Filastrocche (di sorteggio e di gioco).

I giochi tradizionali avevano un inizio, uno svolgimento ed una conclusione. Prima di cominciare, il gioco si faceva precedere dal sorteggio, ovvero dalla “Conta”. Spesso la “Conta” era espressa in filastrocca. Filastrocca, cioè strofette che, non sempre seguiva un filo logico, ma un ritmo ed una rima si (oltre la consueta cantilena) espressa in vernacolo. Ne riportiamo alcune, sia in lingua ufficiale, che in lingua madre, fresca e popolare.

 

Quìnece e quìnece

E ci dì ca no’ sso’ quìnece

Ci l’arrive a cuntè

Sembe quìnece s’hanna acchiè.

 

Catarina vascia vascia

Fesce ‘u uève intra alla cassce

S’ n’avverte ‘a jaddine

Fuscia fusce Catarine.

 

Ho tre tazze di caffè

Me lo bevo tutte e tre

Tre e tre fanno sei

Sei e sei dodici

Dodici e dodici ventiquattro

E continuo fino a quattro

Uno due e tre, quattro.

 

Amblà, amblà, cici, cocò

Tre civette sul comò

Che facevano l’amore

Con la figlia del dottore

Il dottore si ammalò

Amblà, amblà, cici, cocò.

 

Ho una spilla ricamata

E non so chi me l’ha data

Me l’ha data mia sorella

Esca fuori la più bella.

 

Disse un giorno la gallina

La campagna non fa per me

Son graziosa e son carina

So cantare coccodè

Ma un bel giorno, una mattina

Quella stupida gallina

In città se ne andò

Ed un carro la schiacciò.

 

Sotto la pergola nasce l’uva

Prima acerba e poi matura

Zafferà zafferà

Esca fuori a chi toccherà

 

Mi lavo le mani per fare il pane

Per uno, per due, per tre, per quattro

Per cinque, per sei, per sette, per otto

Biscotto… asino cotto

Tu… e il cappotto