L'ultimatum. Il Pd acquista un consigliere, Domenico Latagliata, quindi può avere un altro assessore, perciò va ridisegnata la giunta dando la vicesindacatura a Pietro Cifone primo degli eletti e capogruppo e togliendola a Maria Grazia Mellone, primo dei non eletti, e capogruppo nella passata sindacatura di Rocco Ressa. Ma entrando in giunta Cifone, entrerebbe in Consiglio la Mellone, la quale restando in giunta perderebbe il seggio consiliare, che è la sua forza per restare in giunta senza essere in balia dei volatili umori di una politica il cui orizzonte è una poltrona.

 

Cifone poggia la sua richiesta sui patti fra Pd e sindaco; ma il sindaco Gaetano Tarasco può motivare la destituzione di un assessore da vicesindaco per patti con un partito, sapendo che i patti dei politici sono scritti sulla sabbia? E La Mellone può stare a quei patti, ora che ha resistito alle richieste del partito e quindi per il Pd è diventata inaffidabile, da rimuovere alla prima occasione?

Nella nota di Piero Cifone si legge: «Sono passati oltre sei mesi dall’insediamento di Tarasco a sindaco di Palagiano e, nell'interesse di un maggior coinvolgimento delle forze di maggioranza, è doveroso fare chiarezza. Il Partito Democratico di Palagiano ebbe tre consiglieri comunalí e, pro bono pacis, si fece carico della quota rosa. E Mariagrazia Mellone fu nominata vicesindaco». «Carica, però - continua Cifone - subordinata all'impegno, del sindaco, del partito e della Mellone, di rivisitare, appena possibile la distribuzione delle cariche assessorili. Ora, dopo l’ingresso nel Pd del consigliere Latagliata, sono maturi i tempi per mantenere fede a quegli impegni. Ma il sindaco più volte sollecitato, anche con documenti scritti, esita ancora a nominare suo vice Cifone». «Ma – si legge ancora nella nota di Cifone- non posso che essere rammaricato dalle manovre della stessa Mellone, e di Carmine Montemurro, per impedire che si concreti la volontà degli organi statutari e della maggioranza consiliare del gruppo». Segue ultimatum: «Il partito non può rimanere inerme dinanzi al mancamento degli impegni presi, quindi, nel denunciare il comportamento scorretto di alcuni suoi iscritti e la mancanza di decisioni del sindaco che con il suo comportamento sta incrinando il rapporto di fiducia, non ha da far altro che ritirare la fiducia al prossimo Consiglio comunale». L'amministrazione Tarasco è in carica da sei mesi; nessuno dei quali senza frastuono: dopo molto rumore ha perso i due consiglieri eletti nella lista del sindaco, il terzo, Latagliata, ha aderito al Pd, ora dei quattro Pd potrebbe perdeme due, la Mellone, che entrerebbe in consiglio se Cifone entrasse in giunta, e, al dire dello stesso Cifone, Carmine Montemurro; inoltre, poiché anche l’opposizione ha perso Donato Borracci e con Lippolis e Tagariello in libertà, la formazione di una nuova maggioranza non è impossibile.

Una poltrona può scatenare un terremoto, perfino con effetti d'autolesionismo? Eppure il Pd palagianese con Ressa candidato al Senato, in posizione quasi eleggibile, sta attraversando un momento di rosee speranze. E allora, perché tanto nuocersi in immagine e potere invece di darsi un orizzonte lungo? Perché fra i politici l’autoreferenzialità è insopprimibile, perché Tarasco ne è un corpo estraneo, già rigettato, e perché, absit iniuria verbis, il far politica è degradato a mestiere.

Michele Cristella
Fonte: Corriere del Giorno