Sezione per sezione, i dati definitivi di Camera e Senato
Su scala nazionale, alla Camera il PD perde il 12.13%, il PDL il 25.25%. Al Senato, il PD perde il 10.58%, il PDL il 25.02%.
In Provincia di Taranto, alla Camera il PD cala del 13.39%, il PDL del 13.45%. Al Senato il PD cala del 12.07%, il PDL del 12.45%.
A Palagiano, alla Camera il PD perde il 14.32%, il PDL il 14.04%. Al Senato il PD perde il 12.36%, il PDL il 13.33%.
Praticamente, mazziati “alle due di notte”, come dice una mia amica.
Il M5S ottiene, a Palagiano, alla Camera il 29.76%, al Senato il 28.33%.
Ragioniamo sul dato palagianese. Sia alla Camera che al Senato, PD e PDL perdono con percentuali simili. Stesso discorso confrontando il dato locale con quello provinciale, con discostamenti non molto significativi. Quello che invece emerge, è che il M5S diventa il primo Partito, sia alla Camera che al Senato.
Rispetto al dato nazionale, i grillini rafforzano la loro posizione, il PD flette in modo significativo, mentre il PDL aumenta sia rispetto alla Camera, che al Senato.
Risulta evidente che PD e PDL, per una corretta analisi del voto, non potrebbero far riferimento ai rapporti esterni al locale, perché in questo modo non evidenzierebbero cosa, nei loro Partiti, non abbia funzionato. E’ infatti dall’analisi del voto locale, che si dovrebbe partire, procedendo via via fino a quello nazionale, e non viceversa. Il PDL sconta la rottura, evidente sin da subito dopo le amministrative del 2012, tra i due big di riferimento, esplosa in modo plateale durante un recente Consiglio comunale, con accuse reciproche. E’ questa spaccatura che ha influito sull’esito negativo del voto, unitamente ad azioni amministrative, che hanno registrato diversità di vedute e di analisi fra i due gruppi. Il PD paga invece per una conduzione amministrativa non proprio brillante, con relativa mancanza di leader politici di riferimento. Si badi bene, sarebbe miopia ricondurre il tutto alle ultime vicende che lo hanno attraversato, con la revoca della delega assessorile a Maria Grazia Mellone, perché il segnale di stasi è comparso sin da subito, con entrate e uscite proprie degli ultimi mesi di un mandato amministrativo, e non del suo inizio. Il dato che accomuna quindi, i due Partiti, è una forte flessione per contrasti interni, più evidenti nel PDL, ma sempre con riferimento alla gestione della cosa pubblica. E’ da qui che dovrebbero partire, con chiarimenti che si prevedono né facili né immediati.
Per quanto si sappia, infine, il M5S cittadino non ha un leader di riferimento. Certo, ci sono stati politici di lungo, medio e breve corso, che l’hanno sostenuto, ma senza però prenderne saldamente le redini. La corsa per la leadership è aperta, con tutte le peculiarità proprie di un voto di protesta. Si prevede quindi una corsa pionieristica verso la terra promessa, che non condurrà a verdi pianure, ma alla valle di Elah.
La speranza, per gli sconfitti, è che non si ritorni allo stantio “andare fra la gente”, utile solo a risollevare il morale, ma che si proceda ad un serio rinnovamento, dove le “idee”, e non il dato anagrafico o la durata della militanza politica, dovrebbero avere concreta cittadinanza. Solo dopo aver fatto chiarezza al proprio interno, e non prima, si potrebbe tentare di ridurre la distanza tra gli oscuri meandri del potere, e le reali esigenze dei cittadini. E degli elettori.
Giuseppe Favale