I dialetti della Puglia sono numerosi e molto diversi tra loro, ma possono comunque essere classificati entro due gruppi fondamentali: quello dei dialetti italiani meridionali e quello dei dialetti italiani meridionali estremi.A differenza di altre regioni d'Italia, come ad esempio la Toscana, in Puglia non vi è un solo dialetto. Difatti il dialetto pugliese presenta similitudini con la lingua napoletana, con il dialetto calabrese, con il dialetto lucano, con il dialetto siciliano e con il Greco antico. Inoltre è da dire che spesso, nei comuni ai confini delle province, i vari dialetti assumono caratteristiche marcate del dialetto della provincia confinante tanto quanto più gli è vicina.
Gruppo dei dialetti meridionali.
Tra i dialetti appartenenti al ceppo dei dialetti italiani meridionali si collocano i seguenti dialetti pugliesi:
Dialetto barese
Dialetto foggiano.
Dialetto barese.
Il dialetto barese è una varietà linguistica romanza, un idioma che si è costruito gradualmente, modificato dai vari insediamenti di popolazioni straniere susseguitesi nell'area geografica interessata, a partire da quelle spagnole per finire a quelle balcaniche, che ne hanno donato un'inflessione per molti incomprensibile, soprattutto in relazione al livello fonologico dell'analisi linguistica.
Dialetto foggiano.
Il dialetto foggiano è una variante di lingua romanza parlata sino ad oggi nella Provincia di Foggia. Rientrando nei dialetti pugliesi settentrionali, a loro volta inclusi nel gruppo dei dialetti italiani meridionali, il foggiano può essere considerato una via di mezzo tra il dialetto barese e il dialetto napoletano. Esso influenza anche le parlate di alcuni comuni del sud Molise, dove comunque si avverte l'influenza della lingua albanese importata dai profughi albanesi minacciati dai Turchi Ottomani che avevano invaso e occupato l'Albania.Non è possibile trascrivere il dialetto di Foggia con i segni dell'italiano in quanto l'italiano dispone di sette suoni vocalici, mentre il dialetto di Foggia riconosce ben quattordici vocali compresi gli allofoni ("schwa”, vocale muta). Il dialetto riconosce il suo vocalismo nel sistema vocalico latino più diffuso, comune al gruppo di partenza, ossia un gruppo proto-romanzo di sette vocali in cui gli esiti di i ed o brevi si uniscono con quelli di i ed o lunga.
Gruppo dei dialetti meridionali estremi.
Tra i dialetti appartenenti al ceppo dei dialetti italiani meridionali estremi si collocano i seguenti:
Dialetto tarantino
Dialetto salentino.
Dialetto tarantino.Il dialetto tarantino ha la particolarità di essere un idioma comunale, ossia la sua variante più pura è parlata esclusivamente entro i confini della città di Taranto. Esso, tuttavia, influenza significativamente la parte settentrionale dell'omonima provincia formando le varianti delle città di Crispiano, Martina Franca, Massafra e Statte. A est del capoluogo, l'influenza del dialetto tarantino è significativamente riconoscibile a San Giorgio Jonico; dopo questo comune, infatti, è molto più marcata l'influenza del salentino, nella variante brindisina. A sud, invece, influenza significativamente i dialetti di Talsano e Pulsano.La colonizzazione dei Greci ha lasciato un notevole influsso linguistico, sia dal punto di vista lessicale che morfo-sintattico, nonché un particolarissimo accento che secondo gli studiosi doveva corrispondere all'antica cadenza dorica. Questi influssi sono ancora oggi notabili in parole di origine greca. Successivamente la città diventò dominio romano, dando così un tratto più romanzo alla sua lingua e introducendo vocaboli volgari, nonché la circonlocuzione verbale con il verbo scére + gerundio (dal latino ire iendo), e l'affievolimento delle -i- atone. Durante il periodo bizantino e longobardo, la lingua tarantina acquistò un carattere molto originale per l'epoca: le o vengono mutate in ue, le e in ie, ed il vocabolario si arricchì di nuovi vocaboli. Con l'arrivo dei Normanni nel 1071 e degli Angioini fino al 1400, la lingua perse buona parte dei suoi tratti orientali e venne influenzata da elementi francesi e gallo-italici, come la e muta finale.Nel Medioevo, la città divenne dominio saraceno con la conseguente introduzione di vocaboli arabi. Nel 1502 Taranto cadde sotto il dominio degli Aragonesi: per tre secoli lo spagnolo fu la lingua ufficiale della città ed entrarono a far parte del vocabolario tarantino altri vocaboli. Nel 1801 la città fu di nuovo sotto il dominio delle truppe francesi, che lasciarono definitivamente la loro impronta linguistica francoprovenzale.
VOCABOLI DI ORIGINE GRECA: celóne > χελώνη (kelóne) [tartaruga]; cèndre > κέντρον (kèntron) [chiodo]; ceráse > κεράσιον (keròsion) [ciliegia]; mesále > μεσάλον (mesálon) [tovaglia]; àpule > απαλός (apalós) [molle]; tràscene > δράκαινα (drákaina) [tipo di pesce].
VOCABOLI DI ORIGINE LATINA: dìleche > delicus [mingherlino]; descetáre > oscitare [svegliare]; gramáre > clamare [lamentarsi]; mbise > impensa [cattivo, malvagio]; sdevacáre > devacare [svuotare]; aláre > halare [sbadigliare].
VOCABOLI DI ORIGINE LONGOBARDA: sckife > skif [piccola barca]; ualáne > gualane [bifolco].
VOCABOLI DI ORIGINE FRANCESE: fesciùdde > fichu [coprispalle]; accattáre > achater [comprare]; pote > poche [tasca]; ndráme > entrailles [interiora].
VOCABOLI DI ORIGINE ARABA: ghiaúte > tabut [bara]; masckaráte > mascharat [risata].
VOCABOLI DI ORIGINE SPAGNOLA: marànge > naranja [arancia]; suste > susto [tedio, uggia].
Dialetto salentino.Il dialetto salentino è parlato nel Salento, ed in particolare nell'intera provincia di Lecce, nella provincia di Brindisi e nella parte orientale della provincia di Taranto. Appartiene, assieme al dialetto calabrese ed alla lingua siciliana, al gruppo meridionale estremo e si presenta carico di influenze provenienti dalle dominazioni e dei popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: greci, bizantini, longobardi, francesi, spagnoli, albanesi, arabi. In particolare numerosi sono i prestiti dalle altre lingue romanze (spagnolo e francese), mentre marginale è l'influsso esercitato dai dialetti ellenofoni che per tutto il medioevo furono altrettanto diffusi nella regione. Tali parlate diedero vita per secoli ad una sorta di area bilingue, di cui oggi abbiamo ancora testimonianza nell'area della Grecìa salentina.La distinzione tra il dialetto barese ed il salentino si ritrova soprattutto nella fonetica: il dialetto pugliese tende a rendere sonori i gruppi latini come nt, nc, mp in nd, ng, mb come le s in z, mentre il dialetto salentino li conserva intatti.Il salentino si divide in tre rami principali:
il dialetto leccese, parlato nella città di Lecce e nella parte settentrionale della provincia;
il dialetto brindisino;
il dialetto gallipolino, parlato nell'area intorno a Gallipoli.
Minoranze linguistiche in Puglia.
Minoranza francoprovenzale.
Nei comuni subappenninici di Celle di San Vito e Faeto, resiste una piccola minoranza francoprovenzale, attestata almeno dal 1566: sebbene la sua origine non sia stata accertata, secondo alcune ipotesi potrebbe essere correlata al mancato ritorno in Francia delle truppe chiamate da Carlo I d'Angiò nel 1266 e 1274 per rafforzare la sua guarnigione a Lucera. Secondo un'altra ricostruzione, si tratterebbe invece dei discendenti di una piccola comunità valdese emigrata nel XV secolo per sfuggire alle persecuzioni.
Lingua Arbëresh.
L’Arbëresch è parlato a San Marzano di San Giuseppe, comune al confine tra le province di Taranto e Brindisi, dove si affianca al locale dialetto, ed a Casalvecchio ed a Chieuti nella provincia di Foggia al confine con quella di Campobasso; ha affinità con la lingua albanese del ceppo tosco.
Lingua grika.
Il griko è parlato nei comuni a sud di Lecce e dagli antichi insediamenti Armeni in Puglia si identifica nella zona definita Grecìa Salentina.
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