Sono in molti a chiedermi come mai il Piano per gli Insediamenti Produttivi di Palagiano non sia ancora operativo e fruibile da parte di imprese che volessero insediarsi sul nostro territorio e, magari, contribuire a sollevare l’economia locale sostanzialmente concentrata su due attività principali, entrambe in crisi strutturale: Ilva e Agricoltura.

 

Ebbene, innanzitutto bisogna sapere che il Piano per gli Insediamenti Produttivi (PIP) di Palagiano, già previsto nel Piano di Frabbricazione (PdF) risalente agli anni ’70 (1973 con variante approvata il 1977) non è stato mai considerato almeno fino agli anni ’90, quando l’Amministrazione Comunale a guida Stellaccio anziché infrastrutturare l’area già prevista nel PdF (Palagiano Nord), volle inserirla nel redigendo Piano Regolatore Generale (PRG), adottato poi da quell’Amministrazione nel 1997 e, peraltro, parzialmente cassato dalla Regione Puglia in sede di deduzione.

Nel 2003, la mia prima Amministrazione, dopo una serie di incontri con la cittadinanza e le Organizzazioni di categoria, decise di revocare l’adozione del PRG per una serie di motivazioni largamente condivise dalla popolazione. Non entro ora nel merito di quest’aspetto per brevità del mio scritto, ma si potrebbe approfondire in altre circostanze laddove si ritenesse opportuno.

Ritornò, dunque, fin dal 2003, ad avere efficacia il vecchio PdF con la sua area già destinata ad accogliere la zona artigianale. Fu così che, nel 2004, la mia Amministrazione approvò una variante normativa che, di fatto, sbloccava finalmente il PIP, variante poi approvata dalla Regione Puglia il 2005.

Ricorderete tutti che l’8 settembre 2003 Palagiano subì una catastrofica alluvione cui seguì, nel 2005, l’apposizione dell’ormai famoso vincolo PAI che interessò anche la zona artigianale già approvata, sicché si dovette ricominciare da capo.

Fu così che la mia Amministrazione promosse un nuovo studio e propose al Consiglio Comunale l’adozione di un’altra zona artigianale/industriale, a ridosso della tangenziale, ritenuta un’area strategica sotto diversi punti di vista: sicurezza, vicinanza agli snodi autostradali, vicinanza alla SS. 100 e alla SS. 106, prossima alla linea ferroviaria e dotata di una buona viabilità oltre ad essere vicina al centro urbano, ma a una distanza tale da non impattare molto con lo stesso. Si volle anche ampliare fino a circa 40 ettari la nuova zona PIP ritenendola utile e strategica anche per la vicinanza alla retroportualità tarantina che avrà, prima o poi, necessità di aree satelliti soprattutto per la logistica.

Queste furono le ragioni che determinarono le scelte della mia Amministrazione.

La contestuale realizzazione delle opere di messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico ci consentì, infine, di adottare nel 2012 il P.I.P. che, a questo punto, avrebbe dovuto seguire un iter velocissimo per la definitiva approvazione, in altre parole: presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini e definitiva approvazione del Piano.

Ebbene, il Consiglio Comunale, pur essendo stato convocato per il completamento dell’iter, non è riuscito a portare a compimento un atto fondamentale come l’approvazione del PIP.

Procediamo con ordine.

Alcuni cittadini hanno fatto pervenire al Comune le cosiddette “Osservazioni” al PIP - si tratta, generalmente, di richieste di parziali modifiche e/o integrazioni perché si ritengono penalizzati dal Piano così come proposto. In tal caso il Consiglio Comunale, in seduta pubblica, accoglie o respinge le osservazioni, motivando la decisione e procede, successivamente, alla definitiva approvazione del Piano.

Nel nostro caso pare siano pervenute al Comune solo 5 Osservazioni, di cui solo una di carattere generale, peraltro irricevibile perché riguarderebbe l’ampiezza della superficie destinata al PIP che, dunque, poteva essere presentata in occasione dell’approvazione del Documento Programmatico Preliminare (DPP) e non dopo, mentre le altre 4 sollecitano lievi modifiche allo stesso piano.

Non ci sarebbe dunque alcun problema nel proseguire e definire l’iter amministrativo.

Sennonché, alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione, hanno direttamente o indirettamente, e del tutto legittimamente, delle proprietà ricadenti nell’ampia area individuata dal Piano e perciò ritengono, a torto a mio modesto avviso, di non poter prendere parte ai lavori consiliari per un possibile conflitto di interessi o per paura di essere denunciati.

Se la maggioranza consiliare non ha i numeri, per quanto detto, di approvare da sola il provvedimento, molti lettori si chiederanno: ma ci sono anche i consiglieri di minoranza che, per un atto così importante, non faranno certo mancare il proprio apporto costruttivo e così garantire, anche per loro merito, a Palagiano, la tanto attesa zona artigianale e industriale.

Sì, se Palagiano fosse, per l’appunto, un paese normale.

E’ accaduto, invece, che nella seduta di qualche mese fa, mentre si doveva discutere e approvare le Osservazioni al Piano, la maggioranza non ha avuto i numeri necessari e l’opposizione ha abbandonato l’aula con buona pace dei consiglieri di maggioranza e di tutti i cittadini di Palagiano.

Qualcuno si dirà. Vuoi vedere che ora la colpa è dell’opposizione?

La responsabilità, a mio parere è della maggioranza, incapace di risolvere i conflitti di interesse apparentemente esistenti, ma anche dell’opposizione che blocca, con la sua azione, l’approvazione del Piano facendo anch’essi una magra figura e non garantendo gli interessi della collettività.

Perché utilizzo il termine “apparentemente”?

Perché ritengo che la maggioranza, anzi i componenti della stessa che pensano di avere un conflitto, in verità hanno solo paura di ritorsioni dell’Autorità giudiziaria e dunque non voglio rischiare. In realtà, il loro voto, riguarderebbe solo e soltanto le Osservazioni, che per natura sono particolari, e non già l’intero Piano che, si ricorderà, è già stato adottato dalla precedente Amministrazione e non è modificabile se non ricominciando tutto daccapo.

Allora quale strada suggerire alla maggioranza e, in particolare, a coloro che ritengono di avere un conflitto di interessi?

Si possono seguire diverse strade, le percorro tutte a scanso di equivoci:

  • Risolvere il conflitto di interesse dimettendosi.
  • Chiedere al Comune di rivedere il PIP estromettendo i suoli di proprietà dei consiglieri (o dei congiunti) eliminando alla radice il rischio del conflitto di interesse. In tal caso si perderà qualche mese, ma in compenso la maggioranza avrà i numeri richiesti dalla legge.
  • Chiedere un parere legale pro-veritate (possibilmente non con i soldi pubblici) che certifichi la incompatibilità/compatibilità dei predetti consiglieri ad approvare il Piano e, se positivo, assumersi le proprie responsabilità e svolgere fino in fondo il ruolo assegno dagli elettori che significa poi, garantire sopra tutto gli interessi generali e non difendere quelli particolari, ancorché legittimi.
  • Fare in modo che l’opposizione o parte di essa venga in soccorso, condividendo il merito dell’approvazione del PIP. Certo politicamente la maggioranza ne uscirebbe con le ossa ancor più rotte, ma i i cittadini avranno ciò che è in loro diritto pretendere e ottenere.
  • Avviare immediatamente la verifica amministrativa, ristabilire i rapporti con i consiglieri Lippolis e Tagariello eletti nella maggioranza e ridare forza e slancio all’azione amministrativa sulla base di un programma di priorità condivise da tutti.

Non ci sono altre strade. Anzi ora che ci penso, ne esiste un’altra:

Non approvare il Piano per gli Insediamenti Produttivi, continuare a far finta di niente e così impedire il potenziale sviluppo dell’economia locale a danno della collettività.

Spero che non sia questa la strada che la maggioranza e in particolar modo il gruppo consiliare del Partito Democratico vorrà percorrere, perché in tal caso, ritengo, il Partito non li sosterrà.

Rocco Ressa