Le braccianti offrivano la loro prestazione soprattutto nei lavori campestri. All’inizio della primavera ripulivano i campi di grano, di avena e di legumi dalle erbe infestanti e quando i legumi verdi erano pronti, venivano richieste per la loro raccolta. In estate, quando il pomodoro maturava, il lavoro per loro era assicurato, perché occorreva molta manodopera. Venivano impiegate anche nella legatura dei covoni, durante la falciatura delle messi e nella trebbiatura.Negli intervalli tra un ingaggio e l’altro, si recavano nei campi dove era stato falciato il grano per raccogliere le spighe sfuggite alle legatrici; anche le aie venivano setacciate da loro. Rovistavano tra la pula e la paglia lasciate nell’aia, alla ricerca delle spighe sfuggite allo strofinio degli zoccoli dei cavalli o alla ricerca di un pugno di legumi sfuggiti alla battitura.Quando la campagna non poteva assicurare più nulla, andavano a lavare, nelle case di chi aveva il pane assicurato. Lavavano di tutto: biancheria, indumenti, coperte, lana dei materassi, sacchi, teli per la raccolta delle olive, tutto per qualche spicciolo e un piatto di minestra. Selezionavano le sementi prima delle semine e, in estate, preparavano la salsa di pomodoro.Queste prestazioni comunque erano ambite: alla remunerazione, si associava il cibo buono che veniva offerto all’ora di pranzo, inoltre si lavorava al riparo dalla calura estiva o dal freddo dell’inverno.In autunno, con i “mulinelli” di legno azionati a mano, separavano i fiocchi di cotone dai semi da utilizzare per la semina.Per la raccolta del pomodoro, partivano la mattina molto presto, assai prima dell’alba, per raggiungere coi carri i campi di raccolta e, ai primi chiarori, iniziava il lavoro. Erano talmente abili nella raccolta che nessun virgulto della pianta veniva spezzato e, incredibile a dirsi, due donne e un uomo, addetto al trasporto dei cesti, erano in grado di raccogliere, in una mattinata, da dodici a quattordici cesti; il carico doveva essere almeno di 6 quintali; rientravano abbarbicate su qualche appiglio del carro o a piedi.
Fonte: Memoria storica del nostro ‘900, di Michele Orsini