Mamma gattone. Le ragazze si disponevano l’una accanto all’altra, Mamma Jattone, che presiedeva il gioco, assegnava a ciascuna un numero. E Mamma Jattone cominciava il gioco: ā€œAlla torre di mille gatti il primo gatto se ne scappĆ²ā€ (poteva anche iniziare con un numero diverso). La ragazza del corrispettivo numero rispondeva: ā€œIl primo gatto non fuā€. Al che Mamma Jattone chiedeva ancora: ā€œE chi fu?ā€. E la stessa ragazza rispondeva indicando un numero corrispondente a una delle compagne. Se la compagna, non rispondeva dicendo il numero assegnatole, pagava il pegno, che scontava alla fine del gioco.

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La campana. Consisteva nel saltare con un piede solo da una casella all’altra di una figura quadrangolare o rettangolare tracciata sul suolo, senza toccare le linee di divisione e raccogliendo il sasso che progressivamente viene lanciato dalla posizione di partenza sui vari riquadri numerati. Il gioco si svolgeva in due tempi. Nel secondo tempo, chi aveva superato le prove, ad occhi chiusi o a testa rivolta in alto per non vedere, con passo ben calcolato secondo l’ampiezza del riquadro, poggiava il piede nei singoli riquadri, domandava: ā€œAmbe?ā€, al che le compagne rispondevano: ā€œSalammeā€, il che significa che il piede era poggiato entro l’area del riquadro. Se invece il piede era stato poggiato fuopri del riquadro o sulle linee di divisione, allora le compagne rispondevano: ā€œSalamone!ā€. PenalitĆ !, a quel punto il gioco passava alla compagna di turno.

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Alle belle statuine.

Il numero dei giocatori era vario. Si faceva la conta e si individuava il giocatore che metteva in piedi, dando le spalle agli altri giocatori, posti a poca distanza, che lo cominciano a burlare con gesti vari, sberleffi e altre mosse. Quando questi si gira d’improvviso e diceva: ā€œLe belle statuineā€, il resto del gruppo doveva restare fermo, immobile, come fosse formato da statue. Chi si muoveva, o rideva, sostituiva il compagno che conduceva il gioco.

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Regina reginella.

Mediante la conta si individuava la Regina, che prendeva posto vicino ad un muro, mentre gli altri giocatori si allineavano a distanza, indi a turno le chiedavanoĀØā€ Reginella, Reginella, quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?ā€. La Regina ordinava di fare passi lunghi quanto quelli di un animale (es. 3 passi da leone, 4 passi da formica, 2 passi da gambero, ecc.). Vinceva il concorrente che arrivava per primo al traguardo, cioĆØ alla posizione della Regina, prendendone il posto.

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Fornaio ĆØ cotto il pane.

I giocatori si disponevano a semicerchio e si apriva il dialogo tra i componenti posti alle estremitĆ . Uno dei due chiedeva all’altro: ā€œFornaio ĆØ cotto il pane?ā€. E questi di rimando: ā€œSiā€, ā€œCome ĆØ venuto?ā€, ā€œUn po’ bruciatoā€, ā€œDi chi ĆØ la colpa?ā€. Il fornaio diceva il nome di uno dei partecipanti al gioco, es. Giovannino, a questo punto tutta la fila, passando sotto il braccio del ā€œcolpevoleā€, lo incatenava intonando una specie di filastrocca: ā€œPovero Giovannino ĆØ andato alle catene, sotto le pene si sente di morir…Zin Zin, Nicolin… Zin Zin Nicolinā€.

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Un due tre, stella!

Il giocatore che conduceva il gioco si posizionava di fronte agli altri, i quali, a distanza, si disponevano in riga. Quindi, girandosi di spalle, velocemente pronunciava: ā€œ Un due tre… stella!ā€. Nello stesso tempo gli altri dovevano cercare di raggiungerlo bloccandosi, tuttavia, appena il primo giocatore si fosse girato ed avesse detto ā€œstellaā€. I giocatori che venivano sorpresi in movimento, dovevano ritornare al punto di partenza. Il giocatore che riusciva per primo a raggiungere il conduttore, lo sostituiva nel gioco.Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā