In questi giorni credo che un po’ tutti quanti si siano cimentati con la pratica dell’analisi del voto. È come quando gioca la Nazionale di calcio, tutti quanti pronti ad interpretare gli errori commessi dal ct, anche chi un calcio al pallone non lo ha mai dato in vita sua.
Poi ci sono tutti i diretti interessati che gongolano nell’esercizio demagogico di sovrastimare l’entità della propria vittoria, nel dimostrare quanto in fondo non si sia veramente perso o, se si è andati proprio male, quanto si siano pagate le colpe di altri.
Io non mi cimenterò in questo gioco per certi aspetti perverso, ma non mi asterrò da fare qualche piccola considerazione e dall’infliggervi la mia parte di noiose valutazioni.
Credo sinceramente che la cosa più coraggiosa che possa fare un politico sia ammettere i propri errori e le proprie responsabilità.
Proprio per questa ragione non trovo molto credibile chi, a partire da questo portale, attribuisca le proprie sconfitte personali o politiche, alle scelte di altri.
Ritengo nello specifico che sostenere che il Partito Democratico abbia consumato, sull’altare mediatico di questa campagna elettorale, il particidio dei propri antecedenti “comunisti” oltre all’incestuoso accoppiamento con la grande “mamma” D.C. equivalga a commettere una semplificazione troppa grande e a cadere nell’errore, già così diffuso nelle interpretazioni dei fenomeni della contemporaneità, di invertire la giusta successione di Causa ed effetto.
Credo sinceramente che tale atteggiamento sia, innanzitutto, irrispettoso dell’intelligenza degli Italiani e dei concittadini palagianesi che hanno espresso democraticamente il proprio voto e, in secondo luogo, sono saldamente convinto che liquidare tutti noi, elettori di sinistra che abbiamo optato per il P.D., come affetti dalla sindrome di Edipo, negando ciò che altrimenti appare così trasparente, sia un gioco tanto pericoloso quanto irresponsabile.
Cercherò di spiegarmi meglio; ancora una volta questa campagna elettorale ha evidenziato lo scollamento tra le necessità contingenti della gente e le prospettive della classe dirigente politica.
Anche il Partito Democratico, che ha rappresentato l’unico punto di discontinuità rispetto a questo diffuso atteggiamento, ha pagato lo scotto inevitabile del giudizio negativo che, evidentemente, ancora grava rispetto al passato Governo Prodi e di un mancato scatto di reni che, invece, avrebbe dovuto compiere nella scelta più condivisa e responsabile delle candidature.
Resta il fatto che un risultato positivo nella direzione della semplificazione della politica è stato conseguito e di questo si deve ringraziare Walter Veltroni e la sua scelta di “correre da solo”.
È un merito che, conti alla mano, gli hanno già riconosciuto tanti elettori di sinistra, molti che magari neanche non si rivedono nel progetto politico del P.D. ma che, meglio di tanti politici di professione, hanno saputo valutare l’opportunità di una scelta e l’inconsistenza di un progetto alternativo credibile.
Ai tanti compagni che in questi giorni mi hanno sollecitato a proposito mi sento di dire, e chi mi conosce può sapere quanto questo mi costi, che bisognerebbe iniziare a ripensare e a valutare attentamente cosa voglia dire oggi essere o anche solamente considerarsi di SINISTRA.
Nello scrivere questo non penso minimamente che si debba rinunciare alla propria genealogia politica o rinnegare i propri percorsi personali ma che bisognerebbe, finalmente, sforzarsi di capire da sinistra quelle che sono le istanze della parte più grande della società e farne l’obiettivo del proprio agire politico.
Per questo motivo invito tutti gli amici e i compagni, anche quelli che hanno fatto una scelta di campo diversa dalla mia, a fare tutti insieme un po’ di autocritica per cercare di costruire politicamente un progetto riformista serio e moderno, con l’auspicio che chi di noi decida di continuare a fare politica possa farlo con più spirito di servizio e con meno volontà di far prevalere le proprie convinzioni a dispetto di quanto magari la società si aspetta.
Io ho deciso di fare questo e continuerò a farlo nel P.D. perché credo sia il luogo più consono, per il momento, in cui provare a cercare delle risposte.
Antonio Labalestra
Fonte: www.palagiano.net