Il livello socio-economico di un popolo o di parte di esso lo si deduce dall'ambiente in cui si è sviluppato ed è lievitato: abitudini, costumi, modi di vita sono e restano le componenti determinanti d'un processo storico, che pur se graduale, sfugge alla programmazione, rivestendo d'un colorito particolare il vivere dell'uomo e definendone la cultura.

Le differenzazioni e le gradualità; le lotte, non escluse le sopraffazioni e i soprusi; aspetti negativi contingenti conservano di sé il dato positivo; l'arte, l'economia. Espressione di quanto detto restano le dimore patrizie e plebee che nel loro lievitare testimoniano il crescere demografico, ma più che altro l'affermarsi d'una cultura d'ambiente. Un paese nasce e si sviluppa in rapporto agli avvenimenti che ne determinano sia l'estensione quant'anche l'economia, i costumi, ecc. Osservando le case del nucleo storico di Palagiano si rende evidente il vivere della nostra gente fino alla fine del secolo scorso.

Palazzi gentilizi e case monolocali sono l'espressione vivente d'un popolo fatto di pochi ricchi e molti poveri. La casa popolare è costituita da un'unica stanza, quasi sempre è necessario scendere uno scalino per accedervi. Sull'ingresso si apre un finestrino che dà luce all'ambiente quando per difendere il privato è necessario tenere chiusa la porta.

La stanza è divisa da un tramezzo fatto in muratura che non tocca la volta onde consentire l’illuminazione del fondo della stanza in cui dimora l'asino o il mulo ed un piccolo deposito di paglia. La parte anteriore è occupata dal lettone dei genitori, sotto cui è conservata una cassa con le ricchezze di famiglia: pochi panni e cianfrusaglie varie; ci sono i lettini dei sette e più figli; in un angolo la cucina-camino, un tavolo e sedie fatte nel luogo con tronchi d'ulivo piallati alla buonmeglio. Le sedie (si fa per dire) portano il nome di chianghe. Al muro un armadietto portapane inchiodato ben alto contro i topi ed i componenti la famiglia (vedi bambini eternamente affamati). Sulla facciata, oltre la porta con tendina ed il finestrino, a destra o a sinistra in alto si nota l'inizio di una scala fatta di tre, quattro scalini

che portano sul terrazzo: per raggiungerli è necessario poggiare una scala di legno. Nell'interno e addosso agli inquilini c'è sempre odore di stalla.

Con poche varianti sono le dimore degli artigiani.

Questi vivono in eterna attesa che il "padrone" dia qualche ordine (cioè del lavoro). La mercede è quasi sempre in natura: fave, olio, farinella, ecc.

L'illuminazione, quando c'è, è ad olio (residui), a fiamma di camino-cu­cina, oppure a petrolio.

La casa gentilizia è maestosa nel suo complesso.

Due colonne che reggono un lungo balcone inquadrano l'ampio portone della facciata che immette in un atrio capace di ospitare più carrozze. Poi la scala ad unica rampa, vasta con gradini bassi che poi si divide in due per unirsi ancora sull'ultima rampa con la dote di un vasto pianerottolo. Le ringhiere sono di ferro battuto. Nel palazzo della "Sannella" (corso Lenne) lo scalone immetteva in un un'ampia veranda coperta da un tetto fatto di canne fra loro unite con calce ed altro e sul quale poggiavano le tegole. (Per onor di storia questo manufatto è stato demolito da poco).

Prima di continuare è bene far notare che la canna per secoli è stata usata nelle coperture delle case com'anche per costruire cappe di camini.

Molte stanze arricchivano le case dei feudatari poi chiamati "Patrune".

 Ben celati erano i locali-deposito: solo i proprietari conoscevano la porta segreta che portava ad essi. Generalmente il camino o uno dei camini veniva costruito nei pressi di una finestra attraverso la quale la padrona curiosava sulla strada. I servi accedevano da una scala secondaria, che quasi sempre immetteva nel vano cucina.

Le "Chianghe" coprivano i cortili e i pavimenti delle case popolari; mentre le stanze buone erano pavimentate con mattoni rossi.

Queste furono le prime abitazioni che circondarono il castello: centro del nucleo che poi fu Palagiano.

Era necessario fare questa premessa per meglio comprendere l'evoluzio­ne storica e demografica del nostro paese.

I  due poli essenziali e determinanti furono il potere temporale-economi­co e quello ecclesiastico.

Il   primo si concretizza nel castello; il secondo nella Chiesa dell'Immacolata costruita verso il "300-400" in sostituzione della fatiscente Santa Maria La Nova.

Solo verso il secolo XVII fu eretta l'attuale Chiesa Madre dedicata all'Annunziata, che a causa della sua posizione periferica consentì lo sviluppo del Centro urbano verso occidente e questo fino all'inizio del novecento.

Il risveglio commerciale murattiano e post-napoleonico dette un impul­so all'edilizia nostrana a causa della convergenza di molte strade che attraverso Palagiano portavano a Taranto, Bari, Matera ed in Calabria.

Era un ritorno alle origini: quelle stesse che crearono Palagiano (Palajòs) verso il novecento d.C.

I famuli costruirono le loro abitazioni nei pressi del Castello determi­nandone il primo nucleo; mentre attorno alla chiesetta i conventuali eressero il loro monastero seguiti dai feudatari o patrune che preferirono la vicinanza del potere ecclesiastico a quello molto mutabile dei principi spesso sostituiti, per cause economiche, dagli stessi feudatari: vedi caso Alessandro Carmignano e principe Pappacoda.

Strade greche e romane attraversarono il feudo di Palagiano nel periodo che va da prima della nascita di Cristo a tutto l'alto e basso Medio-Evo.

Nuclei sparsi di popolazione davano vita ad una economia tribale e ciò era dovuto alla situazione topografica dei luoghi.

Attorno alle molte sorgenti vivevano gruppi di gente dedita alla pastorizia, all'artigianato e pochi all'agricoltura. Tutta questa Civiltà sarà opportuno analizzarla attraverso ricerche e studi.

Nel 1595 Palagiano veniva indicata come "Castel Palajani" vedi "Apuliae. quae olim Iapigia" (nova corographia Iacobo Castaldo) (da A. Ortelius, Theatrum Orbis Terrarum, Anversa 1595) e lo stesso Giacomo Castaldo lo titola ugualmente in data 1567. Evidentemente il Castello era stato ricostruito in quanto che nel 1023 "Venit Rajca cum Saffari Creti Barum mense Iunii et obsidit eam die, et amoti exinde comprehenderunt Palagianum oppidum, et fabricatum est castellum in Motula. Anche il Muratori nel Tom V De Rerum Italicorum Scriptores dice... Rajca comprehensit Palajano.

Come mai un Castello in pianura: non su di un monte, né su di un fiume. Il commercio vuol essere difeso, non solo, ma rende.

Per quanto concerne il potere ecclesiastico sin dal 1081 al 1115 Riccardo Senescalco, normanno, dona ai monaci di Cava dei Tirreni alcuni territori nei feudi di Palagiano, Massafra, Mottola. Specificatamente per Palagiano 1095 concede ancora 50 alberi d'ulivo ed il diritto di pesca nel Lato e nel Lenne.

La concessione così redatta "In nomine sanctae et individuae Trinitatis". Cum residens ego Riccardus Senescalcus et cogitarem me undique tenebris hujus seculi obscuraque caligine circumfusum et stupefactus Jacerem, mundi luto (?) subito lucerne divini adjutoris valde procul inspiciens per densitatem tenebrarum vidi me vera luce compuntionis paulatim propringuerent illuminari. Quod ubi conspexi etc...". A causa di questo stato d'animo decide "... et potestatum piscandi cum barca in mare et in flumina Bradano et in Lato et in Lenne, in Palajano etiam arbores olivarum quinquaginta" - Mauro Perrone "Storia documentata della città di Castellaneta".

I  monaci non coltivavano i campi né pescavano; ma ne concedevano la conduzione ai cittadini disposti a trattenere parte minima dei prodotti e della pesca (quest'ultima quasi inesistente) senza pagare tasse.

Così si sviluppò il secondo nucleo civico a Palagiano.

Il  castello aveva la sua chiesetta ed i morti venivano seppelliti sotto il pavimento, com'era costume del tempo. Detta chiesetta era ubicata sul lato est del castello al numero ?.

Un'altra cappella con ossa sotto il pavimento (cripta) era là dove Corso De Gasperi fa angolo con largo Fra' Pantaleo. (Nell'Ottocento detta cappella fu trasformata in ufficio postale, oggi è la beccheria Pansini).

Il vero centro religioso e civile aveva la sua vita attorno alla Chiesa dell'Immacolata con relativo monastero. Ad ovest di questo si estendeva un ampio parco là dove oggi è ubicato l'asilo infantile.

Per avere un'idea della poca consistenza ed estensione di Palagiano è opportuno ricordare

che Basilio Mesardonite si faceva versare dal "Borgo di Palagiano" 36 numismata

di oro. Siamo all'inizio dell'XI sec. d.C..

Nel 1417 sotto re Giacomo (d'Ungheria) il nostro paese godeva del privilegio di legnare, menare a pascolo gli animali anche nel territorio dei comuni di Castellaneta, Mottola e Ginosa.

Anche nel 1464 Isabella moglie di Ferrante I, succede al Del Balzo e concede "la comunità di acqua et herba ghiande et boscho con Motula et Ienosa".

Da quanto sopra si può dedurre che Palagiano è fra i boschi e la popolazione vive, per conto dei feudatari dominanti, di pastorizia e pesca.

Questo per volontà di re Ferdinando II delle due Sicilie, 1467-1496.

Nel 1503 la Comunità è accordata anche dalla regina Giovanna.

Nella nostra storia dominano i principi ed i feudatari. Infatti nel 1540 Padrone di Palagiano è Jacopo Prothonobilissimo. Nel 1620 è la volta dello Spagnolo Giovanni De Marco commissionario del Campolattaro che prende dimora nel castello di Palagiano.

Questi accenni storici sui possessori del Castello di Palagiano sono stati necessari onde poter meglio osservare ancora oggi come lo sviluppo dell'edilizia e della popolazione, attraverso il tempo, sono stati in rapporto alla libertà di operare di ogni cittadino.

Pochi Palagianesi concorsero con Mottolesi e Massafresi per catturare Pizzichicchio "un bandito di San Marzano". E questo non per mancanza di coraggio, ma per l'esigua disponibilità di uomini del piccolo borgo.

Seguendo la pianta cercherò di indicare le strade e ovviamente le dimore che formavano il Centro abitato di Palagiano. Da tener presente che parecchi cittadini dimoravano in case sparse, per necessità di impegno, nelle campagne e nei boschi. Un classico esempio è dato dalle masserie fortificate di Castiglione, di Carella, ormai demolita, il Casone nella zona San Marco ed altre.

Tutte poste su strade di capitale importanza.

I pastori, i pescatori, i commercianti, erano difesi dalle milizie che ogni feudatario portava con sé mentre essi erano impegnati a rifornirli di derrate necessarie al quotidiano. Questo attraverso l'imposizione dello stesso feudatario che ne stabiliva la quantità ed il tempo.

Centro commerciale era il vasto spazio che si estendeva avanti la Taverna distrutta nel 1935 e che oggi è rappresentato da P.za Vitt. Emanuele e l'inizio di C.so Lenne. La Taverna di proprietà dei principi era lunga circa 100 m. e larga 20.

In essa c'erano pozzi con acqua sorgiva; abbeveratoi e mangiatoie; archi ed una porta a Nord immettevano nell'abitazione del custode; sulla destra, entrando, c'erano le lettiere: letti fatti in muratura con sopra sacconi pieni di paglia di granoturco.

Sostanzialmente il borgo chiamato "Palisciano" si articolava in poche strade che oggi portano il nome di: largo Principe di Cursi, largo D'Azeglio, vico Tancredi, via Poerio, via San Martino, via Pisacane, via Pagano, via Le Mura, Le Mura, via Solferino, largo Dandolo, via Ferrucci, via Libertini, via Muratori ed infine via Roma, rappresentava il lato estremo Est.

A Sud verso il monastero Largo Fra' Pantaleo, vico Sannella, vico Carmignano con relativi palazzi gentilizi. A Est corso Lenne e l'ex monastero.

Sparse nelle vicinanze del borgo case monolocali.

Fra il 700 e l'8OO Palagiano si estese verso Est.

Un "Calvario" posto là dove oggi si trova la fontana del Nettuno limitava il paese ad Est. Ad Ovest la croce, sostituita dalla "Madonnina" salutava il viandante che partiva per Matera lungo la via Appia Antica o per Palagianello-Castellaneta lungo la via per "Paréte Pinte" (rudere romano).

Infine una croce, che era e resta sulla via di Lenne nei pressi della scuola media statale segnava il confine a Sud.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'abitato si è esteso in tutte le direzioni con palazzi moderni: rione San Nicola a Est; Bachelet a Sud-Est; a Sud-Ovest la zona macello; a Nord un vasto agglomerato compreso fra via Piccinni e la variante Nord.

È doveroso ricordare la chiesetta della Madonna della Stella anch'essa distrutta e sostituita da una nuova ed ampia chiesa. I veri motivi che indussero i Palagianesi ad edificare a due chilometri a sud del paese questa cappelletta e farla meta di processioni penitenziali ed onorare la titolare “Madonna della Stella" con una manifestazione originale, anzi unica l'assalto alla tagliarina, sfugge alle nostre ricerche (l'inizio di detto avvenimento, non ci è noto).

Comunque la tradizione ci dice che Essa, Madonna, proteggeva sia i riandanti, quant'anche i campi ed in specialmodo i prodotti dei padulieri per i quali l'acqua che scorreva e scorre nella Lama di Lenne era vitale.

Quale maggiore protettore della "Stella Maris"?

Ecco perché i gestori delle paludi contribuivano, nella sua interezza, a creare i fondi per una buona riuscita della manifestazione.

Di fronte, sul lato occidentale della stessa Lama, la Madonna di Lenne, la cui costruzione risale sicuramente alla fine del 1100.

L'opera fu realizzata dai monaci di Cava dei Tirreni. L'interno di questa chiesetta è affrescata quasi nella sua interezza con figure che ci riportano all'arte Bizantina delle cripte murgiche. Alcuni anni fa a pochi metri da essa vennero alla luce delle tombe, che a detta di un ispettore alle belle arti venuto da Bari, risalivano al 1200.

Purtroppo oggi detta chiesetta è stata privatizzata, non solo, ma a quanto si dice il proprietario del fondo circostante l'ha imbianchita, usandola, come soggiorno-pranzo.

A conclusione di questo breve scorcio di storia di Palagiano è opportu­no elencare i nomi delle abitazioni in cui vissero coloro che, senza volerlo forse, iniziarono e poi lievitarono quella cultura che in seguito ha fatto di Palagiano un centro di ampia vitalità economica e commerciale.

I vari principi, conti e marchesi dimorarono nel castello.

E opportuno riportare alcuni nomi dei casati più importanti. Primo fra tutti i Dapifaro, che ricevettero il feudo dagli Angioini: i Casamassima, Giordano, i Palagano, i Bilotta ed i De Valois; nel 1400 i Capitignano, i Lubelli, i Minutolo, Caracciolo, Protonobilissimo, Pappacoda e Cicinelli.

Alcuni feudatari minori costruirono nel tempo le proprie dimore, che ancora oggi portano il loro nome: Palazzo Sannella sulla via Lenne, Palazzo Pantaleo, Palazzo Carano (distrutto e sostituito dall'abitazione del medico Patruno), Cassano, Carignano, Masella, Sorace (distrutto in questi giorni), Natale, Sinisi, De Sinni (distrutto).

Molte delle case che originariamente erano a piano terra oggi sono state sopraelevate, purtroppo, trasformando in buona parte la fisionomia e l'estetica del nostro paese. Ex frantoi oggi sono negozi luminosi e case eleganti: vedi palazzo Casamassima in piazza V. Emanuele.

E doveroso rivolgere alle autorità responsabili un appello: Salvate, prima che sia troppo tardi, quanto ancora oggi ci parla di coloro che ci precedettero e con noi sono la nostra storia.

Vorrei ricordare la cisterna del duca presso "li jazzari" sulla via per Calzo. Essa era una tipica costruzione per conservare l'acqua piovana (cisterna) sul vertice del tetto che la copriva c'erano quattro colonne con capitelli lavorati sovrastati da una volta a cupola, nel centro della quale c'era una carrucola necessaria per attingere l'acqua; le quattro facciate erano arricchite da basso rilievi: utilità e bellezza. Con questo ho voluto esemplificare quanto di ottuso e distruttivo va verificandosi a Palagiano, non ultimo l'azzeramento dei ruderi di una villa romana sulla via vecchia di Palagianello nei pressi di "paréte pinto".

Oggi, a causa della florida economia determinatasi in seguito allo sviluppo intensivo e razionale dell'agricoltura, nonché per la numerosa presenza nell'industrie di nostri concittadini, l'edilizia ha subito una forte trasformazione, adeguandosi a criteri di modernità sia nell'estetica quant'anche nelle comodità dei servizi.

Piccole industrie e centri commerciali costellano la periferia del paese assieme ad un vasto e necessario campo sportivo che con la nuova Chiesa di San Nicola incivilisce il settore orientale di Palagiano.

 

 Fonte: A. Moschetti, in "Tasselli di storia palagianese".