San Rocco è riconosciuto ufficialmente come protettore di Palagiano dal 1853.

            Nella chiesa dell’Annunziata, entrando, a destra, vi è un altare, a lui dedicato, su cui è posta la nicchia con la statua del Santo col caratteristico abito da pellegrino, con l’indice della mano sinistra che indica il segno della peste, da cui fu colpito e il cane che lo soccorse, durante i giorni della malattia. Sulla nicchia è posta la dedica: “Et eris in peste patronus” (“E sarà il protettore della peste”).Credo che la scelta a protettore del nostro paese, di S. Rocco, sia avvenuta, proprio per la fama goduta dal Santo, di essere il soccorritore e il guaritore dei colpiti dalla peste e dei malati afflitti da altri malanni.Durante la sua vita terrena erano frequenti le pestilenze che colpivano le popolazioni europee e Rocco, già da giovane, frequentava gli ospedali della sua città dove, oltre all’assistenza, distribuiva elemosine.In occasione della sua venuta in Italia, per visitare Roma, s’imbattè nei malati di peste, ad Acquapendente, e non esitò a rimandare il suo viaggio per Roma, per curare i malati, segnandoli col segno della Croce e guarendoli.Quando giunse a Roma, ormai la fama della sua santità si era sparsa per tutta l’Italia.Non abbiamo notizie sulla sua presenza in Puglia o nell’Italia Meridionale, ma la fama di taumaturgo, giunta anche nel sud della nostra Italia spinse molti paesi, tra cui il nostro, a indicarlo come loro protettore.In una delle sue biografie si legge, che dopo aver visitato i luoghi santi a Roma, «…va a trouver le responsable de la Sacrèe Pènitencerie qui lui confère le sacrement du pardon…» («…va a trovare il responsabile della penitenzieria che gli conferisce il sacramento del perdono…»). Si reca poi a visitare il papa Urbano V, rientrato da Avignone, il 16 ottobre 1367.«…Lorsque Roch s’avance … devant le Pasteur universel de l’église, celui-ci, plein d’admiration, lui dit: “Il me semble que tu viens du paradis”…» («…Quando Rocco si avvicina al Pastore universale della chiesa, questi, pieno di ammirazione, gli dice: “Mi sembra che tu venga dal paradiso”…»).S. Rocco invocato da tutti durante le epidemie, venne sicuramente invocato negli anni del colera che imperversò nelle nostre regioni e, nel nostro paese, nel 1800, come negli anni della epidemia di “Spagnola” che causò molti lutti. 

Fonte: Memoria storica del nostro ‘900, di Michele Orsini 

 

Fino alla II Guerra Mondiale, Palagiano ebbe attiva solo la Parrocchia dell’Annunziata, a cui si affiancavano: la “Confraternita di Maria del Monte Carmelo”, già operante dal 1734, e la “Confraternita del SS. Sacramento”, operante dal 1777.Prima dell’attuale chiesa, nel Rione Terra, dove oggi è la macelleria di Pansini, si ricorda l’esistenza di una chiesa; si notano ancora oggi alcune basi di colonne che appartenevano alla vecchia struttura.Un’altra piccola chiesa era all’inizio di via Mameli, sempre nel Rione Terra, comprendeva i locali a sinistra, dell’attuale sezione Combattenti.La Chiesa dell’Annunziata venne fatta costruire su deliberazione del «Decurionato di Palagiano del 19 giugno 1768 per un corrispettivo di 3170 ducati sindaco, il magnifico dottor fisico don Giovanni Ghironni … Signor Arciprete don Francesco Cervellera, don Francesco del quondam Giovanni Pantaleo…».La costruzione della nuova chiesa, oltre che per l’aumento della popolazione, doveva essere necessaria per le condizioni pessime, in cui si trovava la struttura, già dalla prima metà del 1600.Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, la Parrocchia dell’Annunziata fu guidata dall’arciprete Salvatore Bottari che la resse fino al 1920, coadiuvato dai sacerdoti: Pasquale e Ippazio Masella e Luigi Balestra.Dopo la I Guerra Mondiale, la Parrocchia fu affidata a Don Giovanni Masella, da Palagiano; questi, come il precedente, ebbe un lungo periodo di parrocato iniziato nel 1920 e terminato nel 1961.Alla morte di Don Giovanni Masella la Parrocchia fu affidata a Don Leonardo Ventura da Palagiano che la resse dal 1961 al 20 marzo 1976. Alla sua morte la Parrocchia fu affidata a Don Giovanni Pulignano da Massafra.La chiesa, di Stile Barocco, delle Maestranze, si presenta con un’unica navata e un’abside ovale, di buona fattura, al centro della quale vi è un enorme quadro che rappresenta l’Annunciazione. Si notano, nella parte alta della navata, ampie finestre attualmente con vetri policromi, originariamente, chiari. Sulla fiancata sinistra interna della navata, verso l’abside, si nota un organo a canne azionato elettricamente, anticamente funzionava con due mantici, a mano. Sulla stessa fiancata vi era il pulpito per i predicatori, molto frequenti nel periodo quaresimale, fu demolito e mai più ripristinato.Con l’avvento del Concilio Vaticano II, con l’istituzione della “Mensa Eucaristica” di fronte ai fedeli, l’altare originario, di Stile Barocco, fu demolito insieme alla balaustra in ferro battuto, opera delle maestranze locali.Anche il coro esistente, nell’abside, fatto costruire dai principi Palomba, dei quali si nota lo stemma sul lato sinistro, fu tagliato nella parte centrale per far posto al Tabernacolo.Negli anni ’70 fu asportato il pavimento originario, costruito con mattoni di cemento decorati, in seguito alle opere di rimozione delle sepolture esistenti nella parte sottostante, fu sostituito con l’attuale, di granito.

Nella parte esterna della chiesa, si notano, a sinistra e a destra due strutture, leggermente rientranti rispetto alla facciata centrale; quella di sinistra fu la sede della Confraternita del Carmelo, quella di destra, sede della Confraternita del SS. Sacramento, è tuttora funzionante.

 

  Fonte: Memoria storica del nostro ‘900, di Michele Orsini 

   Fonte Foto: “Palagiano tra saperi e sapori”, Circolo Didattico Giovanni XXIII.