
Man mano che ci si dirige nell’entroterra, si sviluppa un’ampia fascia boscosa (quasi tutta di proprietà demaniale), per lo più costituita da Pino d’Aleppo, divisa dal fiume Lenne. I due fronti sono costituiti dal bosco Marziotta o De Sangro, e dal bosco Romanazzi, preso cui si estende la c.d. Salina, il cui toponimo manifesta il suo utilizzo per l’estrazione del sale. Sotto il profilo morfologico, l’area costiera si caratterizza per la presenza di una estesa spiaggia bassa sabbiosa che verso l’interno confluisce in un sistema di dune di modesta altezza, alternate ad aree più depresse di interduna. La fascia costiera jonica fino alla contigua area metapontina è caratterizzata da una estesa copertura forestale retrodunale, la cui origine è duplice:
<!--Attività di rimboschimento avviate alla fine degli anni ’30, a completamento di intense opere di bonifica idraulica;
<!--Residui lembi delle pinete spontanee che caratterizzano l’arco jonico. Queste pinete naturali di Pino d’Aleppo sono ubicate su dune sabbiose dell’Olocene e vegetano nel tratto di costa compreso tra il fiume Patemisco e il torrente Gàlaso.
Gli interventi di bonifica, messi in atto dall’uomo, sono tutt’oggi riconoscibili per la presenza di un fitto sistema di canalizzazione idrica che drena i terreni, facendo confluire l’acqua meteorica nel canale Marziotta e da qui al mare. In questa zona vennero impiantate pinete, impiegando anche Eucaliptus specie nelle zone a più marcata presenza di acquitrini. Tali pinete furono realizzate con l’intento di creare uno schermo di difesa dai potenti venti di mare apportatori di sabbia e salsedine nei confronti delle colture agricole che andavano via via occupando i terreni bonificati nella piana alluvionale retrostante. L’originaria copertura vegetale, a densità molto variabile, era assimilabile alle tipiche formazioni di macchia di sclerofille mediterranee sempreverdi, con una cospicua componente di ginepri arborei. Le specie forestali impiegate per il rimboschimento presentano chiome resistenti alla salsedine, idoneità a vegetare in ambienti termoxerici, tolleranza nei confronti dell’acqua salmastra della falda freatica (Pino d’Aleppo, Acacia saligna, Tamerice) oppure sono in grado di vegetare su terreni più o meno compatti e temporaneamente sommersi (Eucalipti). Il Pino domestico, più sensibile all’areosol marino rispetto al Pino d’Aleppo, è stato impiegato nei rimboschimenti ubicati in posizione più arretrata rispetto alla linea di costa e su terreni dotati di maggiore capacità di ritenzione idrica.
Fonte: Segreteria Tecnica Forum Civico P.E.G.A.S.U.S.
Pasquale Lentini, in “Tasselli di storia palagianese”.
Il territorio, di natura pianeggiante, è costituito da terreni di formazione ghiaioso-sabbioso-limosa del tempo fra il Pleistocene e l’Olocene (più di 500.000 anni fa). Procedendo dallo Jonio verso l’interno, troviamo due fasce di dune costiere, larghe mediamente 1.200 metri e sopraelevate poco più di una decina di metri rispetto al livello del mare. Esse, all’inizio costituiscono due cordoni fissi, pur essendo formate da particelle leggere e staccate fra loro e non compatte, perché trattenute da una grossa fascia vegetale di boschi di pino chiamati “Bosco della Marina”, “Bosco Romanazzi”, “Bosco della Marinella” e “Bosco di Marziotta”. Nella seconda fascia la sabbia è più consistente, perché frenata da materiali calcarei e da stratificazioni con sedimenti argillosi.