Consegna delle Chiavi e Santa Messa, con video integrale
discorso del Sindaco di Palagiano Domiziano
Lasigna,
e omelia di S. E. Vescovo Sabino Iannuzzi, con sintesi testuale.
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                          Sintesi discorso del Sindaco di Palagiano, Domiziano Lasigna.

Eccellenza reverendissima, caro don Lorenzo, reverendi sacerdoti tutti, autorità civili e militari, cari componenti del comitato festa, amati concittadini, giunga a voi tutti il mio più caro saluto in questo giorno di festa. Con profonda emozione rinnovo il mio benvenuto a Lei, eccellenza, e a tutte le autorità intervenute perché in questo giorno, sentiamo ancora più forte l'onore e l'orgoglio di appartenere a questa comunità, e vi accogliamo come parte essenziale di essa. Siamo cresciuti insieme interrogandoci sul senso profondo dell'essere paese, del fare comunità.

Ci siamo affidati gli uni agli altri. Abbiamo percorso un cammino civile seguendo in qualche modo l'insegnamento di San Rocco, pellegrino di speranza in un mondo di pace. Ecco dunque il primo significato che amo attribuire alle Chiavi della nostra città, che oggi affidiamo al Santo Patrono. Speranza e pace. Dobbiamo essere cittadini costruttori di pace e portatori di speranza, in un mondo che fatica sempre di più a sperare, e per esserlo bisogna agire con consapevolezza e coraggio, talvolta andando controcorrente. Speranza e pace. La speranza non è un semplice attendere passivamente che le cose migliorino. È una forza creativa, è una scelta di resistenza contro la rassegnazione, perché sperare oggi significa opporsi al cinismo, non lasciarsi imprigionare dalla logica del nulla può cambiare, non lasciarsi spegnere dai giudizi preconfezionati dei soli titoli, o delle sole immagini propinatici dai social. Essere pellegrini di speranza significa riconoscere che la vita è un cammino, non è un possesso. 

Significa sapersi in viaggio, pronti ad andare oltre le paure, oltre i confini dell'abitudine. Pellegrino è chi non si lascia immobilizzare dal presente, ma si muove verso il futuro, portando con sé fiducia e possibilità. La pace non nasce spontaneamente, va coltivata con gesti concreti e quotidiani, si costruisce nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei rapporti tra popoli e culture. Allora, nel nome di San Rocco, possiamo immaginare un'azione, che diventa seme di futuro, quando scegliamo la speranza, anche quando il mondo ci dice che non ne vale la pena, quando lavoriamo per la pace, pur sapendo che è più faticosa della guerra, quando costruiamo identità aperte che non cancellano la diversità, ma la accolgono come dono.

                        Sintesi omelia S. E. Vescovo Sabino Iannuzzi.

Siamo riuniti qui come popolo di Dio, famiglia sempre in cammino, in un tempo giubilare, quello dell'Anno Santo, che Papa Francesco, a cui va la nostra grata memoria, ha voluto dedicare al delicato e significativo tema della speranza, ma soprattutto nell'invito a farci pellegrini di speranza, per viaggiare sempre con Cristo, che è la nostra unica salvezza. E San Rocco nella sua vita fu appunto un pellegrino, fu un viandante per le strade dell'Europa, dell'Italia, animato da una grande speranza e soprattutto dalla carità di Cristo. La vita è la testimonianza di San Rocco, proprio alla luce di quella parola di Dio che abbiamo ascoltato, ma avendo sullo sfondo la ricerca di un amore e di una pace dinanzi ad una esperienza nel nostro presente storico, laddove tutti siamo invitati a farci mendicanti d'amore e di pace.

Era nato in una famiglia agiata, comprese però subito che seguire Cristo significava farsi prossimo dei poveri e dei sofferenti. A 20 anni vendette tutti i suoi beni, e indossato il semplice abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma per pregare sulla tomba degli apostoli, nella semplicità, con un bastone, un mantello, un cappello, una borraccia, una conchiglia, quei segni tipici ed essenziali del viandante di Dio, sostenuto da due sole armi spirituali, la preghiera e l'amore, che furono la sua unica ed assoluta forza. San Rocco non fuggiva di fronte ai contagiati, come invece facevano tanti, ma li cercava per assisterli. Sempre la tradizione ci racconta che tracciando il segno della croce su di loro ed invocando la Santissima Trinità, questo giovane pellegrino ottenne da Dio molte guarigioni miracolose.

Possiamo quasi vedere allora realizzato in San Rocco, quelle parole che Gesù nella pagina del Vangelo di questa sera ci ha ricordato: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare. Ho avuto sete e mi avete dato da bere. Ero malato e mi avete visitato”. E nell'esperienza di questo pellegrinaggio di speranza da intraprendere, vorrei soffermarmi su un aspetto cruciale per il nostro tempo, quello della pace. Mai, come in questi giorni, questa semplice parola sta risuonando come un grido ed un appello, che anche noi questa sera qui da Palagiano, eleviamo. Abbiamo tutti negli occhi e nel cuore le notizie delle guerre e delle violenze attuali. Il conflitto tra Ucraina e Russia che da tempo semina distruzione e morte nel cuore dell'Europa. La tragedia senza fine in Terra Santa, l'orrore della disumanità nella striscia di Gaza, dove tantissimi innocenti, bambini, famiglie stanno soffrendo indicibili tormenti. Di fronte a questi scenari, come cristiani non possiamo restare indifferenti e né scoraggiati. 

Una pace disarmata, sì. Una pace che rifiuta le armi, la violenza, la logica dello scontro armato. Una pace disarmante, capace di togliere le armi anche agli altri, di sciogliere l'odio nei cuori. È questa la pace del Cristo risorto.