Don Salvatore è un ottimo padre spirituale per tutta la comunità, ed ha sempre dato occasione ai fedeli di impegnarsi nella vita parrocchiale cristiana. La figura del parroco non deve essere vista solo come uno che celebra la Messa, ma anche come un padre-pastore, e per noi don Salvatore lo è da sempre”. Questo è don Salvatore nelle parole di un suo giovane parrocchiano, e considerazioni non dissimili si riscontrano in tutti coloro che lo hanno conosciuto quando, a Palagiano, reggeva la parrocchia della Santissima Immacolata.

Personalmente ho sempre stimato questo sacerdote, tanto da scegliere lui come celebrante per i miei 25 anni di matrimonio. Ricordo ancora le sue omelie: con voce calma, nel mentre parlava a tutti i fedeli, dava la piacevole senzazione dell’esclusività, come se stesse parlando a te solo, come se invece di stare sull’altare fosse seduto vicino a te. Di fronte a domande che a prima vista potrebbero apparire complicate nella loro formulazione, ha risposto con semplicità disarmante, con la semplicità di un sacerdote, di un uomo coerente con le sue idee e con la vita che ha scelto.Don Salvatore Di Trani nasce a Ginosa il 7 settembre del 1942. A 12 anni entra in Seminario, dove segue un corso filosofico di teologia, e a 25 anni viene ordinato sacerdote dall’Arcivescovo di Matera, mons. Giacomo Palombella. Attualmente è sacerdote della Parrocchia Maria Santissima del Carmine di Massafra, dove ricopre anche l’incarico di Vicario Foraneo (n.d.r. coordinatore dell’azione di tutti i sacerdoti). 

Don Salvatore, è mai stato testimone di un miracolo? Sono tanti gli episodi testimonianti la presenza del divino, anche le malattie. Ti racconto una delle mie tante esperienze. Vengo chiamato per dare l’unzione degli infermi (ex estrema unzione) ad un giovane di 14 anni che stava morendo. La mattina dopo torno a casa sua pensando che fosse già morto, e lo vedo seduto sul letto che stava mangiando. Un altro episodio. Venne da me un amico medico e mi disse che si trovava nei pasticci: “Come medico dovrei dire ad una signora di abortire perché ha il tumore, come cristiano non me la sento: che devo fare?”. Risposi: “Tu devi fare il medico, devi difendere le due vite, se ti ritieni cristiano”. Quindici giorni dopo ritornò, e mi disse che avevano  sbagliato la diagnosi: questa signora ora sta bene. Pensa che le avevano dato tre mesi di vita se non avesse abortito. 
Perchè decise di indossare l'abito talare? Molte le cose che mi hanno portato ad essere prete…le ultime battute, in quinta elementare, la descrizione entusiasta fatta dalla maestra della figura di San Giovanni Bosco, amico dei ragazzi e dei giovani, che mi hanno indotto poi a stare attento ai problemi della gioventù, e di tutti quanti gli altri.  
Ci sono stati momenti in cui ha dubitato della scelta fatta?No. E’ stata una scelta non facile, ma consapevole. 
Esistono casi in cui le sarebbe consentito violare il segreto confessionale? Mai, mai, mai, nemmeno per le sciocchezze. 
C’è un peccato al quale non darebbe l'assoluzione? Nessun peccato, se si è convinti di essere pentiti. 
Quale parabola del Vangelo ritiene più attuale? La parabola degli operai mandati nella vigna (Matteo 20, 1-16). Un padrone di casa uscì all’alba per cercare lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella vigna. Uscì di nuovo verso le nove, verso mezzogiorno, verso le tre e le cinque, ed ogni volta mandò lavoratori nella vigna. Quando giunse la sera, a tutti diede un denaro. Ai primi che si lamentavano, perché avevano lavorato più degli altri, ma ricevuto la stessa paga, rispose: “Non vi faccio torto, perché abbiamo convenuto per un denaro”. Questa parabola è attuale perché tutti hanno diritto ad una dignità umana, non solo alcuni, e nessuno si deve ritenere privilegiato. 
Ha sempre obbedito agli ordini dei suoi superiori? Sempre, anche se alcune volte non ero d’accordo. Ti dico comunque che nessun superiore mi ha trattato male. 
Se esistesse, quale potrebbe essere il 4° segreto di Fatima?
Non esiste, ma se esistesse potrebbe essere la passione di Dio per l’uomo, e l’uomo non ha ancora capito la sua divinità. Esempi di questi giorni: un Papa che ti chiede di avere la coscienza libera, e degli uomini che si dicono maestri di religione che incitano all’odio. L’odio non è mai un valore, è sempre una cosa negativa. 

Alcuni studiosi affermano che la pratica del celibato sacerdotale derivi da Matteo 19,12: ”Ci sono degli eunuchi nati così dal seno della madre, e vi sono degli eunuchi fatti tali dagli uomini, e ci sono di quelli che si son fatti eunuchi da sé in vista del regno dei cieli”. Inizialmente, lo scritto di Matteo non fu inteso come vietante il matrimonio, anche in considerazione del fatto che Pietro era sposato. Successivamente però, quanto detto da Gesù fu interpretato in senso letterale (vedi Origene, uno dei più grandi Padri della Chiesa, che si evirò), costringendo alcuni imperatori, fra i quali Costantino, a proibire l'evirazione. Le chiedo: è esatto stabilire la genesi del celibato sacerdotale nello scritto di Matteo? Non ritiene che si possa essere dei bravi sacerdoti anche se si è sposati?  Ci sono degli eunuchi veramente per amore. Ti racconto di due confessioni. Viene a confessarsi il primo, e dice di aver tradito la moglie perché era raffreddata. Subito dopo viene a confessarsi un vedovo, la moglie era  morta a 77 anni, lui ne aveva 79, si erano sposati quando la moglie aveva 20 anni. Ebbero un figlio e poi, a causa di una nefrite grave, il medico consigliò di non avere più rapporti intimi. Quest’uomo aveva rispettato la moglie per 53 anni. Quello che tante volte dà problemi, è la scusa della mancanza d’amore. Il prete rinuncia al matrimonio perché ama, non perché gli viene imposto. Avevo 25 anni quando divenni sacerdote, sapevo a cosa rinunciavo, non bisogna prendersela con la Chiesa. E’ la miseria umana che cerca di scusare sé stessa e le sue debolezze. 
Nella parabola del buon samaritano, Gesù racconta che solo un samaritano prestò soccorso ad un uomo che era stato percosso e derubato. Chi è oggi il buon samaritano? Ogni uomo onesto che è attento al fratello.
La sua definizione di peccato. Il peccato è si offesa a Dio, ma è anche offesa a sé stessi e all’umanità. Dio con il peccato non viene toccato, siamo noi che ci priviamo della dignità. 
Il comandamento più disatteso.Tutti e dieci. 
E’ meglio professarsi “cattolico non praticante” e disattendere alcuni fondamenti della Chiesa, o non definirsi cattolico ed operare attivamente nel sociale e a difesa dei più deboli? Essere incoerenti nella vita non è mai qualcosa di positivo…non troviamo sempre il paravento del preferire non essere cattolici e fare del bene! Noi che viviamo in una realtà cristiana, perché dovremmo rinunciare a questa radice? Non possiamo dare più valore a quello che facciamo?
Marx sosteneva che l'uomo, con la religione, si libera dalle catene che gli impone una certa classe sociale solo con la speranza in un mondo migliore, che sarà instaurato dopo il Giudizio Universale (Lettera ai Filippesi, 3,20: “La nostra patria è invece nei cieli...). Ne deriva che, essere religiosi, per Marx, sia come fumare l'oppio, in quanto si perdono di vista quelli che sono i bisogni materiali dell'umanità, e di conseguenza si  rinuncia ad ogni forma di lotta. Era quindi convinto che la religione non permettesse ai lavoratori di prendere realmente coscienza del proprio stato sociale. Marx, inoltre, giudicò la religione in un periodo in cui esisteva il potere temporale della Chiesa, con tutto quello che ne conseguiva: ritiene che Marx, in un periodo come l'attuale, in cui la Chiesa è fortemente impegnata nel sociale, è contro la guerra e interviene attivamente nel difendere i diritti dei più deboli, definirebbe ancora la religione “oppio dei popoli”? Credo di si, perché lui non leggeva con occhi sereni. Spesso noi non leggiamo con occhi sereni quello che fa e dice la Chiesa, ad esempio quello che ti citavo prima circa il Papa e i fratelli musulmani. Quello che purtroppo molto spesso manca in noi, è la serenità e la tranquillità interiore nell’esprimere un giudizio su una realtà. Se dovessimo affermare che la religione è alienante, cioè ci porta fuori dalla realtà concreta, dico che abbiamo dimenticato il fondamentale. A Bob Kennedy, in una intervista, fu chiesto perché si batteva per i diritti dei neri. Rispose: “Non vorrei che un giorno, andando in Paradiso, vi trovassi Gesù con la pelle nera”. Noi dimentichiamo la radice fondamentale del Cristianesimo, cioè Dio che si è fatto Uomo, è presente in ogni fratello. Se chiudessi gli occhi ad un diritto del fratello, avrei bestemmiato contro Dio. 
Esiste un passo del Vangelo che giustifichi la confessione? La confessione è un potere che Gesù dà agli apostoli e ai suoi successori. Nel Vangelo di Giovanni (Capitolo 20, 19-29), in cui Gesù appare la sera della Pasqua e dà agli apostoli lo Spirito Santo, dà agli apostoli il potere di perdonare e di rimettere il peccato al fratello, perché il fratello possa risorgere come Gesù (“a chi rimetterete i peccati saranno rimessi…”). Il sacramento ha poi subito delle maturazioni storiche, e la Chiesa l’ha saputo in modo saggio far crescere nella vita dei cristiani.
E' ancora attuale la scomunica ai comunisti? Se per scomunica noi intendiamo il riconoscimento di una scelta che non è secondo la fede cattolica, e se il comunista, come anche qualsiasi persona, professa quel materialismo ateo, non è necessaria la scomunica, perché già si è messo fuori campo da solo. 
A parte Cuba, Paesi del c.d. socialismo reale oggi non ne esistono più: ritiene che ci sia ancora il “pericolo comunista”?
Non è vero che non esistono più, c’è la Cina, ci sono altri Stati. Il problema di fondo è questo: l’eresia dell’Occidente è quella dei soldi, l’eresia del mondo comunista è il voler negare altri valori, oltre a quelli dei diritti fondamentali dell’uomo. 
Ogni mezzo è lecito pur di convertire qualcuno? No. Cosa ritiene di dovere dire a quei Partiti che fanno appello al voto dei cattolici, dichiarandosi difensori delle istanze della Chiesa? Siate onesti con voi stessi. 
Esiste un voto ad un Partito che lei condannerrebbe in confessione? Nel momento in cui uno ha scelto convinto un Partito che professa una ideologia non cristiana, non è la Chiesa che ha scelto, è lui che ha scelto. 
Escludendo i Papi da Giovanni XXIII in poi, qual'è il Papa del passato che più ammira, e perchè? Fermandomi all’ultimo secolo, Leone XIII, e un po’ tutti. Purtroppo, sono stati letti con occhi pochi sereni le vicende di questi Papi, Leone XIII, San Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII. Se si conoscesse bene la storia della Chiesa, diventerebbe difficile dire “questo è il migliore”. Circa alcuni Papi, bisognerebbe poi leggerli con gli occhi di quel periodo, non con i nostri occhi: penso ad esempio a Papa Pio IX, tanto criticato dalla storia italiana, perché poco conosciuto. Il Papa ha bisogno sempre di una sua autonomia, i governanti no. Se vedi l’Annuario del Governo e quello della Santa Sede, ci sono rappresentanze diplomatiche che l’Italia non ha, ma che sono presenti presso la Santa Sede. Questo perché il Papa è il papà di tutti. 

E’ fuor di dubbio che esistono Partiti nei cui programmi ci siano richieste proprie del Papa, come ad esempio l’abolizione della legge sull’aborto. In virtù di questo, ritiene che la Chiesa debba in qualche modo influenzare la coscienza politica dei cittadini? Se il cittadino ritiene di essere cristiano, deve per forza sentire la voce della Chiesa, se non si ritiene cristiano è un’altra cosa. Questo è stato ad esempio l’attrito del medioevo: chi è il primo nella società, il Papa o l’Imperatore? Politicamente primo è l’Imperatore, ma in coscienza l’Imperatore era cristiano, per cui stava sotto il Papa. 
I Vangeli Apocrifi sono scritti che la Chiesa non accetta, in quanto li considera non ispirati da Dio. Nel Protovangelo di Giacomo e nello Pseudo-Matteo, posteriori di circa 300 anni alla morte di Gesù, è scritto che i genitori di Maria erano Anna e Gioacchino:  come ha fatto la Chiesa a stabilire ciò che era vero o falso su quanto riportato dagli apocrifi, tenendo anche presente che nessun documento antecedente riporta i nomi dei genitori di Maria? Se tu leggessi la chiusura del Vangelo di Giovanni, ad un certo punto dice che “ci sono altre cose da dire che non sono state scritte, queste le abbiamo scritte perché voi crediate in Gesù, quello che era ritenuto più guidato dallo Spirito Santo per la conversione”. Tante altre cose sono state trasmesse per tradizione. A Nazareth, come in altre comunità, c’erano i c.d. parenti di Gesù, quelli cioè che discendevano dalla parentela di Giuseppe e Maria, che si sono trasmessi dei fatti, per cui non è da escludere che ad un certo punto gli estensori degli scritti apocrifi si siano rifatti alle tradizioni. 
Secondo quanto scritto da Luca, sembrerebbe che la nascita di Gesù sia avvenuta in primavera o in autunno, in quanto, data la fredda temperatura, il bestiame non avrebbe potuto essere all'aperto. Ciò è avvalorato anche dal fatto che, fino al 4° secolo, non si faceva nessun riferimento ad una nascita avvenuta in inverno. Gesù è nato d'inverno o in primavera? Prima cosa. I primi cristiani ci tenevano a festeggiare la Pasqua, la resurrezione di Gesù. Seconda cosa. Secondo la tradizione, la nascita di Gesù ha seguito la sostituzione del Sol Invictus, la festa della nascita del Sole. Pochi anni fa, però, uno studioso ebreo ha trovato delle tavole di turni dei vari sacerdoti al Tempio. Nel Vangelo di Luca è scritto che Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, era stato servito secondo quella classe lì, quella famiglia dei discendenti di Levi, e si sono trovate le indicazioni di questi turni. Stando a quei fatti, Zaccaria ritorna a Karim, sua moglie Elisabetta concepisce un bambino sei mesi dopo l’annuncio dell’Angelo a Maria. Se facciamo il conto di quel turno, in realtà Maria ha avuto la visita dell’Angelo a marzo, e nove mesi dopo è dicembre. 
Perchè Maria, pur essendo stata avvertita dall'Angelo Gabriele che avrebbe partorito il Messia, non comprende le parole di Gesù che afferma: ”Non sapevate che io mi devo occupare di quanto riguarda mio Padre?”    (episodio di Gesù fra i dottori nel Tempio). Quando il divino diventa normale, ci si dimentica, per cui ci possono essere queste espressioni strane. 
Cosa ne pensa della teoria evoluzionistica di Darwin? Se l’evoluzionismo è mitigato da un autore della natura, che è Dio, non ci sono problemi. 
Matteo 16,13-19.  Gesù chiede ai discepoli chi Egli fosse, e Pietro risponde: ”Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente”. Gesù: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli: e qualunque cosa avrai sciolta sulla terra, sarà sciolta anche nei Cieli”. Poco più avanti, però (versetti 21-23), Gesù dice, rivolto a Pietro: “Va lontano da me, Satana! Tu mi sei di scandalo...”. Non è un controsenso con quanto detto prima? Io posso essere Santo, e fra cinque minuti posso peccare. Pietro sta ancora camminando verso la piena scelta di Cristo, per cui la sua mentalità umana ancora non accetta la via della sofferenza e della croce. Per l’ebreo la croce era maledizione, ecco perché Pietro in quel momento ancora non capiva. 
Nell'enciclica Rerum Novarum, emanata da Papa Leone XIII nel 1891, è scritto che la proprietà privata è diritto di natura. A parte il fatto che Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso con in “proprietà” solo delle tuniche di pelle, come si giustifica ciò se, in Matteo 6,19, Gesù afferma:”Non vogliate accumulare tesori sulla terra...”? Tre cose. L’intero universo viene affidato a tutta l’umanità, non al singolo. Seconda cosa. E’ giusto che chi opera una trasformazione ne goda anche dei frutti, diritto del suo lavoro, il che non vuol dire godimento esclusivo. Terza cosa. Proprio perché non ci si deve legare in modo morbosamente esclusivo ai beni della terra, che Gesù dice di non accumulare tesori sulla terra, perché ci sono cose più importanti. Ricordo la risposta data a Satana nella tentazione “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce…”: ci sono anche i valori spirituali. La pancia piena non fa più credere che esiste Dio. 

Lettera ai Romani, 13,2: ”Chi si oppone all'autorità resiste all'ordine stabilito da Dio…”. Come mai allora la Chiesa è contro la guerra, voluta da una “autorità”? Non tutte le decisioni dell’autorità sono in coscienza, l’autorità deve essere saggia e rispettare la libertà della coscienza dei singoli, per cui la Chiesa si oppone sia perché non c’è saggezza, sia perché certe cose si possono risolvere in altri modi. 
Matteo 3,11-14. Io vi battezzo con acqua, ma colui che viene dopo di me, è più forte di me... vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco...giunse Gesù dalla Galilea ... per essere da lui (dal Battista) battezzato. E Giovanni si opponeva dicendo:”Sono io che devo essere battezzato da te. Matteo 11,2. Or Giovanni, mentre era in prigione... mandò a dirgli (a Gesù) per mezzo dei suoi discepoli: ”Sei tu colui che deve venire , o ne dobbiamo aspettare un altro”?Poichè il Battista aveva riconosciuto in Gesù il Messia, perchè dopo il pranzo con i pubblicani ha dei dubbi al riguardo?Non è dopo il pranzo con i pubblicani che Giovanni Battista si chiede e fa chiedere se Lui, Gesù, fosse il Messia atteso, ma dal carcere di Macheronte, sentendo parlare di tutto quello che faceva Gesù, e comprendendo la delusione dei suoi discepoli, manda a chiedere a Gesù se fosse Lui l’Atteso. Gesù risponde attraverso i discepoli del Battista al prigioniero: “Vedete quel che dico (un messaggio nuovo di liberazione) e compio (una libertà operata da Dio che ama gli ultimi, e tutte le malattie sono il segno dell’essere in quel momento ultimi e bisognosi di tutto)”. A queste affermazioni il Battista, in carcere per la difesa della Verità, arriva alla sua logica conclusione: “E’ necessario che Gesù sempre più si affermi ed io mi metta da parte”. Quale lezione per l’uomo di oggi. 
Ha uguale valore rivolgersi nelle preghiere a Gesù o ai Santi? Non è uguale pregare i Santi o Gesù. Gesù è Dio, i Santi sono nostri amici e protettori. Le grazie e i miracoli li fa Gesù, non i Santi. Non bisogna fare come quella donna che dopo tante inascoltate preghiere per la salute del figlio rivolte a S. Antonio, va da Gesù e gli dice: “Gesù, dici a S. Antonio di farmi la grazia”. Così il “Padrone” lo abbiamo declassato a “Servo”, e i servi a padroni. Vedi l’indagine di poco tempo fa: primo classificato Padre Pio, al 5° Gesù.  
Luca 23,43: “In verità ti dico: oggi sarai in Paradiso con me”. Dal momento che i  più antichi manoscritti del Nuovo Testamento non contenevano segni di interpunzione,  perchè si è stabilito di mettere i due punti dopo “ti dico”, e non la virgola dopo “oggi”, che avrebbe cambiato il senso delle parole dette da Gesù al buon ladrone? I singoli testi antichi, a qualsiasi cultura appartengano, hanno avuto l’interpretazione immediata dei maestri o degli autori, per cui è stato chiaro che si trattava di quello. Poi, se leggiamo in modo non fazioso quella frase, sarebbe stato assurdo dire, a uno che muore, “un giorno” sarai in Paradiso. Mettere la virgola dopo oggi, sarebbe stato falsare quello che Gesù stava dicendo. 
Salmo 37,29: ”I giusti possederanno la terra e vi faranno perenne dimora”. Ciò contrasta con la visione ultraterrena di un regno di beatitudine, professato invece dai cattolici: cosa accade quindi dopo la morte? La parola di Dio ha avuto una evoluzione tenendo presente l’uomo. Cosa desiderava l’uomo: gli animali per potersi cibare, la terra da coltivare ed averne e goderne il prodotto. Quando è venuto Gesù, ma anche i Profeti, molto spesso ne parlavano…dopo la morte c’è un andare vicino a Dio. Se noi coltiviamo il terreno che ci dà tanta soddisfazione, quanto più ci darà quello che è il benessere spirituale? 
In Esodo 3,6, Dio dice a Mosè:”Io sono Iddio di tuo padre, Iddio di Abramo, Iddio d'Isacco, Iddio di Giacobbe!”. Parla al presente, non al passato. Questo legittima a pensare che dopo la morte lei rimarrà don Salvatore? Gesù lo ripete nel Vangelo, il nostro è il Dio dei vivi, non possiamo pensare ad un annullamento, fra mille anni sarai quello che sei. 

In Giovanni 11,23-25, Gesù dice a Marta, sorella di Lazzaro: ”Tuo fratello risorgerà. Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se morto, vivrà”. Dal momento che la morte è la punizione che Dio ha inflitto all'uomo per aver disubbidito ai suoi ordini, non accettarla equivale a peccare perchè non si accetta la volontà di Dio. Se questo è il volere di Dio, cioè il vedere la morte un evento che permette di essere ammesso alla Sua presenza, non si commette peccato nel non voler accettare la morte delle persone a noi care o la propria? Si potrebbe rispondere che anche Maria piangeva la morte del Figlio, ma questo nulla toglierebbe al significato biblico della morte; anche Pietro rinnegò Gesù, ma nessuno direbbe che si sia comportato correttamente.  Il soffrire per la morte non è qualcosa di negativo, perché è una sofferenza alla quale ci si sottopone. 
La sofferenza però fa perdere di vista la dignità… Dipende da quello che noi intendiamo per nostra e altrui dignità. Abbiamo avuto l’esperienza di Giovanni Paolo II, che ha reso pubblica la sua sofferenza…cosa c’è stato di più vero di quello! Non dobbiamo vergognarci di ammalarci, e dobbiamo saper amare la malattia del fratello, stargli vicino. Sono cose che noi cerchiamo di esorcizzare. 
Pregare per i defunti equivale avvicinarli alla grazia di Dio. Cosa accadrebbe se si pregasse per qualcuno andato nell'Inferno? La risposta sta nella domanda. Chi è all’Inferno, non ha bisogno delle nostre preghiere, tuttavia nessuno di noi con certezza sa chi sta all’Inferno, a parte i diavoli. Diceva San Paolo a proposito di una iniziativa messa in atto in una comunità a Corinto, “a me non interessa tanto il beneficio che ne viene alla comunità, quanto l’aver fatto crescere voi nell’attenzione verso gli altri”. 
Cosa attende dopo la morte chi non crede nel Dio dei cattolici, ma crede in un altro Dio? Dio è il papà di tutti. Quelli che non l’hanno conosciuto sono sempre figli suoi. Ad un papà interessa poco che un figlio lo chiami con il nome di Dio o con un altro nome, a meno che io non abbia rinunciato per comodo mio a quella religione. 
Quando verrà l’Anticristo? C’è già l’Anticristo, in tutti quelli che professano il disprezzo dell’uomo e della verità. 
Scrive padre Giulio Girardi: ”Le convergenze tra marxismo e cristianesimo, per quanto delicate da determinare, esistono e sono profonde”. Punto comune: l’umanesimo. Continua Girardi: “Marxismo e cristianesimo intendono essere, nella crisi di verità e di valori che attraversa la nostra epoca, visioni unitarie e integrali del mondo, capaci di immettere nella vita quotidiana una carica ideale, di recare agli uomini un messaggio di speranza”. E’ d’accordo? Io direi una cosa attraverso due immagini. Non so se ti è capitato di vedere un museo delle cere:  una cosa è vedere un personaggio fatto di cera, altra cosa è vederlo vivo. L’immagine di cera dice la verità su quell’uomo, ma non dice tutto perché non racconta la vita. Il marxismo ama l’uomo, ma gli impedisce di conoscere quello lo fa uomo, cioè lo spirituale. Il marxismo ha preso dal cristianesimo, Marx aveva tutti gli elementi fondamentali, anche se non li riconosceva…la sua società era cristiana. Nel rigettare gli errori della società di allora, ha rigettato tutto il cristianesimo: i diritti del debole, dell’oppresso, sono elementi essenziali del cristianesimo. L’Occidente ha tolto per i soldi l’anima all’uomo, il marxismo l’ha tolta per la filosofia. 
Le è dispiaciuto lasciare Palagiano? Meglio non rispondere a questa domanda. 
La cancello? Puoi scrivere: meglio non rispondere, si capisce tutto.  Abbiamo aperto questa intervista con le parole di un suo attuale parrocchiano. Vediamo quale sia il ricordo lasciato da don Salvatore in una delle sue “vecchie” parrocchiane più devote ed affezionate, Maria Grazia Mellone (è una sorpresa, sicuramente gradita, perché don Salvatore non ne è stato informato). Ho detto a Maria Grazia che avrei un po’ ridotto quanto da lei scritto, ma le sue parole sono così belle, piene di amore, di affetto e di ammirazione, che le riporto integralmente. “Ha nel suo piatto una bistecca al termine di una lunga e faticosa giornata di lavoro, una bambina desidera mangiare proprio quella bistecca per condividerla, e lui con tanta gioia glie la imbocca, mangiandone solo due pezzettini. Il suo cuore sazio d’amore e della gioia d’aver donato, alla fine sazia anche lo stomaco vuoto, tanto da non sentire più nemmeno il bisogno di un’altra bistecca. Questo è don Salvatore: l’uomo e il sacerdote che ogni giorno spezza e condivide con i fratelli il pane della vita, facendosi compagno (dal latino cum e panis, colui che mangia lo stesso pane) di strada di ogni persona che incontra lungo il suo cammino: in ogni momento ha una parola, un gesto per ciascuno, ha sempre le braccia aperte per accogliere e, con il calore della sua umanità, ci fa sentire la Paternità di Dio. Mi ha sempre insegnato il senso del dovere, della giustizia, della solidarietà,  (anche se io non mi sento per niente all’altezza di questo insegnamento!), mi ha insegnato a tenere la schiena dritta in tutte le situazioni, ed a volare alto con la forza degli ideali. E questo non solo a me, ma a chissà quanti altri! Per una volta voglio dirlo pubblicamente (sapendo già di fargli fare la faccia rossa), prendo in prestito la penna di Pinuccio, così incisiva, che sa scavare in profondità nella realtà e nei cuori cogliendo le verità più profonde, per dire a don Salvatore: “Grazie perché ci sei, nella nostra, nelle nostre comunità, e perché sei il padre spirituale, perché con noi e per noi sei il sacerdote, il fratello, l’amico che ci guida lungo il sentiero della vita”. Solo una battuta: cara Maria Grazia, anche senza specificare l’etimologia di “compagno”, non avremmo frainteso, e gli avremmo dato lo stesso tuo significato!  

Giuseppe Favale