei testi formali, ed una di basso prestigio, solitamente la lingua vernacolare parlata: i parlanti hanno generalmente buona pratica di entrambi gli idiomi, e li usano in funzione della situazione (fenomeno del code-switching) e degli interlocutori, in certi casi in alternanza e in altri casi in commistione. Questa condizione si verifica Italia tra dialetti storici e lingua italiana in gran parte delle realtà territoriali della penisola.
Valore culturale del dialetto.
Un valore particolare al dialetto è stato attribuito solo in tempi relativamente recenti: vale a dire da quando si è avuta piena consapevolezza della predominanza di una lingua, quella nazionale, su ogni altro tipo di parlata. Affinché i dialetti non scomparissero diventando lingue morte, si è tentato e si tenta di studiare e recuperare appieno il significato storico ed il senso culturale della parlata locale, anche in chiave di un recupero delle radici e dell'identità propri di ogni regione.
Dialetti e lingue minori in territorio italiano.
Una pur sommaria suddivisione dei dialetti italiani può essere tassonomicamente così riassunta: Varianti del dialetto toscano e del toscano letterario
Gruppo dei dialetti gallo-italici
Gruppo linguistico venetico
Gruppo linguistico retoromanzo
Gruppo dei dialetti centrali
Gruppo dei dialetti meridionali intermedi
Gruppo dei dialetti meridionali estremi
Lingua siciliana (o calabro-sicula)
Lingua ladina
Lingua friulana
Lingua sarda, nelle varianti logudorese e campidanese
Lingua corsa, nelle varianti gallurese e sassarese.
Penisole linguistiche.
penisola linguistica franco-provenzale (la Val d'Aosta e alcune vicini valli del Piemonte occidentale) penisola linguistica occitana (Alpi occidentali)
penisola linguistica tedesca (Monte Rosa, Val Formazza, Alto Adige)
penisola linguistica slovena (Provincia di Trieste, alcuni comuni della provincia di Gorizia, Slavia veneta, Val Canale)
Isole linguistiche.
isole linguistiche albanesi (interessa Molise, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria).
isola linguistica croata – slavisano (Molise).
isole linguistiche greche (in Calabria con il greco di Calabria, in Sicilia e Puglia con il grico)
isola linguistica catalana (Alghero in Sardegna).
isola linguistica cimbra (Luserna ed altre zone venete)
isola linguistica mochena: parlata in Trentino nella valle dei Mocheni, idioma tedesco di origini bavaresi.
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