Lega Nord a parte, il Popolo della Libertà è in profonda crisi nel cazzeggio, mentre lavorano a pieno regime i motori del Partito Democratico. Dov’è finito il “io sono come Mosè” (con e senza accento), “sono l’unto”, “lo giuro sulla testa dei miei figli”? Altri tempi. Intendiamoci, non è che corrisponda, per la legge meneghina del contrappasso, una produzione di proposte sensate. Su quel versante, calma piatta, il deserto del Sahara, la pelata di Bondi.

Colpa di Papi, Gasparri e Capezzone, in giro senza ammortizzatori e con fari  anabbaglianti. Capezzone ormai non parla, pontifica, espelle parole come se avesse in bocca un cronometro, con blocco automatico ogni dieci secondi. Ricorda Craxi, con la variante che Bettino faceva più pause, e ogni tre o quattro parole, guardava a sinistra e al centro. A destra, solo in privato. Gasparri, beh, è un gran mattacchione a riposo. Ve lo ricordate? Parlava come se lì per lì dovesse partire una fragorosa risata, per concludere con un “ma stavo scherzando, dai!”. Da quando poi Giancarlo Fini ha capito il vero motivo per il quale non ha incontrato reali resistenze per la Presidenza della Camera, non solo si fa fotografare nudo, come Almirante l’ha fatto, ma è diventato il bastian contrario della coalizione, tanto che Calderoli, in un momento di lucida follia, ha sbottato: “E che cà, perché non ha fatto il ministro!”. Si, il ministro di cosa? Degli interni o degli esterni a Villa Certosa, dei rapporti con il Parlamento o con Manuela Arcuri (che, per amor di verità, quando suonava la mezzanotte, fuggiva via scalza da Palazzo Grazioli), di Ponzio o di Pilato? Lega Nord a parte, dicevamo. I leghisti rubano il lavoro ai comici, e ragionano da guitti. Per Gasparri, ad esempio, la battuta, la mimica, la perifrasi, va spiegata, un pò, ma va spiegata…e poi parte la risata. Grassa e sincera. Bossi invece, parla come un ectoplasma evocato da Maroni.

Non fa più ridere, non fanno più ridere, perchè le loro barzellette iniziano dal finale. Esempio: cambiamo l’Inno (finale di barzelletta), perché gli italiani non conoscono le parole,  (inizio boutade). Sentite cosa si inventano: “Poche nazioni al mondo sono dotate di un inno più brutto e sanguinario di questo. Leggetelo e rabbrividite. Molti italiani non conoscono le parole del loro inno nazionale, e così fanno continuamente brutta figura non solo quando vanno all’estero, ma soprattutto nei confronti di sé stessi.  E' invece difficile trovare un Padano che non conosca le parole del suo Inno, il Va’ Pensiero di Giuseppe Verdi.  L’Inno Nazionale della Padania viene trasmesso ogni giorno su Radio Padania Libera alle ore 10,30 circa e, nei fine settimana, ad ogni ora… buon ascolto e, mi raccomando, in piedi con la mano sul cuore!”. Ormai le uscite (senza entrate) di Maroni, vero demiurgo della Lega, si assomigliano tutte, nella loro vacuità. “Il tricolore lo uso nel cesso”, “C’è sempre la prima volta per uscire i fucili”, “No ai professori terroni”. In questa baraonda, si inserisce il filosofo Rocco Buttiglione, candido e disperato come Azucena all’ultimo atto, inventore e ferreo sostenitore de “il secondo amore non si scorda mai”. Infatti, suo è l’appello: più che un ritorno di fiamma, un rinculo. “Dalla Puglia in su, da Bondi a Cicchitto, da Gallipoli a Thule, siamo disponibili ad una alleanza con il PdL”. Per fortuna arriva Gasparri, pronto a spiegare che “chi nel PdL parla di alleanza con l’UDC, lo fa per creare liti nella maggioranza”. Bocciato, offeso, Buttiglione rimette in tasca il sigaro, e guarda il cielo stellato di mezzogiorno, mentre la radio informa che adesso si pensa ad un referendum. La scelta, tra Inno di Mameli e Và pensiero. Suggerisco una terza opzione, il “Và…’ffanculo”.  In piedi o seduti, con o senza mano sul cuore.
Oh, mia patria, sì bella e perduta! Oh, Membranza sì cara e fatal!”.

Giuseppe Favale

Ah, dimenticavo. C’è chi dice che la Lega usi un linguaggio diretto, semplice ed efficace, come il vecchio PCI, dal quale ha ereditato la base operaia. Si tratta di una affermazione priva di reale fondamento. E’ vero che parte della base operaia dei Partiti di sinistra voti ora per la Lega Nord, ma solo perché alcuni schieramenti, di sinistra hanno perso anche il sostantivo. “D’Alema, dì qualcosa di sinistra!”, è disarmante attualità. L’uso diretto ed efficace del linguaggio grafico e parlato, è stato invece copiato, o meglio, scopiazzato, dalle intense e sanguinose campagne elettorali fine anni ’40 inizio anni ’50: “I comunisti sono contro la famiglia, Stalin scrive a Togliatti: da baffone a buffone, in Russia i figli sono dello Stato, i comunisti mangiano bambini (dopo averli arrostiti sulla domestica stufa)”. Alcune affermazioni ora sembrano incredibili, specie l’ultima, affiancata dall’altra che i contadini in Russia litigavano fra loro per mangiare escrementi di cavallo, ma sono vere, drammaticamente vere. Provate a fare dei confronti con gli slogan della Lega, un confronto di metodo, ovviamente, di efficacia del messaggio.