
E’ nata una stella! Judy Garland, però, non centra niente. L’astro in oggetto, una “maschera” indigena, è Carmine Castiglia, per tutti “psciudd”. Si credeva di conoscere tutto di lui, ma inaspettatamente, lo si ritrova a sipario alzato, nelle vesti del Dott. Pisciullo, durante la commedia “Lu Prcgghjon” (Il Tarlo), del Dott. Orazio Catucci, regia della Prof.ssa Tonia Favale, rappresentata poche sere fa. La verve del Figaro in pensione, è quella di sempre, spontanea e simpaticamente aggressiva, come anche la sua funambolica padronanza della scena.
Volendo azzardare un paragone, ci troviamo di fronte ad una Imma Casamassima con i pantaloni, personaggi che sulla scena interpretano loro stessi. Appropriata la definizione che Catucci dà di Castiglia, “attore sia nella vita, che sul palcoscenico”. La maggior parte degli interpreti fanno parte dell’associazione di volontariato “La Misericordia”. La commedia è ambientata negli anni ’50, a Palagiano, filo conduttore è la figura di un notaio, Don Rocco Sorgiano, che ritorna nel suo paese d’origine dopo una lunga permanenza in Australia, dove aveva curato il patrimonio della moglie. Qui cerca di riprendere la conduzione della sua proprietà, che suo padre aveva affidato ad un fedele fattore. Si imbatte però in due personaggi alquanto singolari, i cugini Pasquale e Cosimo, che invadono subito la scena. Il notaio lamenta una gestione un po’ allegra della sua proprietà, ma i due accampano una sequela di scuse, per la perdita dei prodotti, e della loro mancata rimunerazione. Giunge intanto, inaspettata e sperata, la morte del nonno dei due cugini, gran frequentatori di donne e taverne. La lettura del testamento non dà però il risultato sperato, con un colpo di scena che sconvolge i sogni e i desiderata dei due. In definitiva, si è trattato di un buon inizio per il gruppo “Attori per caso” (fuscènn è scappann), sperando che proseguino sulla strada intrapresa.
Giuseppe Favale
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